L’erede dell’erede non beneficia delle quote residue del bonus ristrutturazioni


Il coniuge superstite, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese agevolabili (Agenzia delle Entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 612)

La questione sottoposta all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda la trasferibilità mortis causa tra eredi delle quote residue del bonus ristrutturazioni.
Nella fattispecie, la moglie del contribuente ha ereditato, insieme ad altri coeredi, in seguito alla morte del padre, un immobile in relazione al quale il de cuius era titolare di detrazioni per spese relative ad interventi di recupero del patrimonio edilizio. Per effetto della successione, la moglie ha acquisito anche il diritto ad una quota delle detrazioni residue spettanti al de cuius, tenuto conto che l’immobile ereditato rimaneva nella disponibilità di tutti gli eredi, non essendo locato né occupato da alcun erede.
Relativamente alla quota parte del rateo annuale del 2019, la detrazione non è stata fruita dalla moglie in quanto fiscalmente a carico del contribuente per assenza di reddito, né è stata fruita da quest’ultimo.
A seguito della morte della moglie, il contribuente ha ereditato, insieme alla figlia, la quota di proprietà dell’immobile acquisito dalla stessa in eredità dal padre defunto.
Si chiede:
– se il contribuente possa beneficiare delle quote residue del bonus ristrutturazioni attribuite alla moglie;
– se nel computo della rata dell’anno in corso sia possibile considerare la detrazione non fruita nell’anno precedente;
– se il contribuente possa fruire anche della quota di detrazione spettante alla figlia fiscalmente a proprio carico, in quanto studentessa universitaria senza redditi.


Secondo la disciplina agevolativa del “bonus ristrutturazioni” in caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in caso di acquisizione dell’immobile per successione, le quote residue di detrazione si trasferiscono per intero esclusivamente all’erede o agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile. In sostanza, la detrazione compete a chi può disporre dell’immobile, a prescindere dalla circostanza che lo abbia adibito a propria abitazione principale.
Se la detenzione materiale e diretta dell’immobile è esercitata congiuntamente da più eredi, la detrazione è ripartita tra gli stessi in parti uguali.
La condizione della “detenzione materiale e diretta del bene” deve sussistere non solo per l’anno dell’accettazione dell’eredità, ma anche per ciascun anno per il quale il contribuente intenda fruire delle residue rate di detrazione.
In caso di vendita o di donazione da parte dell’erede che ha la detenzione materiale e diretta del bene, le quote residue della detrazione non fruite da questi non si trasferiscono all’acquirente/donatario neanche nell’ipotesi in cui la vendita o la donazione siano effettuate nel medesimo anno di accettazione dell’eredità.
Sulla base di tale principio, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in caso di decesso dell’erede che ha acquisito le quote di detrazione non fruite dal de cuius che ha sostenuto le spese agevolabili, le quote residue non si trasferiscano al successivo erede.
Pertanto, nel caso di specie, il contribuente, in qualità di erede, non può beneficiare delle quote residue della detrazione acquisite dalla moglie deceduta a seguito del decesso del padre che aveva sostenuto le spese.

Ultimi chiarimenti dal Fisco sul Cfp Sostegni


FornitI chiarimenti sul contributo a fondo perduto non spettante e su quello spettante ad una associazione (Agenzia delle Entrate – risposte 17 settembre 2021, n. 605 e 20 settembre 2021, n. 617).

L’avvocato, che partecipa in un’associazione professionale costituita ad aprile 2020, nel calcolo del contributo a fondo perduto del decreto Sostegni deve considerare, oltre al fatturato individuale, anche gli effetti dell’acquisizione della clientela proveniente dai professionisti che hanno costituito l’associazione, sia in relazione alle modalità di determinazione della soglia massima dei compensi, tenendo conto del fatturato generato dalla predetta clientela nella misura in cui sia stata trasferita nella gestione associata, sia per quanto riguarda la quantificazione della riduzione del fatturato, calcolando le medie dei periodi di riferimento avendo cura di considerare sia il fatturato dell’associazione sia quello dei clienti dei professionisti trasferiti allo studio associato.


Inoltre, il contribuente che ha percepito il contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni e che successivamente si accorge di non averne diritto e spontaneamente intende restituirlo non è soggetto a sanzioni ma al solo calcolo degli interessi.


Emergenza pandemica: trattamento fiscale dei contributi


Il Fisco fornisce alcuni chiarimenti sul trattamento fiscale degli “aiuti”, a livello statale e regionale, erogati durante e/o a causa dell’emergenza pandemica (Agenzia dell’entrate – Risposta n. 618 del 20 settembre 2021)

Non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) «i contributi e le indennità di qualsiasi natura erogati»:
a) in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (seppur diversi da quelli esistenti prima della medesima emergenza);
b) da chiunque erogati;
c) spettanti ai soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché ai lavoratori autonomi;
d) indipendentemente dalle modalità di fruizione e contabilizzazione.
Per quanto concerne la compilazione dei modelli dichiarativi, si rammenta che nella “Tabella codici aiuti di Stato” posta in calce alle istruzioni dei modelli REDDITI sono espressamente ricompresi:
Codice 20 – Contributo a fondo perduto i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica “Covid-19” Art. 25, D.L. n. 34/2020;
Codice 60 – Credito d’imposta canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda Art. 28 D.L. n. 34/2020;
Codice 58 – Credito d’imposta Commissioni per pagamenti elettronici Art. 22, D.L. n. 124/2019.

Superbonus: installazione di impianti solari fotovoltaici


In materia di Superbonus, forniti chiarimenti sull’installazione di impianti solari (Agenzia delle entrate – Risposta 20 settembre 2021, n. 614).

Nel caso di specie, il contribuente intende realizzare un intervento di riqualificazione energetica su un edificio unifamiliare detenuto in comodato d’uso registrato, rientrante nell’ambito di applicazione del superbonus previsto dall’articolo 119 del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 (decreto Rilancio).
In particolare, l’Istante vorrebbe realizzare come intervento “trainato” un impianto fotovoltaico “a servizio dell’abitazione con l’impianto e le relative apparecchiature realizzate all’interno dell’unità immobiliare sopra citata, mentre la posa dei soli pannelli solari,sulla falda del tetto dell’edificio adiacente all’edificio oggetto dell’intervento”, e del quale risulta essere “coopropietario”.
Ciò posto, chiede se è possibile beneficiare del Superbonus “per l’impianto con i pannelli solari installati sull’altra falda del tetto, come sopra indicato, a causa di disposizioni e regolamenti edilizi locali”.
Con riferimento alla possibilità di accedere al Superbonus in relazione alle spese per la realizzazione di un impianto fotovoltaico al servizio dell’abitazione, ma con pannelli solari installati sulla falda del tetto dell’edificio adiacente di cui il contribuente è comproprietario, l’Agenzia ritiene che – nel presupposto che sussistano tutti i requisiti previsti per la fruizione della normativa agevolativa e, in particolare, che venga effettivamente realizzato un intervento trainante sull’edificio che verrà servito dall’impianto fotovoltaico – l’Istante possa fruire del Superbonus per tale intervento anche quando l’installazione è effettuata su un edificio diverso da quello oggetto degli interventi agevolati su cui detiene la comproprietà dell’area necessaria all’installazione stessa.


Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta ACE


20 SETT 2021 Definite le modalità, i termini di presentazione e il contenuto della comunicazione per la fruizione del credito d’imposta e le modalità attuative per la cessione del credito e approvato il modello di “Comunicazione per la fruizione del credito d’imposta ACE” (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 17 settembre 2021, n. 238235)


 


I soggetti aventi i requisiti previsti dal Decreto per accedere al credito d’imposta in oggetto comunicano all’Agenzia delle entrate la variazione in aumento del capitale proprio nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020 rispetto a quello esistente alla chiusura del periodo d’imposta precedente, il rendimento nozionale calcolato sulla base dell’aliquota del 15 per cento ed il credito d’imposta calcolato applicando al rendimento nozionale le aliquote previste dagli articoli 11 e 77 del TUIR.
La Comunicazione ACE è inviata esclusivamente con modalità telematiche, direttamente dal beneficiario oppure avvalendosi di un soggetto incaricato della trasmissione delle dichiarazioni, mediante i canali telematici dell’Agenzia delle entrate, nel rispetto dei requisiti definiti dalle specifiche tecniche allegate al presente provvedimento. Eventuali aggiornamenti delle specifiche tecniche saranno pubblicati nell’apposita sezione del sito internet dell’Agenzia delle entrate e ne sarà data relativa comunicazione.
A seguito della presentazione della Comunicazione ACE è rilasciata, entro 5 giorni, una ricevuta che ne attesta la presa in carico, ovvero lo scarto, con l’indicazione delle relative motivazioni. La ricevuta viene messa a disposizione del soggetto che ha trasmesso la Comunicazione ACE, nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
La Comunicazione ACE può essere inviata dal 20 novembre 2021 fino alla scadenza del termine ordinario per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020. Per i soggetti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare tale termine cade l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo alla data indicata nel campo “Data fine periodo d’imposta” del modello di cui al punto La Comunicazione ACE può essere inviata con riferimento a uno o più incrementi di capitale proprio; in caso di incrementi successivi vanno presentate ulteriori Comunicazioni ACE distinte senza riportare gli incrementi indicati nelle Comunicazioni ACE già presentate.
Nello stesso periodo è possibile:
a) rettificare una Comunicazione ACE già inviata, inviando una nuova Comunicazione ACE che sostituisce integralmente quella precedentemente trasmessa. Restano validi gli utilizzi del credito d’imposta riconosciuto sulla base della Comunicazione ACE oggetto di rettifica, fino a concorrenza del minor importo tra il credito risultante dalla predetta Comunicazione ACE e quello risultante dalla Comunicazione ACE rettificativa;
b) presentare la rinuncia integrale al credito d’imposta precedentemente comunicato.
Al Centro Operativo Servizi Fiscali di Cagliari è demandata la competenza per gli adempimenti conseguenti alla gestione della Comunicazione ACE.
Entro trenta giorni dalla data di presentazione delle singole Comunicazioni ACE, l’Agenzia delle entrate comunica ai richiedenti il riconoscimento ovvero il diniego del credito d’imposta. Fermo restando quanto previsto nel periodo precedente, relativamente alle Comunicazioni ACE per le quali l’ammontare del credito d’imposta fruibile sia superiore a 150.000 euro il credito è utilizzabile in esito alle verifiche fatte. L’Agenzia delle entrate comunica l’autorizzazione all’utilizzo del credito d’imposta qualora non sussistano motivi ostativi.
Il credito d’imposta può essere utilizzato, previa comunicazione del riconoscimento del credito di cui al punto precedente, dal giorno successivo a quello di avvenuto versamento del conferimento in denaro o dal giorno successivo alla rinuncia o alla compensazione di crediti ovvero dal giorno successivo alla delibera dell’assemblea di destinare, in tutto o in parte, a riserva l’utile di esercizio.
Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione, oppure può essere chiesto a rimborso nella dichiarazione dei redditi nella quale il credito d’imposta va indicato. In alternativa, il credito può essere ceduto con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ed è usufruito dal cessionario con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.
Ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta:
a) il modello F24 è presentato esclusivamente tramite i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento;


b) nel caso in cui l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare massimo fruibile, anche tenendo conto di precedenti utilizzi, il relativo modello F24 è scartato. Lo scarto è comunicato al soggetto che ha trasmesso il modello F24 tramite apposita ricevuta consultabile nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate;
c) con successiva risoluzione sono impartite le istruzioni per la compilazione del modello F24.
La comunicazione della cessione del credito d’imposta avviene esclusivamente a cura del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
La comunicazione della cessione del credito può avvenire a decorrere dal momento in cui lo stesso risulta utilizzabile da parte del cedente.
Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione del credito ceduto utilizzando direttamente le funzionalità previste.
Dopo l’accettazione, alle stesse condizioni applicabili al cedente e nei limiti dell’importo ceduto, il cessionario utilizza il credito d’imposta con le stesse modalità previste per il soggetto cedente.
In alternativa all’utilizzo diretto, i cessionari possono ulteriormente cedere i crediti d’imposta ad altri soggetti.
La comunicazione dell’ulteriore cessione del credito avviene esclusivamente da parte del soggetto cedente con le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate.
Il successivo cessionario utilizza il credito d’imposta secondo le stesse modalità e condizioni applicabili al cedente, dopo l’accettazione della cessione da comunicare esclusivamente a cura dello stesso cessionario con le medesime funzionalità sopra descritte.


Cambio di destinazione d’uso a seguito di interventi di ristrutturazione ed ecobonus


Forniti chiarimenti sul cambio di destinazione d’uso unità abitativa a seguito di interventi di ristrutturazione ed ecobonus (Agenzia delle Entrate – Risposta 17 settembre 2021, n. 611).

Nel caso di specie, il contribuente intende effettuare interventi di recupero del patrimonio edilizio riconducibili all’articolo 16-bis,comma 1, lett. a) e seguenti, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) nonché interventi di efficientamento energetico di cui all’articolo 14, comma 1, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63, su un’unità immobiliare residenziale (categoria catastale A/3) che al termine degli interventi verrà adibita a studio professionale con contestuale variazione di destinazione d’uso.
Si rammenta che l’articolo 16-bis del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) disciplina una detrazione, ai fini dell’IRPEF, pari al 36 per cento delle spese sostenute, fino ad un ammontare massimo complessivo delle stesse pari a 48.000 euro per unità immobiliare effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi ivi indicati, nella maggiore misura del 50 per cento e con il limite di spesa di 96.000,00 euro per unità immobiliare per le spese sostenute tra il 26 giugno 2012 ed il 31 dicembre 2021. La detrazione è ripartita in 10 rate annuali di pari importo.
Ai fini della detrazione, gli interventi devono essere eseguiti su edifici residenziali o su parti di edifici residenziali di qualunque categoria catastale, anche rurale, esistenti. Sono pertanto esclusi gli interventi realizzati su edifici o su parti di edifici non residenziali.
A differenza della detrazione spettante ai sensi del citato articolo 16-bis del TUIR, l’ecobonus di cui all’art. 14 D.L. n. 63/2013, invece, si applica a tutti gli edifici esistenti, anche non “residenziali”.
Pertanto, l’Istante non potrà fruire della detrazione di cui al citato articolo 16-bis del TUIR atteso che l’immobile a seguito degli interventi non avrà una destinazione d’uso abitativa in quanto sarà adibito a studio professionale della moglie.
Sarà, invece, possibile fruire dell’ecobonus di cui al citato articolo 14 del decreto legge n. 63 del 2013 atteso che tale detrazione spetta anche per interventi realizzati su immobili non abitativi, nel rispetto di tutti i requisiti e adempimenti richiesti dalla normativa.

Bonus investimenti in beni strumentali: discipline sovrapposte


L’Agenzia delle Entrate ha risposto ai dubbi in materia di “credito d’imposta per investimenti in beni strumentali”, riguardanti il periodo d’imposta a partire dal quale è possibile compensare la prima rata del credito di imposta spettante, la sovrapponibilità della disciplina prevista dalla Legge di Bilancio 2020 con quella introdotta dalla Legge di Bilancio 2021, la cumulabilità del bonus con i contributi regionali (Agenzia delle Entrate – Risposte nn. 602, 603 e 604 del 17 settembre 2021).

A decorrere dal 1° gennaio 2020, la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Nazionale Impresa 4.0 è stata ridefinita con l’introduzione di un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi, parametrato al costo di acquisizione degli stessi, cd. “bonus investimenti in beni strumentali” (Legge di Bilancio 2020). Il “bonus”, infatti, ha sostituito le preesistenti agevolazioni “super ammortamento” e “iper ammortamento” riguardanti gli investimenti in beni strumentali in chiave 4.0, che restano applicabili, a determinate condizioni, agli investimenti in beni strumentali effettuati fino al 31 dicembre 2019.
In base al comma 185 della Legge di Bilancio 2020, il credito d’imposta spetta per gli investimenti effettuati nell’intervallo temporale che va dal 1° gennaio 2020 e fino al 31 dicembre 2020 (ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione).


Successivamente, la Legge di Bilancio 2021, ha esteso l’ambito temporale e rimodulato la disciplina del credito di imposta.
In particolare, in base al comma 1051 della Legge di Bilancio 2021, il credito d’imposta spetta per gli investimenti effettuati nell’intervallo temporale che va dal 16 novembre 2020 al 31 dicembre 2022 (o al 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione).


Tenuto conto dell’applicazione temporale delle suddette disposizioni, nel caso in cui gli investimenti eleggibili al credito d’imposta siano effettuati nell’intervallo di tempo che va dal 16 novembre 2020 al 30 giugno 2021, viene a verificarsi una parziale sovrapponibilità delle differenti regole (Legge di Bilancio 2020 e Legge di Bilancio 2021), in relazione agli investimenti aventi ad oggetto i beni materiali non 4.0, nonché ai beni ricompresi nell’allegato A e B annessi alla Legge n. 232 del 2016.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato che il coordinamento delle due discipline agevolative sul piano temporale deve avvenire distinguendo gli investimenti per i quali alla data del 15 novembre 2020 (vale a dire anteriormente alla decorrenza della disciplina della Legge di Bilancio 2021), si sia proceduto all’ordine vincolante e sia stato versato l’acconto del 20 per cento. In questo caso, gli investimenti agevolabili, sempre se effettuati (vale a dire completati) entro il 30 giugno 2021, restano incardinati nella disciplina della Legge di Bilancio 2020. Viceversa, rientrano nella disciplina recata dalla Legge di Bilancio 2021 gli investimenti effettuati a partire dal 16 novembre 2020.

Ultimi chiarimenti sul regime speciale impatriati


L’Agenzia delle Entrate con le risposte del 16 settembre 2021, nn. 594 e 596 ha fornito chiarimenti sull’accesso al regime speciale dei lavoratori impatriati per i controesodati e per i lavoratori che svolgono in Italia l’attività lavorativa in smart working per una società estera.

I controesodati, iscritti all’Aire alla data del 31 dicembre 2019 e che beneficiavano del regime speciale per lavoratori impatriati, possono esercitare l’’estensione temporale del beneficio fiscale a ulteriori cinque periodi di imposta, con tassazione del 50% del reddito imponibile.


Infatti, il regime agevolativo non contiene alcuna limitazione per coloro che abbiano trasferito la residenza fiscale in Italia prima del 30 aprile 2019 e che alla data del 31 dicembre 2019 già beneficiavano del regime speciale per lavoratori impatriati.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il cittadino italiano iscritto all’Aire, dipendente di una società statunitense, può usufruire del regime speciale per lavoratori impatriati se rientra in Italia continuando a svolgere l’attività in modalità smart working per la stessa azienda straniera.
In presenza di figlio/a minorenne, inoltre, è possibile continuare a beneficiare dello sconto fiscale per altri cinque anni con tassazione del reddito agevolato nella misura ridotta del 50%.


STP: crediti d’imposta Industria 4.0 e per gli investimenti nel Mezzogiorno


Forniti chiarimenti sul credito d’imposta Industria 4.0 e credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno per le società tra professionisti (Agenzia delle entrate – Risposta 16 settembre 2021, n. 600).

In relazione alla qualificazione del reddito prodotto dalle società tra professionisti, anche per le S.T.P. trovano conferma le previsioni di cui agli articoli 6, ultimo comma, e 81 del TUIR, per effetto delle quali il reddito complessivo delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, delle società e degli enti commerciali di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 73, comma 1, lettere a) e b), da qualsiasi fonte provenga, è considerato reddito di impresa. Ai fini della qualificazione del reddito prodotto dalle S.T.P., non assume alcuna rilevanza, pertanto, l’esercizio dell’attività professionale, risultando a tal fine determinante il fatto di operare in una veste giuridica societaria.
In funzione di ciò, la società, a fronte di un programma di investimenti in beni strumentali, possa beneficiare sia del credito d’imposta Industria 4.0 ex articolo 1, comma 1057 e seguenti, della legge n. 178 del 2020 sia del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno ex articolo 1, commi 98-108, della legge n. 208 del 2015, in quanto, destinatari di entrambe le agevolazioni sono, quindi, i soggetti titolari di reddito di impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta.
In relazione ai medesimi investimenti, è possibile cumulare i due benefici, a condizione che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto per l’investimento.


Immobili vista mare: il bonus facciate è ammesso


È possibile fruire del “bonus facciate” per lavori relativi ad un edificio situato in prossimità della costa che risulta visibile “solo dal mare” e non anche da vie, strade o suoli pubblici (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 settembre 2021, n. 595).

Il cd. “bonus facciate” prevede una detrazione del 90 per cento delle spese documentate sostenute negli 2020 e 2021 per interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti ubicati in zona A o B.
Il beneficio ha lo scopo di incentivare gli interventi edilizi, finalizzati al decoro urbano, rivolti a conservare l’organismo edilizio, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, in conformità allo strumento urbanistico generale ed ai relativi piani attuativi favorendo, altresì, lavori di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.
Ai fini dell’agevolazione, gli interventi devono essere:
– finalizzati al “recupero o restauro della facciata esterna;
– realizzati esclusivamente sulle “strutture opache della facciata, su balconi o su ornamenti e fregi”.
Nell’ipotesi in cui i lavori di rifacimento della facciata, ove non siano di sola pulitura o tinteggiatura esterna, riguardino interventi influenti dal punto di vista termico o interessino oltre il 10 per cento dell’intonaco della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, gli interventi devono soddisfare i requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici, e rispettare i valori limite della trasmittanza termica utile delle strutture componenti l’involucro edilizio.
L’Agenzia delle Entrate ha precisato, tra l’altro, che l’esplicito richiamo agli interventi realizzati esclusivamente sulle strutture opache della facciata, sui balconi, ornamenti e fregi, comporta che sono ammessi al “bonus facciate”, gli interventi sull’involucro “esterno visibile dell’edificio, vale a dire sia sulla parte anteriore, frontale e principale dell’edificio, sia sugli altri lati dello stabile (intero perimetro esterno)” e, in particolare, gli interventi sugli elementi della facciata costituenti esclusivamente la “struttura opaca verticale “.
Si tratta, a titolo esemplificativo, del consolidamento, del ripristino, del miglioramento e rinnovo dei predetti elementi costituenti la struttura opaca verticale della facciata stessa e della mera pulitura e tinteggiatura della superficie, del rinnovo degli elementi costitutivi dei balconi, degli ornamenti e dei fregi nonché dei lavori riconducibili al decoro urbano quali quelli riferiti alle grondaie, ai pluviali, ai parapetti, ai cornicioni e alla sistemazione di tutte le parti impiantistiche che insistono sulla parte opaca della facciata.
Una delle condizioni stabilite per accedere al “bonus facciate” è che la facciata sia visibile da vie, strade o suoli pubblici.
Pertanto, la detrazione non spetta per gli interventi effettuati sulle facciate interne dell’edificio, fatte salve quelle visibili dalla strada o da suolo ad uso pubblico, nonché per la sostituzione di vetrate, infissi, grate, portoni e cancelli.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nel caso di interventi agevolabili relativi ad un edificio situato in prossimità della costa che risulta visibile “solo dal mare” e non anche da vie, strade o suoli pubblici, le spese sono ammesse a fruire del “bonus facciate”.
Ciò in considerazione della finalità dell’agevolazione di ripristino e mantenimento del decoro urbano, oltre che dalla circostanza che detti lavori non ricadono nelle esclusioni riguardanti lavori su facciate interne di un edificio o su superfici confinanti con spazi interni.