Trasferimento di immobile per atto del giudice: agevolazioni prima casa

La Corte di Cassazione ha affermato che ai fini dell’agevolazione prima casa, anche nell’ipotesi di trasferimento dell’immobile per atto del giudice è comunque necessario formulare espressamente la richiesta di accesso ai benefici e rilasciare le specifica dichiarazione di possesso dei requisiti previsti dalla disciplina agevolativa. In tal caso, tuttavia, il termine per fornire detta dichiarazione è posticipato al momento della registrazione dell’atto (Ordinanza 29 ottobre 2020, n. 23863)

La controversia trae origine dall’avviso di liquidazione dell’imposta di registro dovuta per la registrazione di una sentenza di divisione giudiziale di un compendio immobiliare in comunione ereditaria.
In particolare, l’Agenzia delle Entrate non ha riconosciuto l’applicazione delle agevolazioni prima casa, in considerazione dell’assenza nell’atto della esplicita richiesta di fruizione di tali benefici e della dichiarazione di esistenza dei presupposti cui è condizionata l’agevolazione.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso ritenendo che il contribuente non avesse alcuna possibilità di intervenire per rendere la dichiarazione prevista per fruire del regime fiscale agevolato, atteso che scaturendo l’assegnazione dell’immobile da una sentenza conseguente a un giudizio di divisione, lo stesso non poteva sapere se quel determinato immobile gli sarebbe stato assegnato.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari, affermando la necessità della dichiarazione prevista dalla norma agevolativa anche nell’ipotesi di trasferimento per atto del giudice.
Nella fattispecie, l’atto sottoposto a registrazione è una sentenza di divisione giudiziale di un compendio immobiliare in comunione ereditaria, per la quale è previsto l’obbligo di richiedere la registrazione a carico del Cancelliere.
In materia di agevolazioni “prima casa”, la norma (art. 1, Legge n. 168 del 1982 e art. 1, parte prima, della Tariffa allegata al DPR n. 131 del 1986) circoscrive la possibilità per il contribuente di effettuare dichiarazioni in ordine alle agevolazioni fiscali di cui intende avvalersi, nel solo ambito dell’atto traslativo, senza alcuna previsione per il diverso caso in cui l’atto di trasferimento avvenga per atto del giudice, come in sede di divisione giudiziale dell’eredità.

In particolare, la norma stabilisce che le agevolazioni fiscali “prima casa” (…) si applicano altresì ai trasferimenti di fabbricati o porzioni di fabbricato destinati ad abitazione non di lusso (…), effettuati da persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di impresa, arte o professione nei confronti di persone fisiche, a condizione (…) che nell’atto di trasferimento il compratore dichiari a pena di decadenza, di non possedere altro fabbricato o porzione di fabbricato destinato ad abitazione nel comune di residenza o in quello, se diverso, ove svolge la propria attività prevalente, di adibirla a propria abitazione e di non aver usufruito delle agevolazioni “prima casa”; in caso di dichiarazione mendace sono dovute imposte nella misura ordinaria nonché una soprattassa nella misura del trenta per cento delle imposte stesse.

Secondo la Corte di Cassazione, dal fatto che il trasferimento dell’immobile derivi, come nel caso in esame, da un atto del giudice non può derivare una abrogazione della previsione che impone a carico del contribuente obbligatoriamente la predetta dichiarazione.
In tal ipotesi, precisa la Suprema Corte, si determina soltanto uno spostamento temporale della stessa, dal momento dell’acquisto a quello della registrazione. Quest’ultimo, infatti, viene a porsi come quello a partire dal quale la parte destinataria degli effetti del provvedimento può far valere il proprio diritto all’applicazione del beneficio potendo attivarsi per rendere la necessaria dichiarazione in ordine alle agevolazioni fiscali “prima casa” cui ritiene di avere diritto.


Pertanto, qualora la dichiarazione non sia fornita al momento della registrazione della sentenza che determina il trasferimento dell’immobile, deve ritenersi legittima la revoca delle eventuali agevolazioni prima casa fruite indebitamente.