Covid-19: regione Campania in zona arancione


Dal 19 aprile la regione Campania passa in zona arancione e dalla medesima data resta confermata la zona rossa per la Puglia e Valle d’Aosta (Ministero Salute – ordinanze 16 aprile 2021).

In base a tali disposizioni e alle ordinanze del Ministro della Salute, dal 19 aprile 2021, l’Italia è cosi suddivisa:


– zona arancione: regioni Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto e alle Province autonome di Bolzano e Trento;


– zona rossa: regioni Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta.


L’Italia riparte


Nella conferenza stampa del 16 aprile 2021 il Presidente Draghi ha esposto i tre pilastri della strategia di rilancio del paese: una chiara mappa delle riaperture, misure di sostegno all’economia e alle imprese, rilancio della crescita grazie agli investimenti (Presidenza Consiglio dei Ministri – comunicato 16 aprile 2021).

Riaperture delle attività

A partire dal 26 aprile tornano le zone gialle, ma con un cambiamento rispetto al passato: si dà precedenza alle attività all’aperto, a partire dalla ristorazione con tavoli all’aperto a pranzo e a cena.


I ristoranti potranno riaprire anche al chiuso solo a pranzo a partire dal 1° giugno.

Con il ripristino delle zone gialle riaprono automaticamente i musei, mentre teatri, cinema e spettacoli in zona gialla potranno riaprire con misure di limitazione di capienza stabilite dal Comitato tecnico scientifico.

A partire dal 15 maggio potranno riavviare l’attività le piscine solo all’aperto e dal 1° giugno le palestre. A seguire fiere e congressi, stabilimenti termali e parchi tematici.

Nelle zone gialle e arancioni riaprono le scuole di ogni ordine e grado in presenza; nelle zone rosse saranno aperti in presenza gli asili nido e le scuole fino alla prima media, e per i licei ci sono modalità che suddividono le lezioni in parte in presenza e in parte a distanza.

Spostamenti

Sarà di nuovo possibile spostarsi liberamente fra Regioni in zona gialla. Per andare in Regioni di diverso colore si prevede la sussistenza di una fra le seguenti condizioni: avvenuta vaccinazione, esecuzione di un test Covid-negativo in un arco temporale recente, avvenuta guarigione da Covid.

Sostegno all’economia

Gli interventi di sostegno seguono due tipi di logica: un sostegno alle persone e alle famiglie che hanno subito un calo del reddito e non per loro colpa, e un aiuto in favore delle imprese per evitare che chiudano per mancanza di liquidità.


In particolare, con il prossimo intervento di sostegno si rafforzeranno gli aiuti alle aziende e alle partite Iva colpite dalla crisi. Ci saranno misure per coprire i costi fissi, come affitti e bollette, nonché interventi per favorire il credito e la liquidità e rinvii ed esenzioni delle tasse. Ci saranno anche risorse in più per i giovani e per gli enti territoriali.

Investimenti per la crescita futura

Dopo l’uscita dall’emergenza sanitaria l’Italia dovrà tornare finalmente alla crescita. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sarà la chiave di volta per il rilancio: l’Italia ha a disposizione 191,5 miliardi di euro, di cui 69 a fondo perduto, 122 prestiti, più 30 miliardi del fondo di accompagnamento al PNRR. Con questo fondo saranno finanziate le opere che hanno un orizzonte temporale più ampio dei 6 anni di durata del Recovery Fund, ma che dovranno marciare con la stessa velocità.


Credito d’imposta locazioni: chiarimenti dal Fisco


Forniti chiarimenti in materia di credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, circa le modalità di calcolo della riduzione di fatturato nel caso di cessione d’azienda con riserva di proprietà (Agenzia delle Entrate – Risposta 16 aprile 2021, n. 256).

Nel caso di specie, la società istante nel 2019 aveva ceduto l’unica azienda (bar), con riserva di proprietà, ad un’altra società.
La società acquirente, che non ha pagato nemmeno parzialmente il corrispettivo, ha gestito l’azienda nel 2019.
Ottenuta la restituzione dell’azienda nel 2020, a seguito di esercizio di azione giudiziaria, la società istante ha ripreso l’attività, fino a quando c’è stata la chiusura per lockdown (nei primi giorni del 2020).
L’istante chiede all’Agenzia delle Entrate di conoscere se possa considerare il fatturato della società acquirente nel calcolo della diminuzione del fatturato, ai fini dell’ottenimento del bonus locazione di cui all’articolo 28 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, e dei vari contributi a fondo perduto/ristori oppure se, ai fini di tali misure, sia possibile considerarla “costituita dopo il 1°gennaio 2019”.
L’Agenzia ritiene che, in relazione alla fattispecie rappresentata, non si configuri l’ipotesi di un soggetto costituito dopo il 1° gennaio 2019. Diversamente, il calcolo della riduzione del fatturato deve essere effettuato considerando, altresì, la quota del medesimo fatturato derivante dell’azienda oggetto di trasferimento per i mesi di riferimento del credito in esame. In ogni caso, resta ferma la necessaria sussistenza degli ulteriori requisiti di cui al citato articolo 28, a nulla rilevando il fatturato dell’azienda acquirente.


Ristori esclusi per il barbiere collocato all’interno di un palestra


L’attività di barbiere collocata all’interno di una palestra, senza alcun accesso indipendente, non può accedere ai Ristori-bis, in quanto il codice ateco 96.02.01 non è incluso tra le attività ammesse, anche se l’attività non è stata esercitata a causa della chiusura disposta dal Governo per la palestra. Prevista invece la sospensione dei termini di versamento (Agenzia Entrate – risposta 19 aprile 2021, n. 262).

La società interpellante esercita l’attività di barbiere presso uno spazio interno ad una palestra, più precisamente il negozio è situato all’interno dello stabile principale della palestra senza possibilità di un accesso indipendente.


Successivamente all’emanazione del D.P.C.M. del 25 ottobre 2020, la struttura sportiva ha dovuto chiudere e l’istante non ha potuto continuare la sua attività dato che la palestra è rimasta chiusa dal giorno 26 ottobre 2020.


Il proprietario dell’attività di barbiere, seppure in teoria avrebbe potuto proseguire la propria attività ai sensi del D.P.C.M. del 25 ottobre 2020, non ha potuto esercitarla stante la particolare collocazione nella struttura sportiva, con la diretta conseguenza di non avere percepito alcun corrispettivo previsto dall’art. 2, del Decreto Ristori-bis (D.L. n. 149/2020).


Il primo decreto Ristori e il decreto Ristori-bis hanno introdotto numerose misure di sostegno destinate agli operatori economici interessati dalle nuove misure restrittive, disposte dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 ottobre2020 e del 3 novembre 2020, per il contenimento della seconda ondata di contagio da Coronavirus.


In particolare, il decreto Ristori bis ha previsto che al fine di sostenere gli operatori dei settori economici interessati dalle misure restrittive introdotte per contenere la diffusione dell’epidemia da COVID-19, è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre 2020, hanno la partita IVA attiva, dichiarano di svolgere come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO ammessi al contributo e hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto.


Fatta tale premessa, il codice ateco dell’attività dell’istante è il 96.02.01 e poiché non rientra tra i codici ATECO individuati dalle disposizioni normative sopra richiamate, in quanto non oggetto di specifica sospensione, non può fruire del contributo previsto dal DL Ristori-bis anche se è stato impossibilitato ad esercitare l’attività.


La società istante potrà invece fruire della sospensione dei termini di versamento in presenza di una riduzione di fatturato di almeno il 33% nel mese di novembre dell’anno 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, anche se non ricompresa nell’elenco dei codici ATECO individuate dalle disposizioni normative.


Superbonus: nuovi chiarimenti dal Fisco


Forniti nuovi chiarimenti in materia di Superbonus (Agenzia delle Entrate – Risposte nn. 253 e 254 del 15 aprile 2021).

Applicazione del regime agevolativo a favore di una cooperativa sociale di produzione e lavoro

Con riferimento al caso di specie, una cooperativa sociale di produzione e lavoro che, in base all’articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973, corrisponde retribuzioni per un importo non inferiore al cinquanta per cento dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie è esente dalle imposte sui redditi ovvero fruisce di una esenzione parziale se l’ammontare delle retribuzioni è inferiore al 50 per cento.
Pertanto, qualora la cooperativa istante:
– corrisponda retribuzioni per un importo non inferiore al cinquanta per cento dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie, rientrando tra le ipotesi di esenzione dalle imposte sui redditi di cui al citato articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973, non potrà beneficiare del Superbonus, né potrà esercitare l’opzione per lo sconto in fattura o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione;
– usufruisca della esenzione parziale dalle imposte sui redditi, ai sensi del medesimo articolo 11 del d.P.R. n. 601 del 1973, potrà accedere al Superbonus, nel rispetto delle condizioni e degli adempimenti ivi previsti con la possibilità di optare per la fruizione del predetto Superbonus in una delle modalità alternative previste dall’articolo 121 del decreto Rilancio.
Con riferimento, invece, alla tipologia degli interventi ammessi, il Superbonus non spetta per le spese relative agli interventi di riqualificazione energetica globale del fabbricato, ai sensi del comma 344 della legge n. 296 del 2006, costituendo quest’ultimo un intervento a sé stante.
Tuttavia, nel rispetto di tutte le altre condizioni normativamente previste, potrà accedere al Superbonus per gli interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici nonché per l’istallazione delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

Servizi connessi alla realizzazione degli interventi agevolabili forniti da un unico contraente generale

Nel caso di specie, l’Istante rappresenta di essersi affidato a un fornitore unico che opera come “contraente generale “, che provvederà alla progettazione e realizzazione delle opere, rapportandosi, ai fini dell’esecuzione dell’intero intervento, da un lato, con il committente e dall’altro con tutti i soggetti coinvolti nello svolgimento degli adempimenti necessari per il completamento dell’intervento stesso. In particolare, i servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione, svolti da professionisti incaricati dall’Istante, saranno fatturati dal professionista al fornitore unico, che poi li addebiterà in fattura all’Istante, in virtù di un mandato senza rappresentanza.
Il contratto stipulato dall’Istante con il “contraente generale” include anche le attività inerenti l’ottenimento del visto di conformità e il rilascio delle asseverazioni previste dalla disciplina agevolativa. I fornitori e i professionisti – individuati dall’Istante – effettuano la propria prestazione nei confronti del “contraente generale”, che agisce su specifico mandato senza rappresentanza conferito dal committente Istante (beneficiario della detrazione).
In particolare, i corrispettivi spettanti per il servizio professionale reso sono fatturati al “contraente generale” e da questi analiticamente riaddebitati all’Istante che, quindi, riceve una fattura dal “contraente generale”, con l’indicazione di detti corrispettivi per la prestazione di servizi acquistati per conto del committente.
Nell’ambito dell’attività espletata, nel caso rappresentato, il “contraente generale ” propone, peraltro, di operare lo sconto in fattura al committente (istante), a titolo di pagamento parziale o totale dei beni e servizi prestati, recuperando il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante.
Tanto premesso, l’Agenzia ritiene che l’Istante possa accedere al Superbonus ed esercitare l’opzione per lo sconto in fattura in relazione ai costi che l’impresa, in qualità di ” contraente generale”, gli fatturerà per la realizzazione di interventi specifici oggetto di agevolazione, inclusi quelli relativi ai servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione (visto di conformità e asseverazioni).
In particolare, essendo necessario, ai fini del Superbonus e dell’esercizio dell’opzione, che siano documentate le spese sostenute e rimaste effettivamente a carico del committente/beneficiario dell’agevolazione, nella fattura emessa dal ” contraente generale ” per riaddebitare all’Istante le spese relative ai servizi professionali, o in altra idonea documentazione, deve essere descritto in maniera puntuale il servizio ed indicato il soggetto che lo ha reso.
Resta fermo che il riconoscimento dello sconto in fattura da parte del fornitore unico anche per servizi professionali necessari per lo svolgimento dei lavori e per l’effettuazione delle pratiche amministrative e fiscali inerenti l’agevolazione è consentita, a condizione che gli effetti complessivi siano i medesimi di quelli configurabili nell’ipotesi in cui i professionisti che rendono i servizi in questione avessero effettuato direttamente lo sconto in fattura al committente, beneficiario dell’agevolazione.
L’Agenzia sottolinea che sono agevolabili tutte le spese caratterizzate da un’immediata correlazione con gli interventi che danno diritto alla detrazione, specificando che tra le predette spese non rientrano i compensi specificatamente riconosciuti all’amministratore per lo svolgimento degli adempimenti dei condomini connessi all’esecuzione dei lavori e all’accesso al Superbonus. Tale chiarimento risulta estendibile anche all’eventuale corrispettivo corrisposto al contraente generale” per l’attività di “mero” coordinamento svolta e per lo sconto in fattura applicato, trattandosi, anche un questo caso, di costi non “direttamente” imputabili alla realizzazione dell’intervento. Pertanto tale corrispettivo è, in ogni caso, escluso dall’agevolazione.


Codici tributo per fruire della proroga del regime dei lavoratori impatriati


Istituiti i codici tributo per il versamento, tramite modello F24 ELIDE, degli importi per l’adesione alla proroga per ulteriori cinque anni del regime speciale previsto per i lavoratori impatriati di cui all’art. 16, co. 3-bis, D.Lgs. n. 147/2015 (Agenzia Entrate – risoluzione 15 aprile 2021, n. 27).

Il regime speciale dei lavoratori impatriati può essere prorogato per ulteriori cinque periodi d’imposta, prevedendo una tassazione del 50% ovvero del 10% del reddito, in presenza di specifici requisiti.


Si può optare per la proroga, previo versamento di un importo del 10% o del 5% dei redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia oggetto dell’agevolazione, mediante il modello di pagamento F24, senza la possibilità di avvalersi della compensazione.


In tal senso, per consentire il versamento dei suddetti importi, tramite il modello di versamento “F24 Versamenti con elementi identificativi” (F24 ELIDE), l’Agenzia delle Entrate ha istituito i seguenti codici tributo:
– “1860” denominato “Importo dovuto (10 per cento) per l’adesione al regime agevolato di cui all’art. 5, co. 2-bis, lett. a), del DL n. 34 del 2019”;
– “1861” denominato “Importo dovuto (5 per cento) per l’adesione al regime agevolato di cui all’art. 5, co. 2-bis, lett. b), del DL n. 34 del 2019”.


In sede di compilazione del modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” devono essere indicati:


– nella sezione “CONTRIBUENTE” i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore che opta per l’adesione al regime agevolato;
– nella sezione “ERARIO ED ALTRO”:
a) nel campo “tipo”, la lettera “R”;
b) nel campo “elementi identificativi”, se applicabile, il codice fiscale del datore di lavoro cui il lavoratore dipendente presenterà la richiesta di applicazione del regime agevolato;
c) nel campo “codice”, il codice tributo sopra indicato;
d) nel campo “anno di riferimento”, l’anno corrispondente al primo periodo d’imposta di fruizione dell’agevolazione di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147, nel formato “AAAA”;
e) nel campo “importi a debito versati”, l’importo dovuto.


Accertamento per trasparenza al socio: efficacia del giudicato favorevole alla società

La Corte di Cassazione ha affermato che l’annullamento dell’avviso di accertamento o la riduzione della pretesa creditoria nei confronti della società di persone, comporta l’annullamento o la corrispondente diminuzione della pretesa fiscale anche della cartella di pagamento emessa nei confronti del socio illimitatamente responsabile. A tal fine la sentenza favorevole alla società spiega efficacia nei confronti dei soci solo se passata in giudicato (Ordinanza 14 aprile 2021, n. 9860).

La controversia riguarda l’impugnazione della cartella di pagamento conseguente all’avviso di accertamento non impugnato, ricevuto dal contribuente in qualità di socio a seguito di attribuzione per trasparenza del maggior reddito accertato nei confronti della società di persone partecipata all’esito di indagini bancarie in cui sono emerse movimentazioni finanziarie non giustificate.
I giudici tributari hanno parzialmente accolto il ricorso del contribuente, riconoscendo una riduzione del maggior reddito attribuito, sul presupposto di una corrispondente decisione favorevole nel giudizio riguardante la società a cui il socio ha partecipato in qualità di litisconsorte necessario.
La decisione è stata impugnata dall’Agenzia delle Entrate che ha eccepito:
– l’inammissibilità del ricorso avverso la cartella esattoriale il cui prodromico avviso di accertamento non era stato impugnato dal contribuente;
– l’inefficacia della sentenza favorevole alla società partecipata in assenza del passaggio in giudicato.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari accogliendo parzialmente i motivi del ricorso erariale.
In merito all’impugnabilità della cartella di pagamento, la Suprema Corte ha osservato che in materia di società di persone, allorquando viene contestata la distribuzione al socio del reddito non dichiarato, il fatto che non sia più possibile il ricorso autonomo, e tuttavia la parte possa essere chiamata in causa legittimamente, deve essere inteso nel senso che la sentenza favorevole al contribuente possa essere opposta all’Ufficio (nonostante la definitività dell’accertamento nei suoi confronti), ad esempio per impugnare la cartella esattoriale e gli atti successivi della riscossione, con il solo limite della irripetibilità di quanto già pagato.
Per quanto riguarda l’efficacia della sentenza favorevole alla società partecipata, la Corte Suprema ha affermato che solo la sentenza passata in giudicato in ordine all’avviso di accertamento emesso nei confronti della società di persone spiega efficacia anche nei confronti dei soci che, pur avendo partecipato al giudizio in qualità di litisconsorti necessari, non hanno impugnato l’avviso di accertamento emesso nei loro confronti. In particolare, quanto agli accertamenti divenuti definitivi perché non impugnati, vale la regola già ricordata della non autonoma impugnabilità e della opponibilità all’amministrazione finanziaria del giudicato favorevole al contribuente, che si formi nel giudizio nel quale lo stesso intervenga come litisconsorte, con il solo limite della irripetibilità di quanto pagato.

Struttura per le crisi d’impresa


Nuove competenze professionali qualificate e strumenti innovativi per risolvere le crisi aziendali (MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO – Decreto 09 marzo 2021, Comunicato 15 aprile 2021)

Il decreto, firmato dal Ministro dello Sviluppo economico, d’intesa con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, riorganizza le funzioni e la composizione della Struttura per le crisi d’impresa.
Il decreto, che ha ottenuto il via libera della Corte dei Conti, potenzia l’organismo che supporta il vertice politico-amministrativo nella gestione dei tavoli di crisi, dotandolo di competenze professionali qualificate, funzionali a elaborare proposte operative e di intervento per il superamento delle crisi aziendali.
L’obiettivo è individuare strumenti innovativi per favorire azioni di reindustrializzazione e riconversione delle aree colpite dalla crisi, nonché tutelare e salvaguardare i lavoratori coinvolti.
La Struttura avrà inoltre il compito di favorire l’attrazione di investimenti, sia attraverso investitori nazionali che internazionali, quale strumento per la risoluzione di crisi aziendali.
A tal riguardo la Struttura stessa, la cui articolazione prevede un coordinatore che sarà nominato dal Ministro a seguito di una procedura di selezione, opererà in sinergia con i rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali. Potranno, inoltre, essere coinvolti rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni imprenditoriali.

Iva ordinaria per la cessione di cucine arredate


La cessione di cucine arredate, ricomprese in unità abitative oggetto di compravendita sconta sempre l’Iva ordinaria, sia verso il cliente finale sia al passaggio dal produttore alla società immobiliare. Pertanto, la società immobiliare che commercializza abitazioni con annesse cucine funzionanti, non può accedere aliquote ridotte dell’Iva, in relazione alla compravendita delle stesse cucine, in quanto trattasi di operazioni di compravendita di beni differenti, alle quali non è possibile applicare il medesimo trattamento IVA (Agenzia Entrate – risoluzione 14 aprile 2021, n. 25).

Sulla valutazione se la cessione di una cucina funzionante all’interno di un’unità immobiliare (c.d. cessione “a corpo”) costituisca un’unica operazione immobiliare oppure un’operazione distinta, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che una cucina funzionante collocata all’interno di una unità abitativa non possiede le caratteristiche proprie dei beni immobili ed infatti una cucina arredata non può dirsi:


– incorporata nel fabbricato o nell’edificio, essendo, di norma, agevolmente smontabile e rimuovibile;


– parte integrante di un fabbricato o di un edificio: in mancanza di una cucina arredata il fabbricato o l’edificio non può dirsi incompleto, diversamente da quanto accadrebbe per l’eventuale mancanza di porte, finestre, tetti, scale e ascensori;


– installata in modo permanente in un fabbricato o in un edificio, potendo essere rimossa senza di per sé distruggere o alterare il fabbricato o l’edificio stesso.


Nel Decreto IVA è preciato che “Il trasporto, la posa in opera, l’imballaggio, il confezionamento, la fornitura di recipienti o contenitori e le altre cessioni o prestazioni accessorie ad una cessione di beni o ad una prestazione di servizi, effettuati direttamente dal cedente o prestatore ovvero per suo conto e a sue spese, non sono soggetti autonomamente all’imposta nei rapporti fra le parti dell’operazione principale”.


In merito ai criteri in base ai quali un’operazione possa, agli effetti dell’IVA, qualificarsi accessoria, la Corte di Giustizia UE ha precisato che “una prestazione deve essere considerata accessoria ad una prestazione principale quando essa non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore”.


Tali principi sono stati recepiti dalla Suprema Corte di Cassazione secondo cui “la prestazione accessoria deve essere strumentale a quella principale e avere il fine di permettere l’effettuazione o la migliore fruizione della prestazione principale; cioè l’elemento decisivo è rappresentato dal fatto che l’operazione accessoria si configuri essenzialmente come un mezzo per il completamento o la realizzazione della operazione principale.


Coerentemente con i predetti principi, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che per individuare le operazioni accessorie occorre verificare concretamente il nesso di dipendenza funzionale con la prestazione principale e il valore comparativo delle varie prestazioni. La stessa risoluzione ha precisato, altresì, che “le operazioni accessorie devono avere la funzione di integrare, completare e rendere possibile la prestazione principale”.


Sulla base di questa ricostruzione, la cessione di una cucina funzionante non può costituire un mezzo per fruire nelle migliori condizioni dell’operazione principale né per la sua realizzazione, ben potendo la cessione di una unità immobiliare concludersi a prescindere dalla fornitura di una cucina arredata.


In altri termini, la cessione di una cucina funzionante non costituisce un elemento senza il quale l’operazione principale di vendita dell’unità immobiliare non sarebbe possibile.


Pertanto, la cessione delle unità abitative di categoria catastale diversa da A1, A8 e A9, costituisce, ai fini IVA, una cessione di beni distinta da quella avente a oggetto la cucina. La cessione di una cucina deve considerarsi come un’operazione distinta dalla cessione dell’unità immobiliare e deve essere assoggettata ad aliquota IVA ordinaria.


Inoltre, una cucina funzionante, completa di tutti gli elementi normalmente impiegati per lo scopo a cui è destinata (elettrodomestici, mobili, sedie, tavoli, cassettiere, mensole, credenze, ripiani, etc.), è composta da un insieme di elementi che, complessivamente intesi, non sembrano possedere le caratteristiche proprie dei beni finiti.


Una cucina arredata, infatti, sebbene sia in grado di conservare una propria individualità, è formata da beni ed elementi che, di norma, non sono destinati a incorporarsi e divenire parte della costruzione.


Pertanto, la cessione della cucina dal produttore o installatore alla società non costituisca un’operazione avente ad oggetto un bene finito. Conseguentemente, detta operazione deve essere assoggettata a IVA con l’aliquota ordinaria.


Fondazioni ONLUS e non ONLUS, chiarimenti sul Superbonus


Fornite precisazioni sull’accesso al Superbonus per le Fondazioni ONLUS e non ONLUS. Si rammenta che oggi, 15 aprile 2021, scade il termine per l’invio delle comunicazioni delle opzioni di cui all’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, relativamente alle spese sostenute nell’anno 2020 (Agenzia delle Entrate – Risposte 14 aprile 2021, nn. 249, 250, 251 e 252 e Provvedimento 30 marzo 2020, n. 83933).

Interventi di efficientamento energetico su immobili classificati catastalmente nelle categorie B/1 e B/5 di proprietà di una Fondazione ONLUS

Con riferimento ai soggetti ammessi al Superbonus, nel comma 9, lettera d-bis) dell’articolo 119 del decreto Rilancio viene stabilito che l’agevolazione si applica, tra l’altro, agli interventi effettuati dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, dalle organizzazioni di volontariato (OdV) iscritte nei registri di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, dalle associazioni di promozione sociale (APS) iscritte nei registri nazionali, regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano previsti dall’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383.
Per detti soggetti, non essendo prevista alcuna limitazione espressa, il beneficio spetta per tutti gli interventi agevolabili, indipendentemente dalla categoria catastale e dalla destinazione dell’immobile oggetto degli interventi medesimi, ferma restando la necessità che gli interventi ammessi al Superbonus siano effettuati sull’intero edificio o sulle singole unità immobiliari.
Nel caso di specie, la Fondazione riferisce che intende effettuare dei lavori di efficientamento energetico, e, in particolare, di “isolamento termico a cappotto esterno della struttura, con installazione di un microgeneratore a fuell cell per la produzione di energia termica ed elettrica, oltre all’installazione di un impianto fotovoltaico con sistema di accumulo. Gli interventi prospettati comporteranno il miglioramento di almeno due classi energetiche degli immobili interessati”.
Ne consegue che la Fondazione, nel rispetto dei requisiti e degli adempimenti richiesti, potrà accedere al Superbonus.

Fondazione Onlus proprietaria di due edifici che al termine dei lavori si otterrà un unico edificio di categoria catastale B/1

Nel caso di specie, la Fondazione intende effettuare la “sostituzione del vecchio impianto eliminando l’uso del gas metano sostituendolo con un impianto di climatizzazione a pompa di calore quale intervento trainante. Inoltre sono previsti gli interventi trainati (coibentazione copertura e installazione colonnina di ricarica dei veicoli elettrici)” e al “termine dei lavori si otterrà un unico edificio di categoria catastale B/1”.
La Fondazione è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale rientrante tra i soggetti di cui alla lettera d-bis del citato comma 9 dell’articolo 119 del decreto Rilancio, che detiene due immobili di categoria B/1 sui quali ha in corso una ristrutturazione per l’accorpamento in un unico edificio e dichiara di volere beneficiare del Superbonus per taluni interventi di riqualificazione energica (sostituzione dell’impianto di riscaldamento, coibentazione delle copertura e installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici). Ciò considerato, fermo restando il rispetto delle condizioni previste per fruire dell’agevolazione in esame, la ONLUS istante potrà accedere al Superbonus per i descritti interventi di riqualificazione energetica, sempreché realizzati a partire dal 1° luglio 2020, considerando il numero delle unità esistenti all’inizio dei lavori per l’individuazione dei limite di spesa massima ammessa al beneficio in questione. In particolare, nel presupposto che l’intervento riguardi due edifici non funzionalmente indipendenti, appartenenti ad un unico proprietario sono applicabili i medesimi limiti di spesa previsti per gli interventi condominiali pari:
– a euro 40.000 (euro 20.000 moltiplicato per due), per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento, che l’istante dichiara essere intervento trainante;
– a euro 109.090 (euro 54.545 moltiplicato per due), per la coibentazione della copertura, che l’istante dichiara essere intervento trainato;
– a euro 3.000 (euro 1.500 da moltiplicare per due) per l’installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici.

Interventi di risparmio energetico e riduzione del rischio sismico su edificio di proprietà di una Fondazione

Con riferimento al caso di specie, considerato che la Fondazione non rientra tra i soggetti di cui alla lettera d-bis del citato comma 9, dell’articolo 119 del decreto Rilancio, la stessa non potrà accedere al Superbonus.
Pertanto, l’Istante, non potrà avvalersi delle maggiori detrazioni previste dal citato articolo 119 del decreto Rilancio, relativamente agli immobili posseduti.
Si evidenzia che agli enti non commerciali non è tuttavia precluso l’accesso alle detrazioni previste per gli interventi di efficienza energetica (ecobonus) e miglioramento antisismico (sismabonus), di cui agli articoli 14 e 16 del decreto legge n. 63 del 2013.

Installazione dei pannelli isolanti sulle facciate su due edifici, costituiti da più unità immobiliari, di proprietà di una Fondazione ONLUS

Nel caso di specie, la Fondazione riferisce che intende effettuare dei lavori di efficientamento energetico e, in particolare, “ha in programma per entrambi gli immobili lavori di installazione di pannelli isolanti sulle facciate, lavori rientranti nelle previsioni dell’art. 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34”.
Considerato che la Fondazione è un organizzazione non lucrativa di utilità sociale rientrante tra i soggetti di cui alla lettera d-bis del citato comma 9 dell’articolo 119 del decreto Rilancio, nel presupposto che siano rispettate tutte le condizioni previste per accedere all’agevolazione, la stessa potrà accedere al Superbonus per i descritti interventi di risparmio energetico sugli immobili di cui è proprietaria.