Pubblicato il “Decreto Riaperture”


Pubblicato nella G.U. n. 96 del 22 aprile 2021 il D.L. 22 aprile 2021, 52 recante le misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19.

Ripristino della zona gialla e misure per contrastare l’emergenza sanitaria

Dal 26 aprile 2021 è ripristinata la zona gialla e sono conseguentemente consentiti gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome che si collocano nelle zone bianca e gialla.
Dal 1° maggio al 31 luglio 2021:
– trovano ancora applicazione le misure di contenimento previste dal D.P.C.M. 02 marzo 2021;
– le misure stabilite per la zona rossa si applicano anche nelle regioni e province autonome di Trento e Bolzano individuate con ordinanza del Ministro della salute, nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, sulla base dei dati validati dell’ultimo monitoraggio disponibile;
– i Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano possono disporre l’applicazione delle misure stabilite per la zona rossa, nonché ulteriori, motivate, misure più restrittive:
a) nelle province in cui l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti;
b) nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determina alto rischio di diffusività o induce malattia grave.

Spostamenti

Gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori collocati in zona arancione o rossa sono consentiti, oltre che per comprovate esigenze lavorative o per situazioni di necessità o per motivi di salute, nonché per il rientro ai propri residenza, domicilio o abitazione, anche ai soggetti muniti delle certificazioni verdi.
Dal 1° maggio al 15 giugno 2021, nella zona gialla e, in ambito comunale, nella zona arancione, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti adottati e nel limite di quattro persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minorenni sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. Tali misure non sono consentite nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa.

Scuola

Dal 26 aprile 2021 e fino alla conclusione dell’anno scolastico 2020-2021, è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia, dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nonché, almeno per il 50% della popolazione studentesca, delle attività scolastiche e didattiche della scuola secondaria di secondo grado. Tali disposizioni non possono essere derogate da provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei Sindaci. La predetta deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.


Dal 26 aprile 2021 e fino alla conclusione dell’anno scolastico 2020-2021, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica, affinché, nella zona rossa, sia garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50% e fino a un massimo del 75%, della popolazione studentesca e, nelle zone gialla e arancione, ad almeno il 70% e fino al 100% della popolazione studentesca. La restante parte della popolazione studentesca delle predette istituzioni scolastiche si avvale della didattica a distanza.


Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.


Dal 26 aprile 2021 e fino al 31 luglio 2021, nelle zone gialla e arancione, le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza secondo i piani di organizzazione della didattica e delle attività curricolari


predisposti nel rispetto di linee guida adottate dal Ministero dell’università e della ricerca. Nel medesimo periodo, nella zona rossa, i piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari possono prevedere lo svolgimento in presenza delle attività formative degli insegnamenti relativi al primo anno dei corsi di studio ovvero delle attività formative rivolte a classi con ridotto numero di studenti. Sull’intero territorio nazionale, i medesimi piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari prevedono, salva diversa valutazione delle università, lo svolgimento in presenza degli esami, delle prove e delle sedute di laurea, delle attività di orientamento e di tutorato, delle attività dei laboratori, nonché l’apertura delle biblioteche, delle sale lettura e delle sale studio, tenendo conto anche delle specifiche esigenze formative degli studenti con disabilità e degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento. Tali disposizioni si applicano, per quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, ferme restando le attività che devono necessariamente svolgersi in presenza, sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento che può acquisire il parere, per i Conservatori di Musica, del Comitato Territoriale di Coordinamento (CO.TE.CO.) e, per le Accademie e gli ISIA, della competente Conferenza dei Direttori, nonché alle attività delle altre istituzioni di alta formazione collegate alle università.

Ristorazione

Dal 26 aprile 2021, nella zona gialla sono consentite le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti e dei protocolli e delle linee guida adottati. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.
Dal 1° giugno, nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00, nel rispetto di protocolli e linee guida adottati.

Spettacoli aperti al pubblico

A decorrere dal 26 aprile 2021, in zona gialla, gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale. La capienza consentita non può essere superiore al 50% di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 1.000 per gli spettacoli all’aperto e a 500 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto di linee guida adottate.


Restano sospesi gli spettacoli aperti al pubblico quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni previste, nonché le attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati.


A decorrere dal 1° giugno 2021, in zona gialla, le suddette disposizioni si applicano anche agli eventi e alle competizioni di livello agonistico e riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e del Comitato italiano paralimpico (CIP), riguardanti gli sport individuali e di squadra, organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali. La capienza consentita non può essere superiore al 25% di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 1.000 per impianti all’aperto e a 500 per impianti al chiuso. Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida adottate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), sulla base di criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico.


Quando non è possibile assicurare il rispetto delle suddette condizioni, gli eventi e le competizioni sportive devono svolgersi senza la presenza di pubblico.


In zona gialla, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche dei siti e degli eventi all’aperto, può essere stabilito un diverso numero massimo di spettatori, nel rispetto dei principi fissati dal Comitato tecnico-scientifico, con linee guida idonee a prevenire o ridurre il rischio di contagio, adottate, per gli spettacoli all’aperto e, per gli eventi e le competizioni all’aperto.

Piscine, palestre e sport di squadra

A decorrere dal 15 maggio 2021 in zona gialla sono consentite le attività di piscine all’aperto in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
A decorrere dal 1° giugno 2021 in zona gialla sono consentite le attività di palestre in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
A decorrere dal 26 aprile 2021, in zona gialla, nel rispetto delle linee guida vigenti, è consentito lo svolgimento all’aperto di qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto. È comunque interdetto l’uso di spogliatoi.

Fiere, convegni e congressi

Dal 15 giugno 2021, in zona gialla, è consentito lo svolgimento in presenza di fiere, ferma restando la possibilità di svolgere, anche in data anteriore, attività preparatorie che non prevedono afflusso di pubblico. L’ingresso nel territorio nazionale per partecipare a fiere è comunque consentito, fermi restando gli obblighi previsti in relazione al territorio estero di provenienza. Con riferimento a particolari eventi, l’accesso potrebbe essere riservato soltanto ai soggetti in possesso delle certificazioni verdi COVID-19.
Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono altresì consentiti i convegni e i congressi.


Centri termali e parchi tematici e di divertimento

Dal 1° luglio 2021 sono consentite in zona gialla le attività dei centri termali. Resta ferma l’attività dei centri termali adibiti a presidio sanitario limitatamente all’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza e per le attività riabilitative e terapeutiche.
Sempre dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono consentite le attività dei parchi tematici e di divertimento.

Certificazioni verdi

Le certificazioni verdi Covid-19 sono rilasciate al fine di attestare una delle seguenti condizioni:
– avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo;
– avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2;
– effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2.
La certificazione verde Covid-19 per avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo, ha una validità di sei mesi a far data dal completamento del ciclo vaccinale ed è rilasciata, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura sanitaria ovvero dall’esercente la professione sanitaria che effettua la vaccinazione e contestualmente alla stessa, al termine del prescritto ciclo, e reca indicazione del numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’interessato. Contestualmente al rilascio, la predetta struttura sanitaria, ovvero il predetto esercente la professione sanitaria, anche per il tramite dei sistemi informativi regionali, provvede a rendere disponibile detta certificazione nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato.
La certificazione verde Covid-19 per avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2, ha una validità di sei mesi dall’avvenuta guarigione ed è rilasciata, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente affetto da COVID-19, ovvero, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, ed è resa disponibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato. Tale certificazione cessa di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, l’interessato venga identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2. Le certificazioni di guarigione rilasciate precedentemente al 23 aprile 2021 (data di entrata in vigore del presente decreto) sono valide per sei mesi a decorrere dalla data indicata nella certificazione, salvo che il soggetto venga nuovamente identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2.
La certificazione verde Covid-19 per effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2, ha una validità di quarantotto ore dall’esecuzione del test ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che svolgono i test molecolare e antigenico rapido, ovvero dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.
Coloro che abbiano già completato il ciclo di vaccinazione al 23 aprile 2021 (data di entrata in vigore del presente decreto), possono richiedere la certificazione verde COVID-19 alla struttura che ha erogato il trattamento sanitario ovvero alla Regione o alla Provincia autonoma in cui ha sede la struttura stessa.
Sono riconosciute come equivalenti e valide:
– le certificazioni verdi COVID-19 rilasciate in conformità al diritto vigente negli Stati membri dell’Unione europea;
– le certificazioni rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione europea e validate da uno Stato membro dell’Unione.

Proroga dello stato di emergenza e dei termini correlati

Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, è stato prorogato lo stato di emergenza, dal 30 aprile 2021 al 31 luglio 2021. Di conseguenza, anche termini i correlati con lo stato di emergenza sono prorogati fino al 31 luglio 2021.

Misure in materia di trasporto aereo di linea di passeggeri

In considerazione del protrarsi dello stato di emergenza connesso alla pandemia COVID-19, al fine di assicurare l’efficienza, la sicurezza e la continuità del trasporto aereo di linea di passeggeri ed evitare un pregiudizio grave e irreparabile alle imprese, nelle more del perfezionamento dell’iter autorizzatorio dell’indennizzo previsto per i danni subiti come conseguenza diretta dell’evento eccezionale al fine di consentire la prosecuzione dell’attività, il Ministero dello sviluppo economico è autorizzato ad erogare, a titolo di anticipazione un importo complessivo non superiore a 250 milioni di euro alle imprese aventi i requisiti e che ne abbiano fatto ovvero ne facciano richiesta.
L’importo di ciascuna anticipazione non può essere superiore all’indennizzo richiesto e documentato sulla base dei criteri indicati dal decreto del Ministro dello sviluppo economico e dei consolidati indirizzi interpretativi adottati dalla Commissione europea in riferimento alle misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’emergenza da COVID-19.

Riorganizzazione aziendale: abuso di diritto ai fini delle imposte sui redditi, IVA e registro


Il Fisco fornisce chiarimenti sull’abuso di diritto ai fini delle imposte sui redditi, imposte indirette IVA e registro di un’operazione di riorganizzazione aziendale (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 23 aprile 2021, n. 282)

Secondo la disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale affinché un’operazione possa essere considerata abusiva l’Amministrazione Finanziaria deve identificare e provare il congiunto verificarsi di tre presupposti costitutivi:
a) la realizzazione di un vantaggio fiscale “indebito”, costituito da “benefici, anche non immediati, realizzati in contrasto con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento tributario”.
b) l’assenza di “sostanza economica” dell’operazione o delle operazioni poste in essere consistenti in “fatti, atti e contratti, anche tra loro collegati, inidonei a produrre effetti significativi diversi dai vantaggi fiscali”.
c) l’essenzialità del conseguimento di un “vantaggio fiscale”.
L’assenza di uno dei tre presupposti costitutivi dell’abuso determina un giudizio di assenza di abusività.
Non possono comunque considerarsi abusive quelle operazioni che, pur presentando i tre elementi sopra indicati, sono giustificate da valide ragioni extrafiscali non marginali (anche di ordine organizzativo o gestionale che rispondono a finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa o dell’attività professionale).
Per richiedere il parere dell’Agenzia in ordine alla abusività di una determinata operazione o fattispecie, le istanze di interpello debbono – fra l’altro- indicare:
– il settore impositivo rispetto al quale l’operazione pone il dubbio applicativo;
– le puntuali norme di riferimento, comprese quelle passibili di una contestazione in termini di abuso del diritto con riferimento all’operazione rappresentata.
Tutto ciò premesso, di seguito si procederà prioritariamente alla verifica della possibilità di effettuare la valutazione anti abuso richiesta e, in caso affermativo, alla verifica dell’esistenza del primo elemento costitutivo – l’indebito vantaggio fiscale – in assenza del quale l’analisi antiabusiva deve intendersi terminata. Diversamente, al riscontro della presenza di indebito vantaggio, si proseguirà nell’analisi della sussistenza degli ulteriori elementi costitutivi (assenza di sostanza economica e essenzialità del vantaggio indebito). Infine, solo qualora si dovesse riscontrare l’esistenza di tutti gli elementi, l’Amministrazione Finanziaria procederà all’analisi della fondatezza e della non marginalità delle ragioni extra fiscali.
Nel caso in esame, oggetto dell’istanza d’interpello, l’operazione di scissione è finalizzata a consentire alla Società di concentrarsi nella commercializzazione dei prodotti vinicoli e nel coordinamento tecnico e gestionale delle partecipate operanti nella produzione agricola vitivinicola, trasferendo quelle attività non rientranti nel suo core business.
Il passaggio del patrimonio alla società beneficiaria Alfa SRL, che avviene in regime di neutralità fiscale ai sensi dell’articolo 173 del TUIR, non determina alcuna fuoriuscita degli elementi trasferiti dal regime ordinario dei beni d’impresa.
Come evidenziato dall’istante, “il disegno riorganizzativo mira a fare della beneficiaria una holding di gestione attiva delle partecipazioni ricevute” senza che si verifichi, peraltro, una divisione di asset fra i soci persone fisiche.
La società beneficiaria, inoltre, “al pari della scissa non usufruisce di alcun sistema di tassazione agevolato” e si atterrà alle disposizioni previste dall’articolo 173 del TUIR in merito alla ricostituzione dei vincoli fiscali.
La scissione, peraltro, “non determinerà alcun rapporto di concambio né assegnazione di nuove quote della beneficiaria ai soci della scissa, essendo la beneficiaria controllante totalitaria della scissa”.
In tale contesto, ai fini delle imposte sui redditi, deve ritenersi che l’operazione non configura alcun vantaggio fiscale indebito e, di conseguenza, non rientri tra le operazioni abusive di cui al comma 1, dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n.212.
Dal punto di vista del regime IVA applicabile, si fa presente che sono esclusi dal campo di applicazione del tributo i passaggi di beni in dipendenza di fusioni, scissioni o trasformazioni di società.
In particolare, deve trattarsi di beni trasferiti non semplicemente “in occasione” di una data operazione di ristrutturazione aziendale, ma in modo funzionale alla medesima operazione.
Tale possibilità è ammessa per agevolare i trasferimenti di imprese o di parti di imprese, semplificandoli ed evitando di gravare la tesoreria del beneficiario di un onere fiscale smisurato, che sarebbe, in ogni caso, recuperato ulteriormente mediante detrazione dell’IVA versata a monte.
Ciò posto, riguardo al caso in esame, affinché non siano ravvisabili profili elusivi, ai fini IVA, occorre che le descritte operazioni non siano, di fatto, volte alla mera assegnazione dei beni della scissa attraverso la formale attribuzione dei medesimi a società di “mero godimento”, non connotate da alcuna operatività, al solo scopo di usufruire del regime di neutralità fiscale, ma al contrario si caratterizzi come operazione di riorganizzazione aziendale finalizzata all’effettiva continuazione dell’attività d’impresa da parte delle società beneficiarie della scissione.
Circostanza, questa, ricorrente sulla base di quanto affermato dalla Istante.
Corre l’obbligo, infine, di rappresentare che sussiste l’obbligo per le società beneficiarie della scissione ad effettuare la rettifica della detrazione IVA, ricorrendone i presupposti.
Se i beni ammortizzabili sono acquisiti in dipendenza di fusione, di scissione, di cessione o conferimento di aziende, compresi i complessi aziendali relativi a singoli rami dell’impresa, le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano con riferimento alla data in cui i beni sono stati acquistati dalla società incorporata o dalle società partecipanti alla fusione, dalla società scissa o dal soggetto cedente o conferente. I soggetti cedenti o conferenti sono obbligati a fornire ai cessionari o conferitari i dati rilevanti ai fini delle rettifiche.
Con riferimento all’imposta di registro, si ritiene che la complessiva operazione posta in essere dall’istante non costituisca un’operazione abusiva ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, non consentendo la realizzazione di alcun vantaggio fiscale indebito.
Al riguardo, si osserva che le operazioni di scissione, come quelle di fusione, il conferimento di azienda o di ramo d’azienda sono sottoposte a registrazione in termine fisso, con applicazione dell’imposta di registro in misura fissa, rispettivamente ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera a), n.3) e lettera b), della Tariffa, Parte Prima, allegata al d.P.R. del TUR.

Accertamento induttivo: il Fisco deve ricostruire anche i costi riferiti ai maggiori ricavi

Con l’Ordinanza 14 aprile 2021, n. 9784, la Corte di Cassazione ha affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di omessa dichiarazione, l’Amministrazione finanziaria può ricorrere a presunzioni cd. supersemplici, anche prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza (accertamento induttivo “puro”), per accertare ricavi non dichiarati, ma nella determinazione del maggior reddito d’impresa deve comunque determinare, sia pure induttivamente e in misura forfetaria, i costi non annotati nelle scritture contabili relativi ai maggiori ricavi accertati, pena la lesione del parametro costituzionale della capacità contributiva.

La controversia riguarda l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate, a seguito della qualificazione della natura commerciale dell’attività svolta dall’Associazione culturale, ha determinato il reddito di impresa, ricostruendo induttivamente i ricavi in considerazione dell’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.
I giudici tributari hanno parzialmente accolto il ricorso della contribuente, riconoscendo in deduzione i costi documentati.
L’Amministrazione finanziaria ha impugnato la decisione sul rilievo che:
– dovesse ritenersi non utilizzabile la documentazione prodotta in giudizio dalla contribuente, la quale non aveva ottemperato alla richiesta di esibizione di dati, notizie e documenti in sede amministrativa su invito dell’Ufficio;
– ai fini della rilevanza in deduzione dai ricavi accertati, i costi dovessero essere provati nella loro certezza, determinazione ed inerenza dal contribuente.

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, confermando la decisione dei giudici tributari.


Riguardo all’utilizzo della documentazione prodotta in giudizio dal contribuente, la Corte Suprema ha affermato che “in tema di accertamento fiscale, l’invito da parte dell’Amministrazione finanziaria a fornire dati, notizie e chiarimenti, assolve alla funzione di assicurare – in rispondenza ai canoni di lealtà, correttezza e collaborazione propri degli obblighi di solidarietà della materia tributaria – un dialogo preventivo tra fisco e contribuente per favorire la definizione delle reciproche posizioni, sì da evitare l’instaurazione del contenzioso giudiziario, rimanendo legittimamente sanzionata l’omessa o intempestiva risposta con la preclusione amministrativa e processuale di allegazione di dati e documenti non forniti nella sede precontenziosa.
Tale inutilizzabilità consegue automaticamente all’inottemperanza all’invito, non è soggetta alla eccezione di parte e può essere rilevata d’ufficio in ogni stato e grado di giudizio.
In deroga alla precedente disposizione, la documentazione, i dati e le notizie sono ammessi, qualora siano depositati in allegato all’atto introduttivo del giudizio di primo grado, con la dichiarazione contestuale di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa non imputabile” (art. 32, co. 4 e 5 del DPR n. 600 del 1973).
Tuttavia, precisa la Suprema Corte, la predetta disposizione trova applicazione se la richiesta di notizie dati e documentazione proviene dagli Uffici delle imposte, ma non anche quando la richiesta sia fatta dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei propri poteri investigativi, come nel caso di specie.
A favore di tale interpretazione milita la formulazione letterale della norma, che disciplina i poteri degli uffici: “…le notizie ed i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri ed i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa. Di ciò l’ufficio deve informare il contribuente contestualmente alla richiesta”.
Analoga sanzione non è contemplata, invece, nella disposizione che disciplina l’esercizio dei poteri di indagine da parte della Guardia di Finanza, neanche mediante rinvio.
Pertanto, deve ritenersi ammessa nel giudizio di impugnazione dell’avviso di accertamento induttivo del maggior reddito di impresa, come prova a favore del contribuente, la documentazione che non sia stata esibita in sede di verifica della Guardia di Finanza.


Con riferimento, invece, alla determinazione del reddito di impresa sotto il profilo quantitativo, la Suprema Corte ha affermato che in tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di omessa dichiarazione da parte del contribuente, l’Amministrazione finanziaria, i cui poteri trovano fondamento nella disposizione che disciplina l’accertamento d’ufficio, può ricorrere a presunzioni cd. “supersemplici”, anche prive, cioè, dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, che comportano l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, ma deve, comunque, determinare, sia pure induttivamente, i costi relativi ai maggiori ricavi accertati, pena la lesione del parametro costituzionale della capacità contributiva. In tal caso, non operano le limitazioni stabilite dalle norme generali sui componenti del reddito di impresa, applicabili in sede di accertamento dei costi nella diversa ipotesi in cui una dichiarazione dei redditi, ancorché infedele, sia comunque sussistente.
Lo stesso principio di valorizzazione dei costi, precisano i giudici, si applica anche nelle ipotesi di accertamento induttivo “puro” in cui l’ufficio ricorre a presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.
A tal fine, devono essere considerati i componenti negativi collegati allo svolgimento dell’attività, perché altrimenti si assoggetterebbe ad imposta il profitto lordo, anziché quello netto, in violazione del principio di capacità contributiva sancito dalla Costituzione.
In altri termini, nel caso di verifiche diverse da quelle analitiche, ed ai fini della ricostruzione del reddito, i costi non registrati devono essere riconosciuti anche nel caso in cui non siano stati annotati nelle scritture contabili ed anche quando sia stata omessa la dichiarazione dei redditi.
Il reddito imponibile ai fini delle imposte dirette non è tout court parificabile ai ricavi, ma è la “risultante algebrica di costi e ricavi”. Pertanto, l’imposta va applicata sull’utile netto, ossia portando in deduzione i costi non registrati, sia pure forfetariamente stabiliti.

Imputazione temporale dei ricavi da attività in appalto

Con Ordinanza n. 9977 del 15 aprile 2021, la Corte di Cassazione ha affermato che in tema di reddito d’impresa, con riferimento alle attività svolte sulla base di contratti di appalto, ai fini della determinazione del reddito in un determinato periodo d’imposta, concorrono esclusivamente i ricavi per i corrispettivi dei lavori ultimati, ossia per i quali sia intervenuta l’accettazione del committente, anche “tacita”.

La controversia ha origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha rettificato il reddito d’impresa contestando l’imputazione temporale dei corrispettivi riferiti opere realizzate nell’ambito di un appalto.
Nella fattispecie, la società aveva imputato i ricavi all’anno precedente quello oggetto di accertamento considerando ai fini dell’imputazione temporale l’ultimazione dei lavori, mentre l’Ufficio ha rettificato il periodo di competenza dei ricavi in considerazione dell’accettazione delle opere, ritenendola avvenuta nell’anno accertato.
I giudici tributari hanno ritenuto valida la tesi del Fisco, confermando la legittimità della pretesa tributaria.
La società ha impugnato la decisione rilevando:
– l’omesso esame del fatto che le opere realizzate nell’ambito dell’appalto erano state terminate nell’anno precedente a quello accertato per cui i ricavi erano riferibili a detto anno;
– l’omesso esame, ai fini del principio di competenza dei ricavi, della corretta imputazione temporale in considerazione della circostanza che l’accettazione delle opere doveva ritenersi avvenuta nell’anno con la richiesta di agibilità.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, rilevando la violazione delle norme generali sui componenti del reddito d’impresa (art. 109 del TUIR).
La norma stabilisce, in particolare, che i ricavi, le spese e gli altri componenti positivi e negativi, per i quali non sia disposto diversamente, concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza.
Ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza, i corrispettivi delle prestazioni di servizi si considerano conseguiti, e le spese di acquisizione dei servizi si considerano sostenute, alla data in cui le prestazioni sono ultimate, ovvero, per quelle dipendenti da contratti di locazione, mutuo, assicurazione e altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, alla data di maturazione dei corrispettivi.
In proposito la Corte Suprema ha affermato che, in virtù del principio di competenza nell’imputazione temporale dei componenti di reddito, avente carattere inderogabile, con riferimento ai contratti di appalto, concorrono alla formazione del reddito d’impresa, in un periodo determinato, esclusivamente i ricavi per i corrispettivi dei lavori ultimati, ossia per i quali sia intervenuta l’accettazione del committente, derivante dalla positiva esecuzione del collaudo o conseguente all’espressione, per “facta concludentia”, di una volontà incompatibile con la mancata accettazione (accettazione implicita).
Nella fattispecie, dunque, non può ritenersi corretta l’eccezione sollevata dalla società contribuente secondo cui l’imputazione dei redditi doveva coincidere con la data di ultimazione dei lavori tout court in considerazione dell’accettazione degli stessi da parte della stazione appaltante.
Secondo la Suprema Corte, invece, è fondata la deduzione della società contribuente riguardo all’omesso esame di una implicita accettazione delle opere in ragione della richiesta di agibilità da parte dell’appaltante avvenuta nell’anno in cui sono stati imputati i corrispondenti ricavi.
La richiesta di agibilità, infatti, integra quell’espressione, per “facta concludentia”, di una volontà incompatibile con la mancata accettazione, che segna dunque il momento in cui i corrispettivi assumono rilevanza fiscale.
A fronte dell’eccezione sollevata dalla parte, il giudice di merito ha il dovere di verificare che le prestazioni di servizio nell’esercizio di competenza siano non solo ultimate, ma che, in relazione alle stesse, sia intervenuto il relativo collaudo o, almeno, l’accettazione tacita, della prestazione, a prescindere dall’epoca di fatturazione.

Bonus R&S: via libera per i prototipi


La realizzazione di prototipi che costituiscono attività di sviluppo sperimentale rientrano nell’ambito del bonus ricerca e sviluppo e pertanto sono da ricomprendere tutte le spese di personale impiegato nell’attività e quelle sostenute per materiali e forniture direttamente impiegati nella realizzazione del prototipo (Agenzia Entrate – risposta 21 aprile 2021, n. 280).

Rientrano nel credito d’imposta R&S anche i prototipi aventi le seguenti caratteristiche: modello originale creato appositamente per l’esecuzione del progetto e non disponibile, quindi, come prodotto di serie né come unità di pre-produzione destinata all’ottenimento di certificazioni tecniche o giuridiche, che possiede le qualità tecniche essenziali e le caratteristiche di funzionamento del prodotto finale da realizzare e che permetta di effettuare le prove per apportare le modifiche necessarie e fissare le caratteristiche finali del prodotto.


La realizzazione dei suddetti prototipi costituisce attività di sviluppo sperimentale nell’accezione rilevante agli effetti del credito d’imposta.


Pertanto, sono da considerare eleggibili al credito d’imposta, in quanto rispondenti ai requisiti di pertinenza e congruità, le spese del personale interno direttamente impiegato nelle attività di “sviluppo sperimentale” e anche le spese per materiali e forniture direttamente impiegati nella realizzazione del prototipo.


Quanto alle spese sostenute per i consulenti esterni, possono essere considerati, nell’ottica della disciplina agevolativa, alla stregua di “personale esterno” (vale a dire, non avente un rapporto di lavoro subordinato con l’impresa) e che, tuttavia, contribuisce direttamente alle attività ammissibili svolte internamente dalla società (attività qualificabili cioè come attività “intra-muros”); tale “personale esterno”, può includere, peraltro, sia lavoratori autonomi operanti come consulenti, sia anche lavoratori dipendenti di altre imprese distaccati presso l’impresa impegnata nelle attività di ricerca e sviluppo.

Agevolazione prima casa: nessun ostacolo in presenza di immobile ereditato


È possibile avvalersi dell’agevolazione prima casa in relazione alla stipula di un nuovo atto di acquisto agevolato, in caso di possidenza di altro immobile ereditato situato nello stesso Comune, anche qualora quest’ultimo sia stato acquistato con le agevolazioni di cui all’art. 69, co. 3, L. n. 342/2000, sempre a condizione che si proceda alla vendita entro l’anno dell’immobile precedentemente acquistato (Agenzia Entrate – risposta 21 aprile 2021, n. 277).

L’agevolazione c.d. “prima casa” trova applicazione anche agli immobili trasferiti a titolo gratuito mortis causa o inter vivos, sia pure con riferimento alle sole imposte ipotecarie e catastali.
L’applicazione dell’agevolazione introdotta per l’acquisto a titolo gratuito non preclude la possibilità di fruire, in caso di successivo acquisto a titolo oneroso di altra abitazione, dei benefici riservati alla prima casa, per la diversità dei presupposti che legittimano l’acquisto del bene in regime agevolato.
Nel caso di specie, detta possibilità appare preclusa per la presenza nel territorio del comune in cui si intende procedere ad un nuovo acquisto agevolato a titolo oneroso, della titolarità di altra casa di abitazione.
Posta tale preclusione, va ricordato che il contribuente può fruire delle agevolazioni “prima casa”, nonostante sia titolare, nel Comune di residenza, di un altro immobile, precedentemente acquistato beneficiando delle agevolazioni. Tale nuova disciplina agevolativa riservata alla “prima casa” di abitazione trova applicazione anche con riferimento agli acquisti effettuati a titolo gratuito.
L’effetto che si produce a seguito dell’applicazione di tale particolare previsione introdotta in materia di sostituzione della “prima casa” è quello comunque di consentire al contribuente al termine dell’anno per l’alienazione la titolarità nello stesso comune di un solo immobile acquistato con le agevolazioni “prima casa”.
Pertanto, ricorrendo le altre condizioni di cui alla Nota II-bis, sia possibile avvalersi dell’agevolazione “prima casa” in relazione alla stipula di un nuovo atto di acquisto agevolato, in caso di possidenza di altro immobile situato nello stesso Comune, anche qualora quest’ultimo sia stato acquistato a titolo gratuito, sempre a condizione che si proceda alla vendita entro l’anno dell’immobile precedentemente acquistato a titolo gratuito.


Fisco: contributi regionali in favore di lavoratori parasubordinati e autonomi


Chiarimenti sul trattamento fiscale dei contributi erogati dalla Regione in favore di lavoratori parasubordinati e lavoratori autonomi (Agenzia delle Entrate – Risposta 20 aprile 2021, n. 273).

L’Agenzia chiarisce che con l’art. 10-bis del decreto Ristori, il legislatore ha riconosciuto ai contributi di « qualsiasi natura» erogati, in via eccezionale a seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19, «da chiunque» e «indipendentemente dalle modalità di fruizione», la non concorrenza a tassazione in considerazione della finalità dell’aiuto economico di contrastare gli effetti negativi conseguenti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19.
Con riferimento ai soggetti destinatari del regime fiscale di favore, la norma individua «i soggetti esercenti impresa, arte o professione, nonché i lavoratori autonomi». Dunque, è stato riconosciuto il beneficio fiscale in esame non solo a coloro che siano titolari di un reddito di lavoro autonomo professionale, ovvero a coloro che esercitano un’arte e una professione, ma più in generale «ai lavoratori autonomi», ovvero ai soggetti che svolgono un’attività di lavoro senza vincolo di subordinazione e, conseguentemente, titolari di reddito di lavoro autonomo, sia esso assimilato o occasionale.
In base a tali considerazioni, pertanto, in relazione al caso in esame, l’Agenzia ritiene che il contributo che la Regione istante erogherà, non rileverà fiscalmente nei confronti dei lavoratori autonomi senza partita IVA, con contratto di lavoro occasionale o con contratto di cessione del diritto d’autore, anche non iscritti alla gestione separata perché esonerati.
Diversamente, per i lavoratori con contratto di collaborazione e per i lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata (quali collaboratori coordinati e continuativi/lavoratori a progetto), non può applicarsi il regime di esenzione previsto dall’articolo 10-bis sopra citato.
Dal punto di vista fiscale, tra l’altro, le predette tipologie contrattuali generano reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, lettera c-bis), del Tuir. Al riguardo, infatti, l’Agenzia osserva che il rapporto di parasubordinazione genera reddito di lavoro autonomo solo nell’ipotesi in cui la collaborazione rientri «nell’oggetto dell’arte o professione di cui all’art. 53, comma 1, concernente redditi di lavoro autonomo, esercitate dal contribuente».
Nel caso in esame, pertanto, i lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata, co.co.co e lavoratori a progetto privi di partita IVA, non potranno beneficiare del regime di favore previsto dall’articolo 10-bis citato.
Conseguentemente, l’Ente istante in sede di erogazione del beneficio economico a tali soggetti sarà tenuto ad operare la ritenuta a titolo di acconto Irpef ai sensi dell’articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.


COVID-19: no al premio di 100 euro al dipendente che svolge attività all’estero


Il premio di euro 100, previsto dal decreto Cura Italia non può essere erogato agli impiegati a contratto assunti all’estero in quanto nel caso di cui trattasi i lavoratori svolgono la propria prestazione all’estero. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 20 aprile 2021, n. 271)

Il decreto Cura Italia reca misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, volte a proteggere la salute dei cittadini, a sostenere il sistema produttivo e a salvaguardare la forza lavoro.
Le disposizioni del citato decreto, con particolare riferimento a quelle di natura fiscale, sono state introdotte in ragione di quanto previsto, in particolar modo, dai Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che hanno introdotto misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.
In tale ambito è pertanto da collocarsi il premio di 100 euro che, al ricorrere di determinati presupposti, viene erogato, in esenzione d’imposta, ai titolari di lavoro dipendente che sopportano il disagio di doversi recare presso la propria sede di lavoro muovendosi sul territorio italiano.
In particolare, l’articolo 63, dal titolo «Premio ai lavoratori dipendenti», del citato decreto «Cura Italia», prevede che ai titolari di redditi di lavoro dipendente di cui all’articolo 49, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, con un reddito complessivo da lavoro dipendente dell’anno precedente di importo non superiore a 40.000 euro, spetta un premio, per il mese di marzo 2020, che non concorre alla formazione del reddito, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese.
In merito alla richiesta se il bonus in oggetto spetta ai dipendenti, residenti in Italia, che prestano l’attività lavorativa all’estero, è stato chiarito che il sostituto d’imposta italiano non può erogare il bonus di euro 100 ai propri dipendenti che svolgono l’attività lavorativa all’estero, in quanto la ratio sottesa alla riportata disposizione è quella di dare ristoro ai dipendenti che nel corso del mese di marzo 2020 hanno continuato a svolgere l’attività lavorativa nel luogo di lavoro, ovvero in trasferta presso clienti o in missioni o presso sedi secondarie dell’impresa, nonostante la situazione epidemiologica riscontrata nel nostro Paese.
Conseguentemente, si è ritenuto che non possano essere destinatari della riportata disposizione i dipendenti che nel medesimo periodo individuato dal legislatore hanno prestato la loro attività lavorativa non “in presenza” adottando, quale misura di prevenzione all’epidemia in atto, la modalità del telelavoro o del lavoro agile (c.d. “smart working”).
Considerata, pertanto, la ratio sottesa alla disposizione in esame che, come detto, è stata emanata in ragione della situazione epidemiologica riscontrata nel nostro Paese, in relazione alla fattispecie in esame, si ritiene che il premio di euro 100, previsto dall’articolo 63 del decreto Cura Italia, non possa essere erogato agli impiegati a contratto assunti all’estero in quanto nel caso di cui trattasi i lavoratori svolgono la propria prestazione all’estero.

Covid-19: la bozza del Decreto sulle riaperture


Di seguito le principali misure previste nella bozza del decreto sulle riaperture e sugli spostamenti annunciato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, nella conferenza stampa del 16 aprile 2021.

Ripristino della zona gialla e misure per contrastare l’emergenza sanitaria

Dal 26 aprile 2021 è ripristinata la zona gialla e sono conseguentemente consentiti gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome che si collocano nelle zone bianca e gialla.
Dal 1° maggio al 31 luglio 2021:
– trovano ancora applicazione le misure di contenimento previste dal D.P.C.M. 02 marzo 2021;
– le misure stabilite per la zona rossa si applicano anche nelle regioni e province autonome di Trento e Bolzano individuate con ordinanza del Ministro della salute, nelle quali l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti, sulla base dei dati validati dell’ultimo monitoraggio disponibile;
– i Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano possono disporre l’applicazione delle misure stabilite per la zona rossa, nonché ulteriori, motivate, misure più restrittive:
a) nelle province in cui l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100.000 abitanti;
b) nelle aree in cui la circolazione di varianti di SARS-CoV-2 determina alto rischio di diffusività o induce malattia grave.

Ristorazione

Dal 26 aprile 2021, nella zona gialla sono consentite le attività dei servizi di ristorazione con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto, anche a cena, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti e dei protocolli e delle linee guida adottati. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.
Dal 1° giugno, nella zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione sono consentite anche al chiuso, con consumo al tavolo, dalle ore 5:00 fino alle ore 18:00, o fino a un diverso orario stabilito con deliberazione del Consiglio dei ministri.
Restano comunque aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali e negli aeroporti, nei porti e negli interporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

Spettacoli aperti al pubblico

A decorrere dal 26 aprile 2021, in zona gialla gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto sono svolti esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi, sia per il personale.
La capienza consentita non può essere superiore al 50% di quella massima autorizzata e il numero massimo di spettatori non può comunque essere superiore a 1.000 per gli spettacoli all’aperto e a 500 per gli spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala. Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida vigenti.
Restano sospesi gli spettacoli aperti al pubblico quando non è possibile assicurare il rispetto delle condizioni di cui al presente articolo.
A decorrere dal 1° giugno 2021, in zona gialla la disposizione prevista per gli spettacoli all’aperto si applica anche agli eventi e alle competizioni di livello agonistico e riconosciuti di preminente interesse nazionale con provvedimento del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e del Comitato italiano paralimpico (CIP), riguardanti gli sport individuali e di squadra, organizzati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva ovvero da organismi sportivi internazionali.
La capienza consentita non può essere superiore al 25% di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 1.000 per impianti all’aperto e a 500 per impianti al chiuso.
Le attività devono svolgersi nel rispetto delle linee guida vigenti. Quando non è possibile assicurare il rispetto delle suddette condizioni, gli eventi e le competizioni sportive si svolgono senza la presenza di pubblico.
Per gli eventi e le competizioni all’aperto, in relazione all’andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche dei siti e degli eventi all’aperto, può essere stabilito un diverso numero massimo di spettatori.

Piscine, palestre e sport di squadra

A decorrere dal 15 maggio 2021 in zona gialla sono consentite le attività di piscine all’aperto in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulla base dei criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico.
A decorrere dal 1° giugno 2021 in zona gialla sono consentite le attività di palestre in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sulla base dei criteri definiti dal Comitato tecnico-scientifico.
A decorrere dal 26 aprile 2021, in zona gialla, nel rispetto delle linee guida vigenti, è consentito lo svolgimento all’aperto di qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto. È comunque interdetto l’uso di spogliatoi.

Attività commerciali, fiere, convegni e congressi

Dal 15 maggio 2021, in zona gialla, possono svolgersi le attività degli esercizi commerciali presenti all’interno dei mercati e dei centri commerciali, gallerie commerciali, parchi commerciali e altre strutture ad essi assimilabili nei giorni festivi e prefestivi.
È consentito dal 1° luglio 2021, in zona gialla, lo svolgimento in presenza di fiere, ferma restando la possibilità di svolgere, anche in data anteriore, attività preparatorie che non prevedono afflusso di pubblico. L’ingresso nel territorio nazionale per partecipare a fiere è comunque consentito, fermi restando gli obblighi previsti in relazione al territorio estero di provenienza.
Dal 1° luglio 2021, in zona gialla, sono altresì consentiti i convegni e i congressi.
Tutte le suddette attività possono essere svolte nel rispetto dei limiti e delle modalità previsti dalle deliberazioni di attuazione delle misure di contenimento di cui all’art. 2, co. 1, del D.L. n. 19/2020 e da protocolli e linee guida definiti con i medesimi provvedimenti.

Centri termali e parchi tematici e di divertimento

Dal 1° luglio 2021 sono consentite in zona gialla le attività dei centri termali e le attività dei parchi tematici e di divertimento, nel rispetto dei limiti e delle modalità previsti dai provvedimenti di attuazione delle misure di contenimento di cui all’art. 2, co. 1, del D.L. n. 19/2020 e da protocolli e linee guida definiti con i medesimi provvedimenti.

Scuola

Dal 26 aprile e fino alla conclusione dell’anno scolastico 2020-2021, è assicurato in presenza sull’intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia, dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nonché delle attività scolastiche e didattiche della scuola secondaria di secondo grado, almeno per il 50% della popolazione studentesca.
Tali disposizioni non possono essere derogate da provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei Sindaci; la predetta deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.
Nella zona rossa, resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali.
Dal 26 aprile 2021 e fino al 31 luglio 2021, nelle zone gialla e arancione, le attività didattiche e curriculari delle università sono svolte prioritariamente in presenza secondo i piani di organizzazione della didattica e delle attività curricolari predisposti nel rispetto delle linee guida e dei protocolli di sicurezza. Nel medesimo periodo, nella zona rossa, i piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari possono prevedere lo svolgimento in presenza delle attività formative degli insegnamenti relativi al primo anno dei corsi di studio ovvero delle attività formative rivolte a classi con ridotto numero di studenti.
Sull’intero territorio nazionale, i medesimi piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari prevedono, salva diversa valutazione delle università, lo svolgimento in presenza degli esami, delle prove e delle sedute di laurea, delle attività di orientamento e di tutorato, delle attività dei laboratori, nonché l’apertura delle biblioteche, delle sale lettura e delle sale studio, tenendo conto anche delle specifiche esigenze formative degli studenti con disabilità e degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento. Tali disposizioni si applicano, per quanto compatibili, anche alle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, ferme restando le attività che devono necessariamente svolgersi in presenza, sentito il Comitato Universitario Regionale di riferimento che può acquisire il parere, per i Conservatori di Musica, del Comitato Territoriale di Coordinamento (CO.TE.CO.) e, per le Accademie e gli ISIA, della competente Conferenza dei Direttori.

Spostamenti

Gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi.
Dal 1° maggio al 15 giugno 2021, nella zona gialla e, in ambito comunale, nella zona arancione, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, nel rispetto dei limiti orari agli spostamenti adottati e nel limite di quattro persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minorenni sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi. Tali misure non sono consentite nei territori nei quali si applicano le misure stabilite per la zona rossa.

Certificazioni verdi

Le certificazioni verdi Covid-19 sono rilasciate al fine di attestare una delle seguenti condizioni:
– avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo;
– avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2;
– effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2.
La certificazione verde Covid-19 per avvenuta vaccinazione anti-SARS-CoV-2, al termine del prescritto ciclo, ha una validità di sei mesi ed è rilasciata in formato cartaceo o digitale, su richiesta dell’interessato, dalla struttura sanitaria che effettua la vaccinazione e contestualmente alla stessa, al termine del prescritto ciclo, e reca indicazione del numero di dosi somministrate rispetto al numero di dosi previste per l’interessato. Contestualmente al rilascio, la predetta struttura sanitaria, anche per il tramite dei sistemi informativi regionali, provvede a rendere disponibile detta certificazione nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato.
La certificazione verde Covid-19 per avvenuta guarigione da COVID-19, con contestuale cessazione dell’isolamento prescritto in seguito ad infezione da SARS-CoV-2, ha una validità di sei mesi ed è rilasciata, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalla struttura presso la quale è avvenuto il ricovero del paziente affetto da COVID-19, ovvero, per i pazienti non ricoverati, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, ed è resa disponibile nel fascicolo sanitario elettronico dell’interessato. Tale certificazione cessa di avere validità qualora, nel periodo di vigenza semestrale, l’interessato venga identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2. Le certificazioni di guarigione rilasciate precedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto sono valide per sei mesi a decorrere dalla data indicata nella certificazione, salvo che il soggetto venga nuovamente identificato come caso accertato positivo al SARS-CoV-2.
La certificazione verde Covid-19 per effettuazione di test antigenico rapido o molecolare con esito negativo al virus SARS-CoV-2, ha una validità di quarantotto ore dal rilascio ed è prodotta, su richiesta dell’interessato, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche da quelle private autorizzate e accreditate e dalle farmacie che svolgono i test molecolare e antigenico rapido, ovvero dai medici di medicina generale o pediatri di libera scelta.
Coloro che abbiano già completato il ciclo di vaccinazione alla data di entrata in vigore del presente decreto, laddove non abbiano ricevuto alcuna forma di certificazione al momento della somministrazione del vaccino, possono richiedere la medesima alla struttura che ha erogato il trattamento sanitario ovvero alla Regione o alla Provincia autonoma in cui ha sede la struttura stessa.
Sono riconosciute come equivalenti e valide:
– le certificazioni verdi rilasciate in conformità al diritto vigente negli Stati membri dell’Unione europea;
– le certificazioni rilasciate in uno Stato terzo a seguito di una vaccinazione riconosciuta nell’Unione europea e validate da uno Stato membro dell’Unione.


Fondi pensioni complementari: gli adempimenti del sostituto in caso di trasferimento


Il Fisco chiarisce gli adempimenti dei sostituti d’imposta in caso di trasferimento delle posizioni individuali dei lavoratori ad altra forma pensionistica complementare (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 21 aprile 2021, n. 275)

I fondi pensione sono soggetti ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 20 per cento, che si applica sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta (art. 17, co. 1, D. Lgs. n. 252/2005).
In particolare, il risultato netto è pari alla differenza tra:
– il valore del patrimonio netto del fondo alla fine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva, aumentato delle erogazioni effettuate per il pagamento dei riscatti, delle prestazioni previdenziali e delle somme trasferite ad altre forme pensionistiche e diminuito dei contributi versati, delle somme ricevute da altre forme pensionistiche, nonché dei redditi di capitale soggetti a ritenuta, esenti o comunque non soggetti ad imposta
– e il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno.
Nell’ipotesi in cui il risultato della gestione del fondo evidenzi un decremento, il risultato negativo è computato in diminuzione del risultato di gestione dei periodi d’imposta successivi, per l’intero importo che trova in essi capienza e senza alcun limite temporale.
In caso di scioglimento del fondo pensione, la forma pensionistica complementare o individuale alla quale l’iscritto ha trasferito la propria posizione individuale, può utilizzare i risultati negativi dell’ultimo periodo di gestione del fondo che si è sciolto, e di quelli precedenti non ancora compensati, a riduzione, rispettivamente, del risultato netto della propria gestione o del risultato netto determinato con riferimento all’iscritto trasferito. La forma pensionistica complementare, ai fini dell’assegnazione delle quote di partecipazione al predetto soggetto, dovrà tener conto anche del credito di imposta conseguente all’utilizzo della quota di risultati negativi ad essa pervenuti.
L’imposta sostitutiva è versata dai fondi pensione entro il 16 febbraio di ciascun anno.
La dichiarazione relativa all’imposta sostitutiva è presentata dai fondi pensione con le modalità e negli ordinari termini previsti per la dichiarazione dei redditi. Nel caso di fondi costituiti nell’ambito del patrimonio di società ed enti la dichiarazione è presentata contestualmente alla dichiarazione dei redditi propri della società o dell’ente. Nel caso di fondi pensione aperti e di forme pensionistiche individuali la dichiarazione è presentata rispettivamente dai soggetti istitutori di fondi pensione aperti e dalle imprese di assicurazione.
In relazione ai redditi erogati ed alle ritenute operate, il fondo pensione è tenuto a rilasciare la certificazione unica e a presentare la dichiarazione dei sostituti e degli intermediari (modello 770).
In caso di operazioni straordinarie, secondo le istruzioni al modello CU 2021, la necessità di una corretta imputazione delle ritenute operate e dei versamenti eseguiti, a fronte del rilascio di certificazioni attestanti, nei confronti dei medesimi percipienti, il corretto adempimento degli obblighi fiscali da parte dei sostituti succedutisi nel periodo d’imposta, comporta l’esigenza di una gestione unitaria che consenta nel contempo di verificare:
– che gli adempimenti siano stati correttamente effettuati dal sostituto d’imposta;
– che quanto certificato al sostituito, con titolo fiscalmente idoneo, abbia puntuale corrispondenza nella dichiarazione resa dal sostituto.
Nei casi di estinzione del sostituto d’imposta con prosecuzione dell’attività da parte di altro soggetto chi succede nei precedenti rapporti è tenuto a presentare la Certificazione Unica che deve essere comprensiva anche dei dati relativi al periodo dell’anno in cui il soggetto estinto ha operato.
Nel caso di specie, oggetto dell’istanza d’interpello, in considerazione della liquidazione del Fondo Istante e del trasferimento delle posizioni previdenziali al Fondo Alfa senza soluzione di continuità nonché della circostanza che l’eventuale attivo residuo è trasferito al Fondo Alfa e quest’ultimo succede anche negli eventuali rapporti passivi ancora in essere, si ritiene condivisibile la soluzione interpretativa proposta dal Fondo Istante.
Nel caso di specie, benché il Regolamento disponga la messa in liquidazione del Fondo Istante, per effetto del trasferimento delle posizioni previdenziali, senza soluzione di continuità, al Fondo Alfa, si realizza nella sostanza una prosecuzione delle attività previdenziali in oggetto.
Nel caso di specie, la prosecuzione dell’attività in capo al Fondo Alfa è ope legis , ovvero avviene secondo le modalità operative previste dal piano di attività la cui adozione da parte di entrambe le predette forme di previdenza è stata richiesta dal Regolamento.
Parimenti, per quanto concerne il soggetto tenuto a presentare la dichiarazione dei sostituti d’imposta e degli intermediari relativa all’anno 2020 (modello 770/2021), dando preminenza agli effetti di continuità delle posizioni previdenziali trasferite rispetto a quelli liquidatori del Fondo Istante, il Fondo Alfa deve presentare un’unica dichiarazione dei sostituti d’imposta comprensiva anche dei dati relativi al periodo dell’anno in cui l’Istante ha operato.
Tenuto conto che la liquidazione è circoscritta all’Istante, e non alle posizioni degli iscritti che, invece, sono trasferite in continuità al Fondo Alfa, si ritiene che anche il “risparmio di imposta” deve considerarsi trasferito al Fondo Alfa. Solo quest’ultimo, infatti, in qualità di Fondo trasferitario delle posizioni previdenziali può utilizzare il predetto “risparmio di imposta” a scomputo di un futuro debito di imposta.
Ne consegue che, il Fondo Alfa è il soggetto titolato e tenuto alla autoliquidazione e al versamento della imposta sostitutiva, ove dovuta sul risultato di gestione dell’anno 2020 e sugli importi corrisposti dall’Istante nel corso del 2020 agli iscritti a titolo di garanzia di risultato, in quanto forma pensionistica trasferitaria delle posizioni degli iscritti.
Pertanto, il Fondo Alfa dovrà indicare nel quadro RI del modello Redditi EnC il patrimonio netto alla fine del periodo di imposta comprensivo del risparmio di imposta trasferito (rigo RI 2, Colonna 2).