Firmato il rinnovo del CCNL Servizi Postali in Appalto



Sottoscritta il 14/7/2020, tra FISE-ASSOPOSTE, SLC-CGIL, SLP-CISL, UIL-POSTE, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL per il personale dipendente da imprese esercenti servizi postali in appalto con scadenza al 31/12/2021. Le OO.SS. scioglieranno la riserva entro il 31/7/2020


Aumenti retributivi
Con decorrenza dalla data di sottoscrizione del presente accordo, è istituito il nuovo livello 3° Super, con parametro 127 (retribuzione tabellare € 885,49 – indennità di contingenza € 517,46), nel quale confluiscono gli operai altamente specializzati e gli autisti con patente di cat. E.
Le Parti concordano inoltre un aumento del minimo tabellare per il terzo livello pari a € 50,00 con relativa riparametrazione sugli altri livelli di inquadramento, da erogare:
– € 15,00 con la retribuzione del mese di settembre 2020;
– € 10,00 con la retribuzione del mese di giugno 2021;
– € 25,00 con la retribuzione del mese di dicembre 2021.













































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Aumento settembre 2020

Aumento giugno 2021

Aumento dicembre 2021

TOTALE

20,41 13,61 34,02 68,04
17,09 11,39 28,48 55,96
3° S 15,61 10,41 26,02 52,04
15,00 10,00 25,00 50,00
4° S 14,26 9,51 23,77 47,54
13,52 9,02 22,54 45,08
12,30 8,20 20,49 40,99


Indennità di Mensa
A partire dal mese di giugno 2021 l’indennità di mensa di cui all’art. 43, lettera c) del CCNL, è elevata a € 5,00 giornalieri.


Una Tantum
Ai lavoratori in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo è erogato un importo “una tantum” per il terzo livello pari a € 200 lordi, riparametrato nella misura di cui alla tabella che segue, corrisposto pro-quota con riferimento a tante quote mensili quanti sono i mesi di servizio effettivo prestati nel periodo 1 gennaio 2017-31 luglio 2020.
La frazione di mese superiore a 15 giorni sarà considerata, a tutti gli effetti, come mese intero.
Detto importo sarà riproporzionato per i lavoratori a tempo parziale.
L’importo sarà corrisposto, con le seguenti modalità:
– € 50,00 con la retribuzione del mese di agosto 2020;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di febbraio 2021;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di agosto 2021;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di dicembre 2021.
L’importo sarà erogato ai lavoratori in forza alla data di erogazione di ciascuna tranche, in proporzione al numero di mesi svolti presso l’azienda .
L’importo è escluso dalla base di calcolo del t.f.r. ed è stato quantificato considerando in esso anche i riflessi sugli istituti di retribuzione diretta ed indiretta, di origine legale e contrattuale, ed è quindi comprensivo degli stessi.





















Liv.

Importi singola tranche

68,03
56,97
50,00
4° s. 47,54
45,08
40,98


Lavoro a Tempo parziale
L’azienda può procedere all’assunzione di personale, anche a tempo determinato, con rapporto di lavoro a tempo parziale, ai sensi degli articoli 4 e seguenti del d.lgs. n. 81/2015.
Fatte salve le esigenze tecnico-organizzative, l’azienda valuterà l’accoglimento di richieste per la trasformazione di rapporti di lavoro a tempo parziale. La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale e viceversa dovrà avvenire con il consenso delle Parti, le quali potranno stabilire le condizioni per il ripristino del rapporto originario; è fatto salvo quanto previsto dall’art. 8 del d.lgs. n. 81/2015.
In relazione a quanto previsto all’art. 6 del d.lgs. n. 81/2015 è consentito lo svolgimento di lavoro supplementare, in considerazione delle esigenze tecniche, organizzative, produttive e sostitutive che caratterizzano il settore, fino al raggiungimento dell’orario di lavoro a tempo pieno settimanale, e con il limite massimo di ore pro capite pari al 35% su base annua, della prestazione concordata.
Superata la soglia di cui al precedente capoverso, ciascuna ora di lavoro supplementare successiva sarà retribuita con la maggiorazione del 15% calcolata sulla retribuzione base di cui all’art. 38 del CCNL e comprensiva dell’incidenza sugli istituti contrattuali e legali.
Qualora il numero di ore su base annua superi la soglia del 40%, ciascuna ora di lavoro supplementare successiva sarà retribuita con la maggiorazione del 20% calcolata sulla retribuzione base di cui all’art. 38 del presente CCNL e comprensiva dell’incidenza sugli istituti contrattuali e legali.
Al superamento della soglia del 40% su base annua, inoltre, le imprese informeranno le RSA e le OO.SS. territoriali firmatarie del presente CCNL circa i motivi del ricorso al lavoro supplementare.
Le ore di lavoro supplementare eccedenti l’orario a tempo pieno settimanale per i rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale, che non possono in ogni caso superare il limite annuo di ore di lavoro straordinario di cui all’articolo 19 del presente CCNL, sono retribuite come straordinarie e a tali prestazioni si applica la disciplina contrattuale vigente per i rapporti a tempo pieno. Nei casi di superamento continuativo del limite del tempo pieno settimanale, le parti si incontreranno a livello aziendale per una valutazione congiunta, anche al fine di concordare il consolidamento di quota parte delle ore di lavoro supplementare.
In relazione a quanto previsto dall’art. 6, commi 4 e seguenti, del d.lgs. n. 81/2015, su accordo scritto tra lavoratore e azienda, eventualmente con la presenza delle RSU/r.s.a. o delle strutture territoriali delle associazioni sindacali stipulanti, potranno essere concordate clausole elastiche relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa ovvero relative alla variazione in aumento della sua durata.
Il minimo settimanale dell’orario di lavoro non può essere inferiore a 16 ore ovvero 28 ore su base mensile e 300 ore su base annuale.


Contratto a termine
Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a 24 mesi. In questi le proroghe sono ammesse, fino ad un massimo di 4 volte, nell’arco dei complessivi 24 mesi.


Lavoro stagionale
Nelle località soggette a maggiori flussi stagionali nel periodo maggio-settembre o, per tutto il territorio nazionale per il periodo 15 novembre – 15 gennaio, è consentita la stipula di contratti a tempo determinato per attività stagionali ai sensi del d.lgs. n. 81/2015 come modificato dal d.l. n. 87/2018 convertito in legge n. 96/2018.
L’azienda e le RSA o con le segreterie territoriali delle organizzazioni sindacali stipulanti il presente CCNL potranno, in presenza di specifiche necessità ed esigenze caratterizzate da stagionalità in periodi diversi, stipulare intese finalizzate alla definizione di una diversa collocazione temporale.
Il lavoratore assunto a tempo determinato per lo svolgimento di attività stagionali ha diritto di precedenza rispetto a nuove assunzioni a tempo determinato da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali.
Il diritto di precedenza deve essere espressamente richiamato nel contratto individuale e può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti per iscritto la propria volontà in tal senso al datore di lavoro entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro stagionale. Il diritto di precedenza si estingue una volta trascorso un anno dalla data di cessazione del rapporto.
Il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, ha prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.
Il diritto di precedenza può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti per iscritto la propria volontà in tal senso al datore di lavoro entro sei mesi dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.


Contrasto alle violenze nei luoghi di lavoro
Viene recepito l’accordo interconfederale in materia del 25/1/2016

Recupero dell’ISEE difforme o non trovato in caso di fruizione del bonus asili nido


Si forniscono precisazioni sul processo di recupero delle difformità dell’ISEE ai fini della fruizione del bonus per la frequenza di asili nido pubblici e privati per il 2020.


Per le domande di bonus nido è previsto il pagamento di un bonus annuo, parametrato su undici mensilità da corrispondere in base alla domanda del genitore richiedente. Gli importi massimi concedibili in base all’ISEE minorenni in corso di validità sono: ISEE minorenni fino a 25.000 euro: budget annuo 3.000 euro; ISEE minorenni da 25.001 euro fino a 40.000 euro: budget annuo 2.500 euro; ISEE minorenni da 40.001 euro ovvero in assenza dell’ISEE o con ISEE difforme: budget annuo 1.500 euro.
Il processo di recupero viene eseguito a partire dal mese successivo al calcolo della rata e prende in considerazione tutte le domande che nel mese precedente sono state calcolate con: ISEE difforme; ISEE non trovato.
Per ogni domanda, il processo richiede l’ISEE alla data relativa all’ultimo giorno del mese precedente e nel caso in cui l’ISEE risulti presente e conforme (il cittadino ha successivamente provveduto alla regolarizzazione dell’ISEE), il processo di recupero ricalcola l’importo massimo pagabile e procede con l’adeguamento di tutte le rate successive.
Relativamente alle domande di bonus asilo nido per bambini al di sotto dei 3 anni, impossibilitati a frequentare gli asili nido in quanto affetti da gravi patologie croniche, la prestazione viene erogata come contributo annuo in un’unica soluzione, al fine di favorire l’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione. A decorrere dal 2020, l’importo della prestazione varia in base al valore dell’ISEE minorenni riferito al minore per cui è richiesta la prestazione secondo le seguenti fasce: ISEE minorenni fino a 25.000 euro: importo erogabile 3.000 euro; ISEE minorenni da 25.001 euro fino a 40.000 euro: importo erogabile 2.500 euro; ISEE minorenni da 40.001 ovvero in assenza dell’ISEE o con ISEE difforme: importo erogabile 1.500 euro.
Il processo di recupero delle domande viene eseguito a partire dal mese successivo al calcolo del rimborso. Il processo di recupero prende in considerazione tutte le domande che nel mese precedente sono state calcolate con: ISEE difforme; ISEE non trovato. Per ogni domanda, il processo di recupero richiede l’ISEE alla data di presentazione della domanda stessa (in fase di calcolo della prima rata era stato chiesto l’ISEE relativo all’ultimo giorno del mese precedente a quello della domanda), nel caso in cui l’ISEE risulti presente e conforme il processo di recupero ricalcola l’importo massimo pagabile e procede con l’adeguamento.
Con l’introduzione dell’indicatore ISEE minorenni, per effetto del processo descritto, l’importo delle rate di rimborso non è più costante, ma viene calcolato in funzione del valore ISEE. A tal fine, per consentire ai beneficiari di visualizzare gli importi spettanti e i pagamenti effettuati, è implementata una nuova funzionalità internet di visualizzazione dei pagamenti. La pagina di visualizzazione dei pagamenti è consultabile per singola domanda con la possibilità di verificare: i pagamenti relativi alle mensilità richieste; i conguagli generati da eventuali regolarizzazioni di ISEE con omissioni/difformità e ISEE non trovati; i conguagli inseriti manualmente a seguito di una verifica manuale.

Sostegno lavoratori e imprese del turismo danneggiate dal covid-19

Siglato il 14/7/2020, tra la FIPE, la FEDERALEERGHI, la FIAVET, la FAITA con la partecipazione di CONFCOMMERCIO – Imprese per l’Italia e la FILCAMS-CGIL, la FISASCAT-CISL, la UILTuCS, l’avviso comune per il sostegno dei lavoratori e delle imprese del turismo danneggiati dall’emergenza epidemiologica da covid-19.

Preso atto:
– del perdurare della gravissima situazione causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, i cui effetti, imprevisti ed imprevedibili, stanno interessando in maniera drammatica tutto il settore;
– delle ripercussioni che questo stato di cose può avere sul tessuto imprenditoriale, mettendo in serio pericolo la tenuta dei livelli occupazionali;
– dell’urgenza di evitare l’innescarsi di un fenomeno depressivo dovuto alla perdita dì centinaia di migliaia di posti di lavoro, con le immaginabili conseguenze in termini di costi sodali, perdita delle professionalità faticosamente costruite e di ulteriore crollo dei consumi;
– che i benefici introdotti dal Governo con il potenziamento degli strumenti dì integrazione salariale, a causa del protrarsi della situazione, rischiano di rivelarsi insufficienti per fronteggiare il perdurare della chiusura delle attività;
Considerate le misure di sostegno del settore individuate dal Rapporto “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2020” per il Presidente del Consiglio dei ministri predisposto dal Comitato di esperti in materia economica e sociale, le Parti firmatarie chiedono che vengano assicurate ulteriori risorse per il finanziamento degli ammortizzatori sociali, ritenendo indispensabile che il Governo preveda una proroga degli stessi fino al 31/12/2020, garantendone la fruibilità tanto ai lavoratori diretti quanto agli indiretti ed in relazione a tutte le casistiche proprie dei diversi comparti che compongono il settore (ristorazione commerciale, collettiva, anche in ambito di appalti privati in cui i committenti sospendono/riducono il servizio per ricorso allo smartworking e/o per applicazione di modalità alternative al servizio classico, realizzate per evitare assembramenti e garantire il distanziamento sodale, come indicato dai decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e dai protocolli sicurezza; strutture alberghiere e ricettive; sedimi aeroportuali, etc.) e risolvendo in modo chiaro e certo le attuali disfunzioni, anche procedurali, nella gestione delle istanze presso l’ente competente.
Inoltre viene richiesto che sia riconosciuto uno sgravio contributivo sulle nuove assunzioni nel settore e che siano realizzati interventi economici e fiscali, anche in riferimento al cuneo fiscale, volti a supportare la continuità dell’attività imprenditoriale, quale strategia fondamentale per consentire la conservazione del tessuto aziendale esistente e fattore determinante per mantenere nel tempo, anche dopo la fase emergenziale, l’occupazione, anche stagionale.

Sottoscritta l’ipotesi di accordo per i dirigenti pubblici

 


Firmata l’ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio 2016-2018 per i Dirigenti delle Regioni ed Autonomie locali, Dirigenti professionali, tecnici ed amministrativi del SSN e Segretari comunali e provinciali.


 


Il nuovo testo contrattuale diverrà efficace, a seguito della sua sottoscrizione definitiva, una volta concluso l’iter di verifica e controllo della compatibilità economico-finanziaria della Ipotesi di accordo, come previsto dalle norme vigenti.
Il testo prevede una parte comune e tre Sezioni speciali dedicate alle tre categorie di Dirigenti destinatari, la parte comune regola istituti applicabili a tutte le tre categorie di dirigenti ed è improntata ad alcune linee-guida fondamentali:
a) revisione delle previgenti normative per adeguarle alle innovazioni legislative succedutesi nel decennio di assenza di rinnovi contrattuali con particolare riferimento, tra l’altro, alla disciplina delle relazioni sindacali ed alla materia disciplinare;
b) armonizzazione degli istituti normativi del c.d. “pacchetto sociale” ( permessi, ferie solidali, etc.) già inseriti nei contratti di comparto e delle aree dirigenziali di questa tornata;
c) “manutenzione” di alcuni istituti che sono stati adeguati alle esigenze interpretative riscontrate nel tempo: questa tendenza è stata seguita anche nella disciplina delle tre sezioni speciali.
Dal punto di vista economico, l’Ipotesi contrattuale riconosce incrementi a regime del 3,48%, corrispondenti ad un beneficio medio complessivo di poco più di 190 Euro/mese, distribuito in modo equilibrato per la rivalutazione della parte fissa della retribuzione e delle risorse utilizzate in sede locale per la remunerazione delle condizioni di lavoro, dei risultati raggiunti e degli incarichi dirigenziali. In tale ambito, è stata operata una rivalutazione degli stipendi tabellari a regime di 125 Euro mese per tredici mensilità a cui si aggiungono gli ulteriori incrementi che hanno interessato la parte accessoria del salario, con una particolare attenzione agli istituti retributivi più direttamente correlati alla erogazione dei servizi (guardie mediche e retribuzione di risultato).
Il nuovo testo contrattuale regola in modo esaustivo i principali istituti contrattuali, molti dei quali adeguati ai numerosi interventi legislativi che si sono susseguiti negli ultimi anni. In particolare, è stata riformulata in modo completo la parte che riguarda le relazioni sindacali, anche partecipative, con una regolazione semplificata ed unitaria della materia. Si è proceduto anche all’attualizzazione ed alla riscrittura, in armonia con le nuove norme di legge, delle disposizioni concernenti la responsabilità disciplinare. Sono state, infine, ampliate ed innovate alcune tutele, ad esempio quelle concernenti le gravi patologie che necessitano di terapie salvavita, le misure in favore delle donne vittime di violenza, le ferie e i riposi solidali per i dirigenti che debbano assistere figli minori bisognosi di cure.


 

Inps: istruzioni sulle novità in materia di Cigd e sul trattamento previsto per i lavoratori sportivi


Con circolare n. 86/2020, emanata d’intesa con il Ministero del Lavoro, l’Inps illustra le novità apportate dal decreto-legge n. 34/2020 all’impianto normativo in materia di cassa integrazione in deroga (CIGD), e alle successive modifiche recate dal decreto-legge n. 52/2020, e si forniscono indicazioni in merito al particolare trattamento previsto dall’articolo 98, comma 7, del citato decreto-legge n. 34/2020 in favore degli sportivi professionisti.


L’articolo 70 del decreto-legge n. 34/2020 ha modificato l’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, estendendo il periodo di trattamento di integrazione salariale in deroga cui possono accedere i datori di lavoro operanti su tutto il territorio nazionale, che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività produttiva per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Il novellato articolo 22 prevede che, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica e previo accordo che può essere concluso anche in via telematica con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, le Regioni e Province autonome possono riconoscere trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della riduzione o sospensione del rapporto di lavoro e comunque per una durata massima 9 settimane per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020, incrementate di ulteriori 5 settimane nel medesimo periodo per i soli datori di lavoro ai quali sia stato interamente già autorizzato un periodo di 9 settimane.


Ulteriore periodo di cassa integrazione in deroga
Il medesimo articolo 22, così come modificato, prevede, inoltre, la possibilità di riconoscere un eventuale ulteriore periodo di durata massima di 4 settimane di trattamenti di cassa integrazione in deroga da collocarsi esclusivamente all’interno del periodo 1° settembre 2020 – 31 ottobre 2020.
Nella previsione originaria del decreto-legge n. 34/2020, soltanto i datori di lavoro dei settori turismo, fiere e congressi e spettacolo, parchi divertimento, spettacolo dal vivo e sale cinematografiche, potevano accedere al trattamento di CIGD, per le predette 4 settimane, anche per periodi con decorrenza antecedente al 1° settembre 2020, a condizione che gli stessi avessero interamente fruito delle quattordici settimane precedentemente autorizzate.
Successivamente, sulla materia è intervenuto il decreto-legge n. 52/2020. In particolare, l’articolo 1, comma 1, del citato decreto ha stabilito che – in deroga a quanto previsto, tra l’altro, dall’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020 e successive modificazioni – tutti i datori di lavoro (e non soltanto, quindi, quelli dei settori sopra indicati) che hanno interamente utilizzato il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane, possono usufruire di ulteriori 4 settimane anche per periodi antecedenti al 1° settembre 2020.
Riguardo agli accordi sindacali previsti dal comma 1 dell’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, nel testo novellato dal decreto-legge n. 34/2020, si precisa che sono esonerati dalle intese esclusivamente i datori di lavoro con dimensioni aziendali fino ai 5 dipendenti, avendo il nuovo testo soppresso la dispensa dall’accordo per i datori di lavoro che hanno chiuso l’attività in ottemperanza a provvedimenti d’urgenza.
Ai beneficiari dei trattamenti in deroga sono riconosciuti la contribuzione figurativa e i relativi assegni al nucleo familiare, ove spettanti. Limitatamente ai lavoratori del settore agricolo, per le ore di riduzione o sospensione delle attività, nei limiti ivi previsti, il trattamento è equiparato a lavoro ai fini del calcolo delle prestazioni di disoccupazione agricola.


Si ribadisce che, per il trattamento in deroga, non si applicano le disposizioni relative al requisito dell’anzianità di effettivo lavoro, previsto dall’art. 1, co. 2, primo periodo, del D.lgs n. 148/2015, né è dovuto il contributo addizionale, di cui all’art. 5 del medesimo decreto legislativo. Non si applica altresì la riduzione in percentuale della relativa misura di cui all’art. 2, co. 66, L. n. 92/2012, in caso di proroghe dei trattamenti di cassa integrazione in deroga.


Destinatari
La cassa integrazione in deroga si rivolge ai datori di lavoro del settore privato, ivi inclusi quelli agricoli, della pesca e del terzo settore compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, per i quali non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario in costanza di rapporto di lavoro.
In linea con gli orientamenti del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali (circolare n. 8/2020), l’integrazione salariale in deroga di cui all’articolo 22 può essere riconosciuta anche in favore di lavoratori che siano tuttora alle dipendenze di imprese fallite, benché sospesi.


Lavoratori beneficiari
Possono accedere al trattamento in deroga i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, ad eccezione dei dirigenti, occupati alla data del 25 marzo 2020. Ai fini della sussistenza di tale ultimo requisito, si richiama quanto già precisato con la circolare n. 47/2020, pertanto, nelle ipotesi di trasferimento d’azienda e nei casi di lavoratore che passa alle dipendenze dell’impresa subentrante nell’appalto, si computa anche il periodo durante il quale il lavoratore stesso è stato impiegato presso il precedente datore di lavoro.
Riguardo ai lavoratori assunti con contratto di apprendistato, si precisa che sono ammesse al trattamento in deroga tutte e tre le tipologie previste dall’articolo 41, comma 2, del D.lgs 15 giugno 2015, n. 81.
Possono essere parimenti destinatari della misura i lavoratori a domicilio anche se occupati presso imprese artigiane rientranti nella disciplina del Fondo bilaterale alternativo (FSBA), in quanto esclusi dalle tutele del medesimo Fondo.
Sono ammessi al trattamento anche i giornalisti professionisti, i pubblicisti e i praticanti, iscritti all’INPGI. Al riguardo si osserva che l’articolo 193 del decreto-legge n. 34/2020 ha regolamentato le modalità di trasferimento della contribuzione figurativa all’INPGI, prevedendo che, con cadenza mensile, l’Istituto trasmetta l’elenco dei beneficiari dei trattamenti in deroga all’INPGI che, entro il mese successivo, invia all’Istituto la rendicontazione necessaria al fine di ottenere gli importi relativi alla contribuzione figurativa da accreditare ai lavoratori cui è stato riconosciuto il trattamento di integrazione salariale in deroga.
Si conferma, infine, che possono accedere alla prestazione in deroga anche i lavoratori intermittenti occupati alla data del 25 marzo 2020, e nei limiti delle giornate di lavoro effettuate in base alla media dei 12 mesi precedenti.


Trattamento di integrazione salariale in deroga “Emergenza Covid-19” autorizzato dall’Istituto
L’articolo 71, comma 1, del decreto-legge n. 34/2020 ha inserito al decreto-legge n. 18/2020 gli articoli 22-ter, 22-quater e 22-quinquies. In particolare, il primo comma dell’articolo 22-quater prevede che i trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga, per i periodi successivi alle prime 9 settimane, sono autorizzati dall’INPS, su domanda dei datori di lavoro. Pertanto, i datori di lavoro che sono già stati autorizzati dalla Regione o dal Ministero del lavoro (per le aziende plurilocalizzate) a trattamenti di CIGD per complessive 9 settimane, indipendentemente dall’effettiva fruizione di tutto il periodo autorizzato, per i periodi di riduzione/sospensione di attività lavorativa successivi (ulteriori 5 settimane) fino al 31 agosto 2020, devono trasmettere telematicamente richiesta di concessione direttamente all’Istituto che, a seguito delle verifiche necessarie, provvederà all’autorizzazione ed all’erogazione della prestazione.
Si precisa che le aziende con unità produttive site nei comuni delle c.d. zone rosse, nonché i datori collocati al di fuori dei predetti comuni ma con lavoratori residenti o domiciliati nei comuni medesimi, prima di poter richiedere il trattamento in deroga direttamente all’Istituto, devono completare il periodo di competenza regionale che, nella fattispecie, ha una durata di ulteriori tre mesi rispetto alle nove settimane previste per la generalità dei datori di lavoro (22 settimane complessive).
I datori di lavoro con unità produttive ubicate nelle regioni c.d. gialle, nonché quelli collocati al di fuori delle predette regioni ma con lavoratori residenti o domiciliati nelle medesime regioni, prima di poter richiedere il trattamento in deroga direttamente all’Istituto, devono completare il periodo di competenza regionale che, nel caso specifico, ha una durata di ulteriori quattro settimane rispetto alle nove previste per la generalità dei datori di lavoro (13 settimane complessive).
Ne deriva che l’Istituto, prima di procedere all’autorizzazione dell’istanza pervenuta, verificherà la presenza di autorizzazioni inviate con il numero di decreto convenzionale 33191 o 33192 di ventidue settimane complessive per le zone rosse, di autorizzazioni inviate con il numero di decreto convenzionale 33192 di tredici settimane per le regioni gialle e di autorizzazioni inviate con il numero di decreto convenzionale 33193 di nove settimane per il resto d’Italia.
Ai fini dell’ammissione al trattamento, si precisa che non potranno essere autorizzati periodi anche parzialmente coincidenti con la decretazione regionale.
Per le aziende con unità produttive site in più Regioni o Province autonome, il trattamento, per periodi fino alle prime 9 settimane, è riconosciuto dal Ministero del lavoro; ne consegue che al medesimo i datori di lavoro dovranno rivolgersi per il completamento delle 9 settimane, laddove siano stati autorizzati per periodi inferiori.
La norma vincola la concessione delle ulteriori 5 settimane alla circostanza che ai datori di lavoro siano già state autorizzate dalla Regione le 9 settimane di cassa in deroga, fermo restando il più ampio periodo per le aziende ubicate nei comuni delle c.d. zone rosse e per quelle con unità produttive site nelle c.d. regioni gialle.
Conseguentemente, i datori di lavoro che avessero ottenuto decreti di autorizzazione per periodi inferiori a quelli di competenza regionale, prima di poter richiedere la tranche fino a 5 settimane prevista dal decreto-legge n. 34/2020 ed erogata dall’Istituto, dovranno presentare domanda ancora alla Regione competente per ottenere la concessione delle settimane ancora mancanti.
Al fine di consentire all’Istituto sia di erogare celermente le prestazioni inerenti alle prime 9 settimane, sia di gestire in modo fluido le richieste di Cassa integrazione in deroga di propria competenza, le Regioni devono inviare in modalità telematica tramite il “Sistema Informativo dei Percettori” (SIP), entro 48 ore dall’adozione, i decreti di concessione ancora adottati, unitamente alla lista dei beneficiari.


Ulteriore periodo di cassa integrazione in deroga
I datori di lavoro che hanno interamente utilizzato il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di 14 settimane, ai fini dell’accesso all’ulteriore tranche di 4 settimane – che, come anticipato, possono essere richieste, per periodi anche antecedenti al 1° settembre 2020 – dovranno inoltrare all’Inps apposita specifica domanda.
Per le aziende che hanno unità produttive situate nei comuni delle c.d. zone rosse e per quelli con unità produttive site nelle c.d. regioni gialle, le ulteriori 4 settimane potranno essere richieste esclusivamente dai datori di lavoro che abbiamo interamente fruito delle precedenti settimane come complessivamente indicate al precedente paragrafo 6, ovvero ventisette complessive (22 + 5) per le c.d. zone rosse e diciotto complessive (13 + 5) per le c.d. regioni gialle.


Istruzioni operative e modalità di pagamento
In merito alla attività a carico delle Regioni, si rinvia a quanto illustrato al paragrafo G) della circolare n. 47/20.
Ai sensi di quanto disposto dall’articolo 1, comma 2, del citato decreto-legge n. 52/2020, le domande relative ai trattamenti di CIGD devono essere presentate, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.In sede di prima applicazione della norma, i suddetti termini sono spostati al 17 luglio (trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto-legge n. 52/2020), se tale ultima data è successiva a quella prevista per la scadenza dell’invio delle domande. Il medesimo comma prevede, inoltre, che le istanze riferite a periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa che hanno avuto inizio nel periodo ricompreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020, devono essere inviate, a pena di decadenza, entro il 15 luglio 2020.
I datori di lavoro che hanno erroneamente presentato domanda per trattamenti diversi dalla CIGD cui avrebbero avuto diritto o comunque con errori o omissioni che ne hanno impedito l’accettazione, possono presentare la domanda nelle modalità corrette entro trenta giorni dalla comunicazione dell’errore da parte dell’amministrazione di riferimento, a pena di decadenza, anche nelle more della revoca dell’eventuale provvedimento di concessione emanato dall’amministrazione competente.
Ai sensi del comma 6 dell’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, il trattamento di cassa integrazione in deroga, ad eccezione delle imprese plurilocalizzate, può essere concesso esclusivamente con la modalità di pagamento diretto della prestazione da parte dell’INPS. Al riguardo si ricorda che l’articolo 1, comma 3, del decreto-legge n. 52/2020 ha rivisitato la disciplina che ne regolamenta l’iter, per l’illustrazione della quale si rinvia alla circolare n. 78/2020.
Riguardo al recupero dei trattamenti in deroga riferiti alle ulteriori cinque settimane autorizzate dall’Istituto che, per le aziende plurilocalizzate, in relazione a quanto disposto dall’articolo 22, comma-6-bis del decreto-legge n. 18/2020, può avvenire con il sistema del conguaglio contributivo, si fa riserva di ulteriori istruzioni.


Modalità e termini di presentazione della domanda
La domanda è disponibile nel portale INPS www.inps.it nei Servizi OnLine accessibili per la tipologia di utente “Aziende, consulenti e professionisti”, alla voce “Servizi per aziende e consulenti”, sezione “CIG e Fondi di solidarietà”, opzione “CIG in deroga INPS”. Al portale “Servizi per le aziende ed i consulenti” si accede tramite Codice Fiscale e PIN rilasciato dall’Istituto.
La domanda dovrà essere corredata dalla lista dei beneficiari e dall’indicazione delle ore di sospensione per ciascun lavoratore con riferimento a tutto il periodo richiesto.
Ai sensi dell’articolo 22-quater del decreto-legge n. 18/2020, la domanda può essere trasmessa non prima che siano decorsi 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge n. 34/2020 (ossia dal 18 giugno 2020). Successivamente, l’istanza deve essere inviata, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa e non potranno essere riconosciuti periodi antecedenti a tale data.


Cassa integrazione in deroga per i lavoratori sportivi
Nell’ambito delle disposizioni in materia di lavoratori sportivi, l’articolo 98, comma 7, del decreto-legge n. 34/2020 prevede che i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo pensione sportivi professionisti, con retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 euro nell’anno 2019, possono accedere al trattamento di integrazione salariale in deroga di cui all’articolo 22, limitatamente ad un periodo massimo di 9 settimane. In considerazione della specificità della nuova disposizione normativa e della particolarità delle condizioni di accesso alla nuova misura, la prestazione sarà autorizzata e gestita dall’Istituto a cui i datori di lavoro dovranno inoltrare domanda secondo lo schema che verrà a breve reso disponibile.
Si precisa che la retribuzione annua lorda non superiore a 50.000 euro, che condiziona l’accesso alla prestazione, è da intendersi come retribuzione imponibile ai fini previdenziali (e, come tale, al lordo delle ritenute previdenziali) ed è relativa all’ultimo anno solare trascorso, ossia all’anno 2019 (1/1/2019-31/12/2019). Nella determinazione dei 50.000 euro annui concorrono le retribuzioni complessivamente percepite nell’anno 2019 da tutti i datori di lavoro con i quali lo sportivo professionista ha intrattenuto un rapporto di lavoro dipendente con obbligo di versamento di contribuzione al Fondo pensioni sportivi professionisti.
Ai fini dell’identificazione dei soggetti cui si rivolge la disposizione transitoria introdotta dalla norma in commento, si richiama la previsione di cui all’articolo 2 della legge 23 marzo 1981, n. 91, secondo la quale la qualifica di sportivo professionista può essere prevista, nell’ordinamento delle singole federazioni sportive nazionali del CONI, con riferimento agli atleti, agli allenatori, ai direttori tecnico-sportivi e ai preparatori atletici, che esercitino l’attività sportiva a titolo oneroso e con carattere di continuità. Tali soggetti sono iscritti al Fondo pensione sportivi professionisti. Attualmente, la qualifica di professionista è contemplata nell’ordinamento delle federazioni relative ai seguenti sport: calcio, ciclismo, golf e pallacanestro.
Con riferimento al periodo oggetto di CIGD, in relazione al richiamo operato dalla norma all’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020, come novellato dall’articolo 70 del decreto-legge n. 34/2020, si precisa che il trattamento in deroga può riguardare un periodo di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa compreso tra il 23 febbraio 2020 ed il 31 ottobre 2020. I provvedimenti di concessione, per un massimo di 9 settimane per ogni singola unità produttiva, potranno essere inviati esclusivamente per il tramite del “Sistema Informativo dei Percettori” (SIP), attraverso l’utilizzo del c.d. “Flusso B”, indicando il numero di decreto convenzionale “33194”.

CINEMATOGRAFIA: protocollo tutela dei lavoratori

Siglato il 7/7/2020, tra l’ANICA, l’APA, l’APE, la CNA Cinema e Audiovisivo, la Confartigianato Cineaudiovisivo e la SLC-CGIL, la FISTEL-CISL, la UILCOM-UIL, il protocollo condiviso per la tutela dei lavoratori del settore cine-audiovisivo.

Le Parti sono addivenute alla formulazione del presente Protocollo, da sottoporre all’esame e alla verifica di congruità rispetto alle norme emergenziali attualmente in atto, al fine di convenire le modalità di funzionamento delle aziende del settore del Cineaudiovisivo.
Tale Protocollo è stato redatto tenendo presente le condizioni generali di funzionamento ragionevolmente riscontrabili in tutti gli ambienti di lavoro.
Sulla base della effettiva condizione di ciascuna delle attività sotto dettagliate, così come in ipotesi di modifiche della condizione emergenziale, potranno essere valutate e/o adottate integrazioni, modifiche o quant’altro si rendesse più adeguato alle nuove evoluzioni del quadro generale e particolare.
Il presente documento è diviso in due parti, con riferimento alle due macro-tipologie di ambiente di lavoro tipiche della produzione e alle attività specifiche caratteristiche di ciascuna di esse:
1. Uffici di produzione / preparazione attività di produzione
2. Set / troupe / attori e generici
Il Protocollo declina le attività di prevenzione e protezione necessarie in ciascuno degli ambienti/fasi di lavoro sopracitate, come previsto dal “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” sottoscritto da Governo e Organizzazioni sindacali il 24/4/2020.
Il Protocollo assume e considera imprescindibili, per la ripresa dell’attività di produzione, la presenza di:
– Responsabile sicurezza aziendale RSPP, figura prevista dal D.Lgs. n. 81 del 2008, di nomina aziendale, che collabora con il datore di lavoro e con il medico competente alla valutazione del rischio e alla redazione del DVR;
– Medico competente aziendale, figura anch’essa prevista dal D.Lgs. n. 81/2008, che collabora con il datore di lavoro e il RSPP alla valutazione del rischio e alla redazione del DVR;
– Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del Protocollo di regolamentazione, che comprenderà RSPP, Medico competente e RLS a livello centrale o territoriale (come da Protocollo del 24/4/2020);
– Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, altra figura prevista dal D.Lgs. n. 81/2008, la cui attività può essere supportata dal RLST (rappresentante territoriale alla sicurezza nominato dalle OO.SS.), anch’esso di supporto consultivo alle figure previste dal D.Lgs. n. 81/2008;
– Professionista sanitario e/o soccorritore di supporto operativo ed emergenziale sul set per le questioni sanitarie;
– Preposto Covid, figura responsabile all’interno del Comitato. Dovrà essere scelto tra le altre figure del Comitato (RSPP, Medico Preposto), in alternativa potrà essere incaricato a tale scopo il Professionista sanitario e/o Soccorritore.
Il presente Protocollo, in tutte le sue parti fa riferimento alla definizione di “contatto stretto” del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC):
– una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-19;
– una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
– una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
– una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti;
– una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
– un operatore sanitario od altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso di COVID19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
– una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti, in qualsiasi direzione, di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo).
Il collegamento epidemiologico può essere avvenuto entro un periodo di 14 giorni prima o dopo la manifestazione della malattia nel caso in esame.
Il presente Protocollo assume come attività preliminare e obbligatoria in ciascuna delle fasi/ambienti successivamente distinti, la formazione del personale. Tutto il personale degli uffici di produzione, delle attività di preparazione, del set dovrà ricevere specifica formazione con particolare riferimento alle norme igieniche da rispettare, alle regole di distanziamento sociale ed all’utilizzo dei DPI.
Questa attività dovrà preferibilmente essere sviluppata a distanza (per esempio mediante webinar o risorse già disponibili on-line) ove possibile e non tramite corsi frontali.
E’ richiesto l’impegno a rispettare responsabilmente ogni disposizione relativa al contrasto e al contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro e fuori da questi.

CIGD: criteri di calcolo delle settimane


Facendo seguito a quanto illustrato nella circolare, n. 86/2020 in materia di cassa integrazione in deroga, con messaggio n. 2825/2020, l’Inps fornisce indicazioni ulteriori relative ad alcuni profili gestionali inerenti ai trattamenti in deroga.


Criteri di calcolo delle settimane
L’articolo 22-quater del decreto-legge n. 34/2020 prevede che, per i trattamenti di cassa integrazione guadagni in deroga, i periodi successivi alle prime 9 settimane sono concessi dall’Inps, su domanda dei datori di lavoro. Successivamente, il decreto interministeriale 20 giugno 2020, n. 9, ha stabilito con l’articolo 1, comma 1 che i datori di lavoro ai quali siano stati autorizzati dalla Regioni periodi inferiori a quelli di diretta competenza (22 settimane per le aziende con unità produttive site nei comuni delle c.d. zone rosse; 13 settimane per le aziende con unità produttive ubicate nelle c.d. regioni gialle; 9 settimane per le aziende del restante territorio nazionale) devono presentare istanza per il completamento delle settimane spettanti alla Regione (o al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali per le aziende c.d. plurilocalizzate), preliminarmente alla richiesta all’Istituto delle ulteriori 5 ed eventuali successive 4 settimane. Conseguentemente, l’Istituto, prima di procedere all’autorizzazione delle istanze pervenute, è tenuto a verificare la presenza di autorizzazioni inviate dalle Regioni per i periodi connessi alle settimane come sopra descritte. Considerato che le Regioni, nella loro attività di decretazione, hanno inviato decreti per 9 settimane in cui il periodo di sospensione/riduzione dell’attività è stato riconosciuto secondo una durata in giornate variabile, al fine di semplificare la gestione delle predette misure, per la quantificazione delle settimane concesse, dovrà ritenersi interamente autorizzato il periodo di competenza regionale laddove le giornate di sospensione/riduzione concesse dalle Regioni si collochino, per le 9 settimane del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, all’interno del range da 57 a 63 giornate complessive, fermo restando il più ampio periodo per le aziende ubicate nei comuni delle c.d. zone rosse (range da 148 a 154 giornate) e per quelle con unità produttive site nelle c.d. regioni gialle (range da 85 a 91 giornate). Ne deriva che, a titolo di esempio, saranno considerate autorizzate 9 settimane anche nel caso in cui, dal conteggio degli intervalli temporali richiesti, siano state autorizzate almeno 8 settimane e 1 giorno.


Accesso alle ulteriori 4 settimane
L’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 52/2020 – in deroga a quanto previsto, tra l’altro, dall’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020 e successive modificazioni – ha stabilito che tutti i datori di lavoro che hanno interamente utilizzato il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane, possono usufruire di ulteriori 4 settimane anche per periodi antecedenti al 1° settembre 2020. Resta ferma la durata massima complessiva di 18 settimane considerati i trattamenti cumulativamente riconosciuti ai sensi rispettivamente dei citati articoli 22 del decreto-legge n. 18/2020 e 1, comma 1, del decreto-legge n. 52/2020 (fatto salvo il più ampio periodo per le aziende ubicate nei comuni delle c.d. zone rosse e per quelle con unità produttive site nelle c.d. regioni gialle).
Con riferimento all’accesso alle ulteriori quattro settimane – circoscritto ai soli datori di lavoro che abbiano interamente fruito del precedente periodo di quattordici settimane (9+5) – si precisa che, ai fini della quantificazione delle settimane effettivamente utilizzate, su conforme avviso ministeriale, le Strutture territoriali – assunto come definitivo il dato riferito alle settimane di competenza regionale – valuteranno ordinariamente le 5 settimane che sono di esclusiva pertinenza dell’Istituto (articolo 22-quater del decreto-legge n. 34/2020).
Le procedure informatiche sono adeguate alle indicazioni operative di cui al presente messaggio.

Editoria e Grafica – Fondo Salute Sempre – Comunicazione dalle Parti Datoriali

Editoria e Grafica – Fondo Salute Sempre – Comunicazione dalle Parti Datoriali

Le Parti Datoriali firmatarie del CCNL Editoria e grafica, con comunicazione congiunta alle aziende danno informazioni sulla proroga dell’iscrizione al Fondo Salute Sempre

Le Associazioni Datoriali ASSOGRAFICI, AIE, ANES, firmatarie del CCNL per il settore Editoria e Grafica, con lettera congiunta del 10/7/2020, informano le aziende in ordine alla proroga dell’iscrizione al Fondo di assistenza sanitaria “Salute Sempre” e al versamento del relativo contributo.
Il CCNL del 16 ottobre 2014 è scaduto il 31 dicembre 2015 e allo stato, è applicato in regime provvisorio.
A seguito di successive proroghe, l’iscrizione automatica di tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato al Fondo di assistenza sanitaria integrativa Salute Sempre  – prevista dall’art. 14, parte prima, norme generali del CCNL – è stata prolungata fino al 31 maggio 2020 grazie all’ultimo accordo del 10/3/2020.
In considerazione della scadenza della proroga, le AA.DD. ritengono comunque opportuno e necessario invitare le aziende associate a continuare unilateralmente ad erogare, fino al termine dell’anno, il contributo con le stesse modalità e nella stessa misura previste fino ad oggi.
Pertanto, per il periodo 1° giugno 2020- 31 dicembre 2020, le aziende aderenti, in aggiunta al contributo di propria competenza, continueranno a farsi carico del versamento anche della quota del 30% a carico del lavoratore. Si ricorda che sono escluse dall’obbligo dell’iscrizione e del relativo versamento al fondo, le aziende che hanno forme di prevenzione e/o assistenza sanitaria integrativa, a favore della generalità dei lavoratori o di alcune categorie di dipendenti, complessivamente equivalenti a quelle erogate dal Fondo. Nel caso in cui le forme di prevenzione e assistenza sanitaria integrativa riguardassero solo alcune categorie di lavoratori, l’esclusione dall’obbligo di iscrizione riguarderebbe esclusivamente queste categorie di lavoratori.

Avviso comune per la ripresa delle attività del settore termale

Sottoscritto un avviso comune a sostegno dei lavoratori dipendenti delle aziende termali

Preso atto che il settore terme assume rilevanza cruciale per le realtà locali in cui le imprese termali operano, rappresentando quasi sempre l’unica risorsa economica ed occupazionale in un grande numero di territori omogeneamente distribuiti lungo tutta la penisola, il settore è stato messo a durissima prova dall’emergenza pandemia da COVID – 19, con effetti devastanti tanto per il sistema delle imprese termali quanto per I lavoratori del settore.
Vi è dunque l’esigenza primaria di salvaguardare la continuità aziendale, da un lato, e l’occupazione, dall’altro, per cui le Parti convengono di chiedere al Governo e al Parlamento un Impegno preciso affinché:
a) le risorse per gli ammortizzatori sociali per l’intero comparto turistico e termale siano ulteriormente integrate, almeno a copertura dell’intero arco di tempo intercorrente tra la scadenza dei trattamenti attualmente previsti ed il 31 dicembre 2020, per il sostegno delle numerose aziende termali e/o turistico-termali che non riusciranno ad aprire in questa stagione ed a salvaguardia delle professionalità e competenze esistenti;
b) siano adottate misure strutturali a sostegno delle imprese, per la realizzazione di plani di promozione, di formazione e di investimento, finalizzati a favorire il recupero di competitività e di quote di mercato;
c) sia valorizzata appieno l’originaria vocazione sanitaria del sistema termale con particolare riferimento alla riabilitazione dei soggetti già affetti da COVID-19, per consentire alla Sanità pubblica di riequilibrare il carico che l’assistenza territoriale si è trovata ad affrontare, nella condivisa consapevolezza che l’omogenea diffusione delle terme lungo tutta la penisola, rende queste ultime luogo di elezione per II recupero psico-fisico di tali pazienti;
d) sia insediato un tavolo Governo/Federterme/Organizzazioni Sindacali, per condividere l problemi del settore e individuare misure specifiche ed urgenti a sostegno delle imprese e dei lavoratori, atte a fronteggiare la situazione di emergenza in atto e a riandarlo.


Assegno ordinario con causale “COVID-19: autodichiarazione del “periodo effettivamente fruito”


Con messaggio n. 2806/2020, l’Inps – integrando le indicazioni già emanate in materia di CIGO – fornisce istruzioni per consentire alle aziende, che richiedono l’assegno ordinario, l’invio dell’autodichiarazione del “periodo effettivamente fruito”.


Con circolare n. 84/2020 sono state illustrate le innovazioni apportate alla disciplina degli interventi di integrazione salariale ad opera dei decreti legge n. 34 e n. 52/2020, sono state altresì fornite istruzioni in merito alla corretta gestione delle domande relative ai trattamenti previsti dagli articoli da 19 a 21 del decreto legge n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020 e successive modificazioni, con particolare riguardo alla durata delle prestazioni e ai termini di presentazione delle istanze.
Con il messaggio n. 2489/2020 sono state fornite indicazioni, che integralmente si richiamano, riguardo alle modalità operative che le aziende devono seguire per la richiesta dei trattamenti sia residuali che complessivi di cassa integrazione ordinaria (CIGO) e assegno ordinario. Con il messaggio in commento, che integra le indicazioni già emanate, si forniscono istruzioni per consentire alle aziende, che richiedono l’assegno ordinario, l’invio dell’autodichiarazione del “periodo effettivamente fruito”.


Dichiarazione fruito assegno ordinario con causale “COVID-19”
Come illustrato nella circolare n. 84/2020, in tutti i casi in cui il datore di lavoro che richiede l’assegno ordinario debba presentare una domanda per completare la fruizione delle settimane già autorizzate, deve allegare alla domanda stessa un file excel. Il predetto file dovrà essere inserito, per ogni unità produttiva, nel quadro G – Ulteriori allegati – Allegato A delle domande di nuova richiesta con causale “COVID-19”.
Per le istanze di assegno ordinario già inviate, il file può essere fornito dall’azienda tramite il servizio “Comunicazione bidirezionale” del Cassetto previdenziale aziende.
In caso di mancata trasmissione del file excel, l’Istituto considererà il periodo autorizzato e quello fruito come coincidenti. Pertanto, la trasmissione del file riferito alle domande già inviate dovrà essere effettuata con la massima tempestività.
L’Inps ricorda che il predetto file costituisce parte integrante della domanda di concessione della prestazione ed è quindi reso ai sensi dell’articolo 47 del DPR 28 dicembre 2000, n. 445, costituendo di per sé idonea autocertificazione, fermi restando i controlli che potranno essere espletati tramite vigilanza documentale e ispettiva.
Si ribadisce che, per essere correttamente allegato alla domanda, il file dovrà essere convertito in formato.pdf.
Nella circolare n. 84, il criterio di flessibilità che fa salvi dal conteggio eventuali giorni di trattamento richiesti ma non utilizzati, previsto dalla circolare n. 58/2009 per la cassa integrazione ordinaria, è stato esteso anche all’assegno ordinario sul presupposto che a quest’ultimo si applica la normativa in materia di integrazione salariale ordinaria, ove compatibile. In concreto, a consuntivo dell’assegno ordinario richiesto, l’azienda può calcolare, per ogni unità produttiva, l’esatto numero di giornate di trattamento non effettivamente fruite. Dalla somma del numero dei giorni si risale al numero di settimane residue ancora da godere, che si potranno richiedere.
Il conteggio del residuo si fonda sul presupposto che si considera fruita ogni giornata in cui almeno un lavoratore, anche per un’ora soltanto, sia stato posto in trattamento di assegno ordinario, indipendentemente dal numero di dipendenti in forza all’azienda.
Per ottenere le settimane non fruite, si divide il numero delle predette giornate per 5 o 6 a seconda dell’orario contrattuale prevalente utilizzato nell’unità produttiva interessata.
In presenza di aziende che svolgono l’attività lavorativa su 7 giorni, dovranno comunque essere considerate al massimo 6 giornate e dovrà essere considerata come non lavorata la domenica. La giornata lavorativa effettuata di domenica dovrà essere attribuita fittiziamente al giorno di riposo effettivo.