Istruzioni Inps sull’ISEE corrente


Si forniscono alcune indicazioni sulle modalità estensive dell’ISEE corrente.


Dal 1° aprile di ciascun anno in presenza di un ISEE in corso di validità, l’ISEE corrente può essere presentato anche nel caso in cui l’indicatore della situazione patrimoniale calcolato prendendo a riferimento l’anno precedente a quello di presentazione della DSU differisca per più del 20% rispetto al medesimo indicatore calcolato in via ordinaria. In tale ipotesi, è possibile effettuare l’aggiornamento del solo dato patrimoniale, fermi restando l’indicatore della situazione reddituale e la scala di equivalenza, sostituendo all’indicatore della situazione patrimoniale, calcolato in via ordinaria, il medesimo indicatore calcolato prendendo a riferimento l’anno precedente a quello di presentazione della DSU, secondo le modalità di cui all’articolo 5 del D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159. Ai fini della successiva richiesta dell’erogazione delle prestazioni, l’ISEE corrente aggiornato, calcolato secondo quanto indicato al periodo precedente, ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU.
Ne consegue che, dal 1° gennaio al 31 marzo di ciascun anno resta ferma la possibilità di aggiornare ai fini dell’ISEE corrente unicamente i redditi e non anche i patrimoni.
Dal 1° aprile di ciascun anno sarà invece possibile aggiornare: solo i patrimoni; solo i redditi; contestualmente i patrimoni e i redditi.
Nel caso di aggiornamento della sola componente patrimoniale, come anticipato, l’ISEE corrente ha validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo della DSU.
Anche nel caso di aggiornamento di entrambe le componenti, reddituale e patrimoniale, l’articolo 2, comma 3, del cit. decreto prevede che l’ISEE corrente abbia validità fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione del modulo sostitutivo, salvo intervengano variazioni nella situazione occupazionale o nella fruizione dei trattamenti, nel qual caso l’ISEE corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione. In caso di variazione della sola componente reddituale, invece, resta ferma l’attuale data di scadenza dell’ISEE corrente stabilita, dal vigente comma 5 dell’articolo 10 del decreto legislativo n. 147/2017, in sei mesi dalla data di presentazione del modulo sostitutivo della DSU, salvo intervengano variazioni nella situazione occupazionale o nella fruizione dei trattamenti, nel qual caso l’ISEE corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione.
Peraltro, sussiste il vincolo nello stesso anno, laddove sia stato già presentato un ISEE corrente per aggiornare solo i redditi o solo i patrimoni, di aggiornare entrambe le componenti in  caso di ulteriori variazioni rilevanti. Infatti, nell’ipotesi di presentazione di una nuova DSU finalizzata ad aggiornare i redditi o i patrimoni, che segua l’aggiornamento già effettuato di una sola di esse, le componenti vanno aggiornate entrambe e non è più possibile considerarle disgiuntamente le une dalle altre.
Orbene, alla luce delle novità intervenute che riguardano la disciplina dell’ISEE corrente, con decreto direttoriale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle finanze, del 7 settembre 2021, n. 314, sono stati approvati i nuovi modelli tipo della DSU e le relative istruzioni per la compilazione. Tale nuova modulistica sostituisce, a decorrere dal 10 settembre 2021, i precedenti modelli e istruzioni. Resta fermo, invece, il modello di attestazione allegato al decreto direttoriale del 7 novembre 2014.
Qualora siano rilevate omissioni o difformità nei dati autodichiarati ai fini dell’ISEE corrente, il richiedente la prestazione può agire analogamente a quanto avviene già oggi per il caso in cui siano rilevate omissioni o difformità della DSU ordinaria. 

Comunicazione redditi da lavoro autonomo dei pensionati

L’INPS, con messaggio n. 3154 del 21/9/2021, ha fornito chiarimenti in merito all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020.

I titolari di pensione con decorrenza compresa entro l’anno 2020, soggetti al divieto di cumulo parziale della pensione con i redditi da lavoro autonomo, per detto anno sono tenuti a dichiarare entro il 30 novembre 2021, data di scadenza della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2020, i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020.
Con riferimento a tale disciplina si forniscono chiarimenti in ordine all’individuazione dei pensionati tenuti alla comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020.

Pensionati esclusi dall’obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020

Sono esclusi dall’obbligo di dichiarazione, in quanto non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, i seguenti soggetti:
– i titolari di pensione e assegno di invalidità avente decorrenza compresa entro il 31 dicembre 1994;
– i titolari di pensione di vecchiaia.
– i titolari di pensione di vecchiaia liquidata nel sistema contributivo, in quanto dal 1° gennaio 2009 tale pensione è totalmente cumulabile con i redditi da lavoro;
– i titolari di pensione di anzianità e di trattamento di prepensionamento a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive ed esclusive della medesima, in quanto dal 1° gennaio 2009 tali prestazioni sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro;
– i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (cfr. la circolare n. 20 del 26 gennaio 2001).

Pensionati soggetti all’obbligo di dichiarare i redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020

I pensionati che non si trovano nelle suddette condizioni, sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei redditi da lavoro autonomo conseguiti nell’anno 2020 entro il 30 novembre 2021, tenuto conto del termine ultimo per la presentazione della dichiarazione ai fini dell’IRPEF.

Redditi da dichiarare e modalità di presentazione della dichiarazione

I redditi da lavoro autonomo devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali e al lordo delle ritenute erariali.
Il reddito d’impresa deve essere dichiarato al netto anche delle eventuali perdite deducibili imputabili all’anno di riferimento del reddito.
Il pensionato può accedere alle prestazioni e ai servizi dell’Istituto tramite il sito www.inps.it utilizzando il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), oltre alla Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o alla Carta di Identità Elettronica (CIE).
I titolari di pensione che omettano di produrre la dichiarazione dei redditi da lavoro autonomo sono tenuti a versare all’Ente previdenziale di appartenenza una somma pari all’importo annuo della pensione percepita nell’anno cui si riferisce la dichiarazione medesima.
Detta somma sarà prelevata dall’Ente previdenziale competente sulle rate di pensione dovute al trasgressore.
Le trattenute delle quote di pensione non cumulabili con i redditi da lavoro autonomo vengono effettuate provvisoriamente dagli Enti previdenziali sulla base della dichiarazione dei redditi che i pensionati prevedono di conseguire nel corso dell’anno.
Le trattenute sono conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi effettivamente percepiti, rilasciata dagli interessati entro lo stesso termine previsto per la dichiarazione dei redditi ai fini dell’IRPEF.
Pertanto, i pensionati, nei cui confronti trova applicazione il divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo, che svolgano nel corrente anno attività di lavoro autonomo, sono tenuti a comunicare il reddito che prevedono di conseguire nel corso del 2021.
Le trattenute che verranno operate sulla pensione “a preventivo” saranno conguagliate sulla base della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2021, resa a consuntivo nell’anno 2022.


Per l’erogazione non imponibile nessuna certificazione


Qualora la donazione non costituisce reddito per il beneficiario, l’ente erogatore non deve certificarla ai fini Irpef in qualità di sostituto d’imposta (Agenzia Entrate – risposta 20 settembre 2021, n. 613).

I sostituti d’imposta che corrispondono compensi, sotto qualsiasi forma, soggetti a ritenute alla fonte presentano annualmente una dichiarazione unica relativa a tutti i percipienti.
L’Agenzia delle Entrate in relazione al trattamento fiscale delle somme raccolte da una Federazione a titolo di donazione in favore dei propri iscritti e, successivamente, corrisposte a questi ultimi, ha ritenuto che tali erogazioni non generassero materia imponibile nei confronti dei beneficiari.
A tale conclusione si perveniva considerando la Federazione quale mero strumento organizzativo nella raccolta e nella successiva destinazione delle donazioni che, altrimenti, sarebbero state versate direttamente agli iscritti della stessa colpiti da Covid-19.
Considerato che in quest’ultima ipotesi, tali erogazioni non avrebbero generato materia imponibile in capo ai beneficiari, le medesime indennità percepite per il tramite della Federazione non costituiscono reddito imponibile per i beneficiari, in quanto non inquadrabili in alcuna delle categorie reddituali previste dal Tuir.
Conseguentemente, considerato che tali erogazioni non costituiscono reddito per i percipienti, non graverà alcun obbligo di certificazione.


Tariffe mensili vigenti quadri e impiegati agricoli della provincia di Mantova


 



Si riporta la tabella paga Impiegati Agricoli in vigore nella provincia di Mantova dall’1/7/2021, aggiornata con l’aumento del 2% previsto dall’accordo di rinnovo del CCNL del 7/7/2021


Salari Impiegati Agricoli dall’1/7/2021 (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)


































































Categorie

Stipendio base mensile

Indennità Contingenza

E.D.R.

Salario integr. provinciale

Aumento CCNL luglio 2021

Retribuzione lorda mensile

Valore scatto anzianità

Quadro 1.458,80 526,19 10,33 189,63 43,70 2.228,65 33,05
1.a 1.369,24 526,19 10,33 189,63 41,91 2.137,30 33,05
2.a 1.201,73 520,56 10,33 157,55 37,80 1.927,97 29,44
3.a 1.069,95 515,62 10,33 147,46 34,87 1.778,23 26,86
4.a 964,72 512,74 10,33 113,67 32,03 1.633,49 24,79
5.a 891,94 510,81 10,33 91,28 30,09 1.534,45 23,76
6.a 818,57 508,34 10,33 74,14 28,23 1.439,61 22,21


– Indennità di funzione Quadro: € 100,00 mensili


Una tantum (Art. 25 Accordo Nazionale 7/7/2021)
Ai dipendenti in forza alla data di rinnovo del presente contratto, e il cui rapporto di lavoro sia iniziato anteriormente all’1/1/2021, è riconosciuto un importo lordo di euro 225,00 (duecentoventicinque/00) a titolo di una tantum per gli impiegati di Ili categoria, riparametrato come segue:
























Categoria

Una tantum – importo lordo

Quadri 280,00
Impiegati I categoria 264,00
Impiegati II categoria 240,00
Impiegati III categoria 225,00
Impiegati IV categoria 210,00
Impiegati V categoria 200,00
Impiegati Vi categoria 190,00


Gli importi di cui sopra dovranno essere corrisposti a titolo di una tantum con la mensilità relativa a ottobre 2021 e non saranno considerati utili ai fini dei vari istituti contrattuali e nella determinazione del T.F.R.
L’importo una tantum sarà riproporzionato per il personale part-time in relazione alla ridotta prestazione lavorativa.

Quota di previdenza complementare nel settore alimentare artigiano del Veneto



Prorogata al 31/10/2021 la quota di previdenza complementare prevista dal CIPL 2017 per i dipendenti della regione Veneto del settore alimentare artigianato, settore alimentare non artigianato fino a 15 dipendenti, settore panificazione.


La quota di previdenza complementare è prorogata al 31/10/2021 nelle modalità e con i medesimi valori previsti dal CIRL 2017.

Quota di adesione contrattuale alla previdenza complementare settore alimentare artigiano

Il datore di lavoro, è tenuto a versare mensilmente e per un massimo di 12 mensilità nell’anno civile (1 gennaio-31 dicembre) la somma di € 26 su base mensile per operai, impiegati e quadri (per gli apprendisti la quota è pari a 10 €) quale “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato (di seguito Fondo) prescelto dal lavoratore. NeL caso di lavoratori che non diano indicazione del Fondo saranno applicati i criteri dei lavoratori silenti contenuti nell’accordo interconfederale regionale del 16/12/2016.
La somma destinata alla previdenza complementare sarà versata obbligatoriamente per ogni lavoratore inquadrato come impiegato, quadro, operaio ed apprendista e non è frazionabile su base oraria.
Nel caso di lavoratori part time con orario pari o inferiore al 50% il versamento è convenzionalmente fissato in una quota (€ 13) pari al 50% di quanto previsto per il tempo pieno (per gli apprendisti la quota sarà pari ad € 6,50).
Nel caso di lavoratori part time con orario superiore al 50% sarà versata la medesima quota (€26) prevista per il lavoratore a tempo pieno (per gli apprendisti € 10).
In caso di part time nella modalità PTOS la quota sarà dovuta per intero o al 50% sulla base dell’orario svolto in ciascun mese.

Quota di adesione contrattuale alla previdenza complementare settore panificazione

Il datore di lavoro, è tenuto a versare mensilmente e per un massimo di 12 mensilità nell’anno civile (1 gennaio-31 dicembre) la somma indicata nella tabella esposta di seguito quale “quota di adesione contrattuale” ad un Fondo negoziale di previdenza complementare dell’artigianato (di seguito Fondo) prescelto dal lavoratore.
Nel caso di lavoratori che non diano indicazione del fondo saranno applicati i criteri per i lavoratori silenti previsti dall’accordo interconfederale regionale del 16/12/2016.
La somma destinata alla previdenza complementare sarà versata obbligatoriamente per ogni lavoratore inquadrato come impiegato, quadro ed operaio e non è frazionabile su base oraria . Nel caso di lavoratori part time con orario pari o inferiore al 50% il versamento è fissato convenzionalmente in una quota pari al 50%
In caso di part time nella modalità PTOS la quota sarà dovuta per intero o al 50% sulla base dell’orario svolto in ciascun mese.
Quote mensili versamento previdenza complementare.
 









Gruppo A

Gruppo B

Tutti i livelli Tutti i livelli
€8 mensili € 5 mensili


 

CCNL MISERICORDIE: una tantum a settembre



Spetta, con la retribuzione del mese di settembre, un importo una tantum e l’elemento di garanzia retributiva ai dipendenti del CCNL Misericordie


 


A seguito della sottoscrizione dell’accordo di rinnovo per il triennio 2017 – 2019 del CCNL Misericordie, le parti hanno stabilito l’erogazione dell’una tantum al personale assunto prima dell’1/1/2020 ed ancora in servizio alla data del 4/6/2021 , al quale sarà riconosciuto, un importo a titolo di una tantum pari ad euro 1.200,00 parametrati sulla categoria C3 (come da tabella che segue). L’Una Tantum sarà erogata in quattro tranches da 300,00 euro ciascuna e riparametrata per le altre categorie rispettivamente con le competenze relative ai mesi di:
– luglio 2021
– settembre 2021
– novembre 2021
– gennaio 2022


Singola tranche Una tantum


 



















































CATEGORIA

Fascia 1

Fascia 2

Fascia 3

Fascia 4

Fascia 5

Fascia 6

A 238,00 245,00 252,00 264,00 276,00 288,00
B 252,00 264,00 276,00 288,00 300,00 317,00
C 276,00 288,00 300,00 317,00 336,00 357,00
D 317,00 336,00 357,00 379,00 400,00 433,00
E 336,00 357,00 379,00 400,00 433,00 460,00
F 379,00 400,00 433,00 498,00 552,00 667,00


 


Totale Una tantum senza buoni acquisto


 



















































CATEGORIA

Fascia 1

Fascia 2

Fascia 3

Fascia 4

Fascia 5

Fascia 6

A 952,00 981,00 1.009,00 1.057,00 1.104,00 1.152,00
B 1.009,00 1.057,00 1.104,00 1.152,00 1.200,00 1.266,00
C 1.104,00 1.152,00 1.200,00 1.266,00 1.342,00 1.428,00
D 1.266,00 1.342,00 1.428,00 1.514,00 1.599,00 1.733,00
E 1.342,00 1.428,00 1.514,00 1.599,00 1.733,00 1.837,00
F 1.514,00 1.599,00 1.733,00 1.990,00 2.209,00 2.666,00

Fondo per lo sviluppo delle filiere agricole, pesca e acquacoltura: criteri e modalità di utilizzazione


Stabiliti, dalMinistero delle politiche agricole, alimentari e forestalI, i soggetti beneficiai e criteri per beneficiare degli interventi alle imprese della pesca e dell’acquacoltura che risultino stabilmente operative nel territorio italiano.


SOGGETTI BENEFICIARI
In particolare, possono beneficiare del contributo tutte le imprese di pesca marittima che, alla data del 3 giugno 2021, abbiano in armamento un’imbarcazione da pesca, in forma singola o associata per le quali l’attività di pesca marittima risulta essere l’attività prevalente in termini di reddito.
Possono beneficiare del contributo altresì tutte le imprese del settore dell’acquacoltura, ivi incluse le imprese che utilizzano imbarcazioni ai fini produttivi, iscritte alla V categoria che dispongano, alla data del 1° gennaio 2021, di almeno un’unità produttiva stabilmente operativa sul territorio nazionale e che svolgono l’attività di allevamento degli animali di acquacoltura e per le quali l’attività di acquacoltura risulta essere attività prevalente in termini di reddito.
Possono beneficiare del contributo di euro 1,5 milioni destinati alle regioni e province autonome, le imprese che svolgono l’attività di pesca professionale nelle acque interne, sia in forma autonoma che associata.


CONDIZIONI
La concessione dei contributi è condizionata all’avvio, da parte dei soggetti richiedenti, della rispettiva attività economica, alla data 3 giugno 2021 per le imprese della pesca marittima, da accertarsi, attraverso l’armamento, alla stessa data, dell’imbarcazione da pesca ovvero, alla data del 1° gennaio 2021 per le imprese acquicole, da accertarsi con la verifica dell’intervenuta iscrizione, prima dello stesso termine, presso il registro delle imprese nonché della permanenza di tale requisito alla data di presentazione della domanda di accesso alle agevolazioni di cui al presente decreto.La concessione del contributo è subordinata, a pena di inammissibilità, alla presentazione da parte dei soggetti richiedenti
a) domanda di accesso alle procedure di erogazione del contributo;
b) dichiarazione sostitutiva di atto notorio esente da bollo, attestante:
1) di non rientrare nella definizione di impresa in difficoltà;
2) di non aver ricevuto ovvero, qualora ricevuto, di avere restituito un aiuto di Stato dichiarato illegale e incompatibile con decisione della Commissione europea, salvo che lo abbiano rimborsato o depositato in un conto bloccato;
3) limitatamente alle imprese del settore pesca marittima, di disporre dell’imbarcazione risultante in armamento alla data del 3 giugno 2021;
4) limitatamente alle imprese del settore acquacoltura, di essere iscritti come impresa attiva nel registro delle imprese in data antecedente alla data del 1° gennaio 2021 e di risultare in attività alla data della presentazione della domanda di accesso ai contributi di cui al presente decreto;
5) che gli aiuti complessivamente richiesti non superino i 270.000,00 euro per impresa, nel periodo di vigenza delle norme comunitarie
6) che l’attività prevalente risulta essere la pesca professionale ovvero che l’attività prevalente risulta essere l’acquacoltura.


MISURA
I contributi sono concessi nella forma di sovvenzioni dirette nel quadro dei massimali indicati al punto 23.a della comunicazione della Commissione europea C(2020) 1863 del 19 marzo 2020 e sono erogati nei limiti delle risorse disponibili; qualora l’importo totale dei contributi da concedere superi le risorse disponibili, si procederà a ridurre proporzionalmente il contributo spettante per ogni singola impresa.


PROCEDURE PER LA CONCESSIONE PER LE IMPRESE DI PESCA ARMATRICI
Il contributo concesso è riconosciuto a ciascuna impresa richiedente in quota fissa in funzione della stazza dell’imbarcazione misurata in Grosse Tonnage (GT).Il contributo una tantum spettante ad un’impresa armatrice che presenti un’istanza comprendente più imbarcazioni da pesca è pari alla somma dei contributi spettanti per ogni singola imbarcazione da pesca nella rispettiva titolarità ed in armamento alla data del 3 giugno 2021, fino a concorrenza massima di euro 270.000. Ai fini della concessione del contributo, le imprese interessate presentano al Ministero la relativa richiesta, nelle modalità ed entro i termini definiti con provvedimento del direttore della pesca marittima e dell’acquacoltura del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali da emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto. A chiusura del termine definito per la presentazione delle istanze, il Ministero – anche attraverso il supporto delle Capitanerie di porto territorialmente competenti – procede all’istruttoria per la liquidazione degli aiuti ed effettuate le opportune verifiche, ricorrendone i presupposti, autorizza l’erogazione dei contributi di spettanza dei beneficiari.


PROCEDURE PER LA CONCESSIONE CONTRIBUTI PER LE IMPRESE DEL SETTORE DELL’ACQUACOLTURA
Le risorse disposte dal decreto in argomento sono ripartite nelle seguenti riserve di destinazione:
a) 85% per le imprese di micro e piccole dimensioni;
b) 10% per le imprese di medie dimensioni;
c) 5% per le imprese di grandi dimensioni.
Il suddetto contributo è riconosciuto nei seguenti importi:
a) euro 500,00 in quota fissa per ciascuna impresa richiedente;
b) una quota variabile da riconoscersi in relazione alle residue risorse disponibili per il presente provvedimento al netto dei contributi erogati, in proporzione diretta al fatturato medio dichiarato dal soggetto richiedente in sede di presentazione della domanda di accesso al sostegno finanziario e determinato quale media aritmetica dei fatturati annui dichiarati all’interno dei bilanci depositati o delle dichiarazioni dei redditi presentate per ciascun esercizio ricompreso nel triennio 2019-2021. Per le imprese che abbiano avviato l’attività successivamente al 1° gennaio 2020 il fatturato medio annuo coincide con il 50% della media del fatturato delle imprese appartenenti alla medesima categoria in cui si colloca il soggetto richiedente.
Il contributo è riconosciuto, per ciascun soggetto beneficiario, entro e non oltre i seguenti massimali.
a) euro 5.000 per le micro imprese;
b) euro 6.000 per le piccole imprese;
c) euro 10.000 per le medie imprese;
d) euro 20.000 per le grandi imprese.


Prorogato l’ERT del CIRL Alimentari Artigianato Veneto



Prorogata al 31/10/2021 la parte economica sull’elemento regionale transitorio (ERT) del CIPL per i dipendenti della regione Veneto del settore alimentare artigianato, settore alimentare non artigianato fino a 15 dipendenti, settore panificazione.


Proroga della parte economica sull’elemento regionale transitorio (ERT) per settore alimentare artigiano e settore panificatori del CIRL 2017.
L’ERT viene prorogata dal 31/3/2021 al 31/10/2021 nelle stesse modalità e con i medesimi valori previsti dal CIRL 2017 e mantiene le caratteristiche indicate in tale accordo.

ERT aziende artigiane settore alimentare

Viene istituito un elemento regionale transitorio (ERT) da corrispondere ad operai, impiegati e quadri, dipendenti delle aziende artigiane settore alimentare, che sarà erogato per le ore effettivamente lavorate nelle misure mensili/orarie sotto indicate in euro. L’ERT sarà erogato anche ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante solo qualora abbiano completato – anche in forza di uno o più contratti conclusi con datori di lavoro diversi ma finalizzati al conseguimento della medesima qualifica contrattuale – il terzo anno di apprendistato. La corresponsione dell’elemento partirà dal 1 mese successivo all’inizio del 4° anno.
 







































Livello

Valore ERT in €

  Mensile Orario
1S 130,00 0,75144
1 104,00 0,60115
2 85,00 0,49132
3/A 73,00 0,42196
3 62,00 0,35838
4 55,00 0,31791
5 48,00 0,27745
6 38,00 0,21965



ERT aziende artigiane settore della panificazione

Viene istituito un elemento regionale transitorio (ERT) da corrispondere ad operai, impiegati e quadri (con esclusione degli apprendisti), dipendenti delle aziende della panificazione, che sarà erogato per le ore effettivamente lavorate nelle misure mensili/orarie sotto indicate in euro. L’ERT sarà erogato anche ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato professionalizzante solo qualora abbiano completato – anche in forza di uno o più contratti conclusi con datori di lavoro diversi ma finalizzati al conseguimento della medesima qualifica contrattuale – il terzo anno di apprendistato. La corresponsione dell’elemento partirà dal 1 mese successivo all’inizio del 4° anno.
 



























Livello

Valore ERT (in €)

  Mensile Orario
A1S 21,20 0,12254
A1 17,70 0,10231
A2 14,80 0,08555
A3 11,30 0,06532
A4 9,40 0,05434



























Livello

Valore ERT (in €)

  Mensile Orario
B1 13,00 0,07514
B2 6,90 0,03988
B3S 5,80 0,03353
B3 5,60 0,03237
B4 4,50 0,02601

In arrivo i nuovi contratti di sviluppo


20 SETT 2021 Introdotta clausola per incentivare le assunzioni di lavoratori da aziende in crisi(MISE – DM 17 settembre 2021

Con il decreto in oggetto il MISE consente alle imprese di presentare, a partire da lunedì 20 settembre, le domande per richiedere gli incentivi previsti dai nuovi Contratti di sviluppo.
La principale novità che viene introdotta nel provvedimento è la clausola voluta per quelle imprese che si impegneranno, nel caso di un incremento occupazionale delle loro attività, ad assumere in via prioritaria i percettori di interventi di sostegno al reddito, disoccupati a seguito di procedure di licenziamento collettivo e lavoratori di aziende coinvolte in tavoli di crisi attivi presso il Ministero.
È disposta, a partire dalle ore 12.00 del giorno 20 settembre 2021, la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di agevolazione a valere sul Contratto di sviluppo per i quali era stata disposta la chiusura.
Le domande di agevolazioni dovranno essere presentate all’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. – Invitalia, a pena di invalidità, secondo le modalità ed i modelli indicati nell’apposita sezione dedicata ai Contratti di sviluppo del sito internet dell’Agenzia medesima (www.invitalia.it).
Ai fini della sottoscrizione di un Accordo di programma, o di un Accordo di sviluppo di cui all’articolo 9-bis del medesimo decreto, i soggetti beneficiari, nel caso in cui sia previsto un incremento occupazionale, si impegnano a procedere prioritariamente, nell’ambito del rispettivo fabbisogno di addetti, e previa verifica dei requisiti professionali, all’assunzione dei lavoratori che risultino percettori di interventi a sostegno del reddito, ovvero risultino disoccupati a seguito di procedure di licenziamento collettivo, ovvero dei lavoratori delle aziende del territorio di riferimento coinvolte da tavoli di crisi attivi presso il Ministero dello sviluppo economico.
Ai fini dell’apprezzamento del requisito connesso al significativo impatto occupazionale previsto per la sottoscrizione di un Accordo di sviluppo, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. – Invitalia, valuta anche la possibile capacità del programma di sviluppo proposto di consentire la salvaguardia dei lavoratori di aziende del territorio di riferimento coinvolte da tavoli di crisi attivi presso il Ministero dello sviluppo economico. La predetta valutazione può essere effettuata per le nuove istanze di Accordo di sviluppo e per le istanze per le quali non sono già state trasmesse le valutazioni istruttorie di competenza.


Conversione DL 103/2021: ricollocazione professionale e accordi di riallineamento


Pubblicata la Legge 16 settembre 2021, n. 125, di conversione del DL 103/2021, contenente, tra l’altro, disposizioni urgenti per la tutela del lavoro.


Il nuovo articolo 3-bis (Servizi di outplacement per la ricollocazione professionale) dispone, per il 2021, al fine di permettere l’accesso ai servizi di outplacement per la ricollocazione professionale (art. 2, co. 1, lettera d), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276), lo stanziamento di nuove risorse destinate all’attivazione di servizi per la ricollocazione professionale dei lavoratori dipendenti di aziende che siano state poste in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria o dei lavoratori che siano stati collocati in cassa integrazione guadagni per cessazione dell’attività (art. 44 del DL 28 settembre 2018, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla L. 16 novembre 2018, n. 130). Con apposito decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate le necessarie disposizioni applicative.

Ai sensi del novellato articolo 3-ter, l’articolo 10 della Legge 29 ottobre 2016, n. 199, si interpreta nel senso che, in relazione alla rappresentatività datoriale, il requisito della sottoscrizione con le stesse parti degli accordi aziendali di recepimento dei programmi di riallineamento si intende soddisfatto anche qualora tali accordi aziendali siano sottoscritti dalla sola associazione imprenditoriale cui è iscritta l’azienda interessata e firmataria dell’accordo provinciale di riallineamento.
La procedura di adesione ai programmi di riallineamento deve essere interpretata nel senso che gli accordi aziendali, comunque sottoscritti entro il termine del 17 ottobre 2001, nei quali le parti hanno convenuto di aderire al programma di riallineamento previsto dagli accordi provinciali con gradualità e per il periodo in essi previsto, possono stabilire inizialmente anche un periodo parziale di riallineamento retributivo e possono essere successivamente integrati, in tutto o in parte, per la prosecuzione del riallineamento retributivo, da accordi sottoscritti anche oltre la suddetta data, purché tali accordi siano sottoscritti in data comunque antecedente a quella di entrata in vigore della legge di conversione in parola (19 settembre 2021).
Il regime sanzionatorio deve intendersi applicato esclusivamente ad eventuali periodi non coperti da accordi aziendali di recepimento.