Niente Iva sui contributi erogati al “trasporto locale”


I contributi in conto gestione erogati dalle Regioni e dalle Province autonome a fronte dei mancati ricavi realizzati, a causa dell’emergenza da Covid-19, dagli operatori del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sono fuori campo applicazione dell’Iva, in quanto anticipati sulla base di specifici criteri senza alcuna discrezionalità da parte dell’ente erogatore, delegato dal soggetto pubblico e non operante quale parte contrattuale (Agenzia Entrate – risoluzione 31 marzo 2021, n. 22).

Il Decreto Rilancio, ha previsto l’istituzione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di un fondo, di importo inizialmente pari a 500 milioni per l’anno 2020, destinato a compensare la riduzione dei ricavi tariffari relativi al periodo dell’emergenza sanitaria rispetto alla media dei ricavi tariffari relativa ai passeggeri registrata nel medesimo periodo del precedente biennio.
Le modalità e i criteri di ripartizione e l’erogazione delle risorse stanziate sul fondo sono state disciplinate con decreto interministeriale del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, emanato in data 11 agosto 2020 n. 340 ed ha previsto che le imprese di trasporto pubblico locale sono ristorate dei mancati proventi attraverso “anticipazioni” veicolate per il tramite degli enti territoriali, a valere sulle risorse stanziate sul Fondo, ripartite tra le diverse Regioni e Province autonome.
Ai fini Iva, in occasione di erogazioni di denaro da parte della Pubblica Amministrazione, occorre correttamente qualificare il rapporto giuridico che lega la Pubblica Amministrazione erogante al soggetto ricevente, i relativi meccanismi d’interrelazione e gli accordi sottostanti, distinguendo, in particolare, l’ipotesi dei “contributi” da quella dei “corrispettivi”.


Infatti, le erogazioni qualificabili come contributi in senso stretto, in quanto mere movimentazioni di denaro, sono escluse dal campo di applicazione dell’imposta, mentre quelle configurabili come corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni si considerano rilevanti ai fini IVA.
A riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la qualificazione di una erogazione quale corrispettivo ovvero quale contributo deve essere individuata innanzi tutto in base a norme di legge, siano esse specifiche o generali, nonché a norme di rango comunitario.
Nel caso di specie, i contributi in oggetto nascono con la finalità di compensare i gravi effetti economici e finanziari che ha subito il settore del trasporto pubblico locale, per effetto della crisi epidemiologica COVID 19.
Sotto il profilo tecnico, la misura prevista rappresenta  un “contributo in conto gestione”, la cui quantificazione è definita dalla stessa norma, non essendo richiesto alle società beneficiarie alcun ulteriore adempimento, se non l’obbligo di trasmissione all’Osservatorio per le politiche del trasporto pubblico dei dati economici, entro il 31 luglio 2021, meramente strumentale alla ripartizione delle risorse disponibili.
Il beneficio in questione, infatti, non necessita di una formale richiesta da parte delle Società interessate. Gli enti territoriali assegnano ed erogano il contributo sulla base delle somme assegnate dallo Stato senza alcuna discrezionalità né nell’an né nel quantum.
Per esplicita previsione normativa, il soggetto pubblico incaricato di avviare i procedimenti di erogazione dei contributi è il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al quale spetta di condurre l’istruttoria verificando le perdite subite dagli operatori del settore e decidendo, volta per volta, l’entità del contributo da assegnare.
Il contributo in parola integra, pertanto, il criterio citato in quanto viene erogato sulla base di specifici criteri indicati dal D. Interim. n. 340/2020 senza alcuna discrezionalità, da parte dell’ente erogatore.
Inoltre, nonostante la platea dei soggetti destinatari della erogazione di denaro coincida con coloro che hanno un contratto di servizio in essere con l’ente territoriale erogante, questa circostanza non appare, di per sé, idonea a qualificare l’erogazione in commento come una somma pagata in contropartita di specifici servizi resi nell’ambito di un rapporto giuridico di natura contrattuale.
Ed infatti, nella fattispecie rappresentata l’ente territoriale erogante non opera quale parte contrattuale, bensì come organo delegato dal soggetto pubblico identificato dalla norma e la natura dell’erogazione assume connotato di “contributo”, in quanto al riconoscimento della stessa non corrisponde nessun obbligo in capo al soggetto ricevente.