ANF: maggiorazione degli importi in caso di nucleo con componenti inabili


Con messaggio 22 febbraio 2021, n. 754, anche in considerazione delle richieste di chiarimenti pervenute, l’INPS fornisce precisazioni in merito all’accertamento e alla revisione dell’inabilità, prevista dalla normativa in materia di Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) in favore dei soggetti minorenni inabili o maggiorenni inabili a proficuo lavoro, componenti il nucleo familiare del richiedente la prestazione.


L’articolo 2, comma 2, del DL n. 69/1988, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 153/1988, nel disporre che l’assegno per il nucleo familiare spetta in misura differenziata in rapporto al numero dei componenti e al reddito del nucleo familiare secondo specifiche tabelle, precisa che i livelli di reddito di tali tabelle sono aumentati per i nuclei familiari che “comprendono soggetti che si trovino, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro, ovvero, se minorenni, che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età”.
Le disposizioni fornite dall’Inps in materia di accertamento dell’inabilità ai fini dell’ANF prevedono che la certificazione medica presentata a corredo della domanda sia esaminata dall’Ufficio medico legale di Sede anche per i soggetti fruitori dell’indennità di frequenza al fine di valutare l’effettiva “incapacità del minore a compiere gli atti della propria età” o, nel caso di componente maggiorenne, la “inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro”.
Dal punto di vista amministrativo, il riconoscimento del diritto alle maggiorazioni degli importi ANF è vincolato alla preventiva autorizzazione da parte delle Strutture territoriali dell’Istituto, acquisito il parere dell’Ufficio medico legale, e, in generale, la durata di godimento del predetto diritto non supera mai la data di revisione prevista nel verbale sanitario o comunque la data indicata dal responsabile sanitario di sede (cfr. messaggio n. 3604/2019).
La sospensione delle visite per l’accertamento sanitario degli stati di invalidità e disabilità, determinata dalla crisi epidemiologica in corso, sta comportando il dilatarsi dei tempi di attesa per il rinnovo dell’autorizzazione alla maggiorazione degli importi ANF nelle more dell’iter sanitario di revisione. L’Istituto al riguardo ricorda che l’articolo 25, comma 6-bis, DL 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 114 ha introdotto elementi di semplificazione dell’iter sanitario amministrativo per l’accertamento in questione: “Nelle more dell’effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura”. Le istruzioni operative in merito sono state fornite con la circolare n. 127/2016.
Il riconoscimento, quindi, della maggiorazione degli importi ANF al richiedente lavoratore, in caso di componente inabile nel nucleo familiare o di inclusione nel nucleo di un soggetto maggiorenne inabile a proficuo lavoro (che diversamente sarebbe escluso in quanto maggiorenne), tra la data di scadenza del verbale rivedibile e il completamento dell’accertamento sanitario, in presenza degli altri requisiti normativamente previsti, sarà accolto provvisoriamente in attesa della conclusione dell’iter sanitario di revisione.
Qualora all’esito della revisione sia confermato che il componente il nucleo familiare, se maggiorenne, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a un proficuo lavoro ovvero, se minorenne, che abbia difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età, in presenza degli altri requisiti normativamente previsti, la domanda sarà accolta con decorrenza dalla data di presentazione della relativa istanza.
Laddove invece all’esito della revisione non risulti confermato lo stato di inabilità del soggetto interessato, si procederà alla reiezione della domanda di autorizzazione ANF per la maggiorazione dei livelli dalla data dell’accertamento sanitario.
Le Strutture territoriali, alla luce degli appena citati chiarimenti, riesamineranno i provvedimenti già adottati e le istanze già pervenute e non ancora definite.

Decontribuzione Sud per l’anno 2021, le indicazioni Inps per la fruizione


Con circolare n. 33/2021, l’Inps fornisce le indicazioni e le istruzioni per la gestione degli adempimenti previdenziali connessi alla misura Decontribuzione Sud, limitatamente al periodo 1° gennaio 2021 – 31 dicembre 2021, a seguito dell’adozione della decisione di autorizzazione della Commissione europea. Per quanto attiene al periodo dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2029, occorrerà attendere l’esito dell’ulteriore procedimento di autorizzazione.


Al fine di contenere il perdurare degli effetti straordinari sull’occupazione, determinati dall’epidemia da COVID-19 in aree caratterizzate da gravi situazioni di disagio socio-economico, e di garantire la tutela dei livelli occupazionali, è disposto il beneficio della decontribuzione per i rapporti di lavoro dipendente, a condizione che la sede di lavoro sia collocata in una delle seguenti regioni: Abruzzo; Basilicata; Calabria; Campania; Molise; Puglia; Sardegna; Sicilia. Per sede di lavoro si intende l’unità operativa presso cui sono denunciati in Uniemens i lavoratori. L’esonero è previsto sino al 31 dicembre 2029, con una diversa modulazione dell’intensità della misura:
– 30% fino al 31 dicembre 2025;
– 20% per gli anni 2026 e 2027;
– 10% per gli anni 2028 e 2029.
Per sede di lavoro si intende l’unità operativa presso cui sono denunciati in Uniemens i lavoratori. L’agevolazione in parola è stata concessa, per effetto dell’adozione della decisione di autorizzazione della Commissione europea, limitatamente al periodo 1° gennaio 2021 – 31 dicembre 2021. Per quanto attiene al periodo dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2029, occorrerà invece attendere l’esito dell’ulteriore procedimento di autorizzazione.
Possono accedere al beneficio i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, con esclusione del settore agricolo, dei datori di lavoro che stipulino contratti di lavoro domestico e degli ulteriori soggetti espressamente esclusi:
– enti pubblici economici;
– gli istituti autonomi case popolari trasformati in enti pubblici economici ai sensi della legislazione regionale;
– enti trasformati in società di capitali, ancorché a capitale interamente pubblico, per effetto di procedimenti di privatizzazione;
– ex istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per la trasformazione in aziende di servizi alla persona (ASP), e iscritte nel registro delle persone giuridiche;
– aziende speciali costituite anche in consorzio;
– consorzi di bonifica;
– consorzi industriali;
– enti morali;
– gli enti ecclesiastici;
– le imprese operanti nel settore finanziario.
Al fine di garantire la legittima fruizione dello sgravio nelle ipotesi in cui un datore di lavoro, titolare di una matricola il cui indirizzo è coincidente con la sede legale in regioni non oggetto di decontribuzione, presenti una o più unità operative ubicate nelle suddette regioni, è necessario che la Struttura Inps territorialmente competente, a seguito di specifica richiesta da parte del datore di lavoro interessato e dopo aver effettuato i dovuti controlli, inserisca nelle caratteristiche contributive della matricola aziendale il codice di autorizzazione “0L”, recante il significato di “Datore di lavoro che effettua l’accentramento contributivo con unità operative nei territori del Mezzogiorno”. Pertanto, le Strutture territoriali, dopo aver verificato, mediante la consultazione delle comunicazioni obbligatorie, che la prestazione lavorativa si svolge in una sede di lavoro ubicata all’interno delle regioni ammesse e che tale unità operativa risulta regolarmente associata al datore di lavoro e registrata all’interno dell’apposita sezione del “Fascicolo elettronico aziendale”, possono attribuire o prorogare il codice di autorizzazione “0L”con data inizio validità dal 1° gennaio 2021 e con fine validità al 31 dicembre 2021.
Riguardo all’applicabilità dell’esonero ai rapporti di somministrazione, il beneficio non è riconoscibile allorquando il  lavoratore in somministrazione, pur svolgendo la propria attività lavorativa in unità operative dell’azienda utilizzatrice ubicate nelle aree svantaggiate, sia formalmente incardinato presso un’agenzia di somministrazione situata in una regione diversa da quelle ammesse ad usufruire dello sgravio. In sostanza, ai fini del legittimo riconoscimento della decontribuzione, rileva la sede di lavoro del datore di lavoro e non dell’utilizzatore. Qualora, invece, l’agenzia di somministrazione abbia sede legale o operativa in una delle regioni svantaggiate, l’esonero può essere fruito dalla predetta agenzia; ciò, a prescindere da dove effettivamente il lavoratore presti la propria attività lavorativa. Al fine della corretta applicazione della misura, anche per l’agenzia di somministrazione vale il rispetto di tutti i presupposti legittimanti.
Con riferimento ai lavoratori marittimi, categoria gente di mare (art. 115, Codice della navigazione), tenuti a svolgere la propria attività lavorativa a bordo delle navi, le imprese armatoriali possono beneficiare dell’esonero contributivo per i lavoratori marittimi che siano imbarcati su navi iscritte nei compartimenti marittimi ricadenti nelle regioni svantaggiate.
L’esonero si applica nella misura del 30% della contribuzione datoriale prevista, senza individuazione di un tetto massimo mensile, fino al 31 dicembre 2021, per i rapporti di lavoro subordinati sia instaurati che instaurandi. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. Non sono oggetto di sgravio le seguenti contribuzioni:
– i premi e i contributi dovuti all’INAIL;
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di Tesoreria (art. 1, co. 755, L. 27 dicembre 2006, n. 296);
– il contributo, ove dovuto, al FIS e ai Fondi di solidarietà bilaterale, anche alternativi (artt. 26, 27, 28 e 29, D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148), nonché ai Fondi di solidarietà territoriali intersettoriali della Provincia autonoma di Trento e di Bolzano-Alto Adige (art. 40, D.Lgs. n. 148/2015), nonché al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale (D.M. n. 95269/2016);
– il contributo previsto, in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, o comunque destinabile, al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua (art. 25, co. 4, L. 21 dicembre 1978, n. 845).
La misura c.d. Decontribuzione Sud non ha natura di incentivo all’assunzione e, pertanto, non è soggetta all’applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione (art. 31, D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 150). Sostanziandosi in un beneficio contributivo, invece, il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è subordinato al possesso della regolarità contributiva (DURC), all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e al rispetto degli altri obblighi di legge, al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006).
Configurandosi poi come aiuto di Stato, l’agevolazione è concessa nei limiti ed alle condizioni previste dalla Comunicazione della Commissione europea, recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” (c.d. Temporary Framework):
– aiuti di importo non superiore a 1.800.000 euro per impresa, al lordo di qualsiasi imposta o altro onere;
– aiuti concessi a imprese non già in difficoltà al 31 dicembre 2019 (art. 2, punto 18), Regolamento (UE) n. 651/2014) ovvero concessi a microimprese o piccole imprese già in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché non soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non destinatarie di aiuti per il salvataggio o per la ristrutturazione;
– aiuti concessi entro il 31 dicembre 2021;
– soggetti non beneficiari di agevolazioni di cui è obbligatorio il recupero in esecuzione di una decisione della Commissione europea e che non sono stati restituiti (c.d. clausola Deggendorf).
In ragione dell’entità della misura di sgravio, lo stesso è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta, sempre che non vi sia un espresso divieto di cumulo previsto da altra disposizione. La suddetta cumulabilità trova applicazione sia con riferimento ad altre agevolazioni di tipo contributivo (ad esempio, incentivo all’assunzione di over 50 disoccupati da almeno 12 mesi) che con riferimento agli incentivi di tipo economico (ad esempio, incentivo all’assunzione di disabili o incentivo all’assunzione di beneficiari di NASpI). Al riguardo, laddove si intenda cumulare la Decontribuzione Sud con altri regimi agevolati riguardanti i medesimi lavoratori, la stessa trova applicazione in via residuale sulla contribuzione residua datoriale, non esonerata ad altro titolo.
I datori di lavoro interessati, che intendono fruire dell’agevolazione, espongono, fino al mese dicembre 2021, i lavoratori per i quali spetta l’agevolazione, valorizzando, secondo le consuete  modalità, l’elemento <Imponibile> e l’elemento <Contributo> della sezione <DenunciaIndividuale>. In particolare, nell’elemento <Contributo> deve essere indicata la contribuzione piena calcolata sull’imponibile previdenziale del mese. Per esporre il beneficio spettante devono essere valorizzati all’interno di <DenunciaIndividuale>, <DatiRetributivi>, elemento <Incentivo> i seguenti elementi:
– nell’elemento <TipoIncentivo>, va inserito il valore “ACAS”, avente il significato di “Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art. 27 D.L n. 104/2020 e art. 1, commi da 161 a 168, della L. 178/2020”;
– nell’elemento <CodEnteFinanziatore>, il valore “H00” (Stato);
– nell’elemento <ImportoCorrIncentivo>, l’importo posto a conguaglio relativo al mese corrente;
– nell’elemento <ImportoArrIncentivo>, l’importo dell’esonero relativo al solo mese di gennaio 2021. La valorizzazione del predetto elemento può essere effettuata esclusivamente nel flusso Uniemens di competenza febbraio 2021.
I dati suesposti nell’Uniemens sono poi riportati, a cura dell’Inps, nel DM2013 “VIRTUALE” ricostruito dalle procedure come segue:
– con il codice “L540”, avente il significato di “Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art. 27 D.L n.104/2020 e art. 1, commi da 161 a 168, della L. 178/2020”;
– con il codice “L543”, avente il significato di “Arretrato Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate – Decontribuzione Sud art. 27 D.L n.104/2020 e art. 1, commi da 161 a 168, della L. 178/2020 – mese di gennaio 2021”.

Siglati accordi di rinnovo del CCNL Ferrovie dello Stato



Lo scorso 18 febbraio sono stati firmati degli accordi con Agens e FSI per il riconoscimento di un importo una tantum relativo al periodo 2018-2020 e si è convenuto di proseguire il confronto per il rinnovo del CCNL della Mobilita area contrattuale delle Attività Ferroviarie del 16.12.2016.


Ai lavoratori in forza nelle aziende che applicano il CCNL della Mobilità/Area contrattuale Attività Ferroviarie del 16/12/2016 alla data di stipula del presente accordo, ad integrale copertura del periodo 1/1/2018 – 31/12/2020, viene riconosciuto un importo lordo pro-capite una tantum nelle misure di seguito indicate:



















































Livello/Parametro

Importo lordo “Una Tantum” (euro)

Q1 1.193,57
Q2 1.048,68
A 1.014,19
B1 965,89
B2 924,50
B3 910,70
C1 890,00
C2 876,20
D1 862,40
D2 834,81
D3 821,01
E1 807,21
E2 772,71
E3 758,91
F1 703,72
F2 689,92


Gli importi dell’una tantum di cui sopra non avranno riflessi su nessun istituto contrattuale o di legge.
Dette somme saranno corrisposte in due tranches di pari importo con le retribuzioni dei mesi di aprile e giugno 2021, in proporzione ai mesi di servizio prestati nel periodo di riferimento, arrotondando a mese intero la frazione di mese superiore a 15 giorni.
Per i lavoratori occupati negli appalti/subappalti di cui all’art. 16 del CCNL Mobilità/Area AF del 16/12/2016, le modalità (eventuale rateizzazione e relative tempistiche) per la corresponsione dei suddetti importi potranno essere definite con accordo a livello aziendale da raggiungere entro marzo 2021.
A tal fine, le aziende interessate dovranno dare comunicazione della volontà di attivare il negoziato di cui al precedente capoverso alle Segreterie Nazionali delle Organizzazioni sindacali stipulanti il presente accordo entro il 10/3/2021.
In caso contrario gli importi di cui al presente punto 2 saranno corrisposti in due tranches di pari importo con i ruoli paga dei mesi di aprile e di giugno 2021.
Resta inteso che per i medesimi lavoratori occupati negli appalti/subappalti di cui all’art. 16 del CCNL Mobilità/Area AF del 16/12/2016, le somme di cui al presente punto 2 saranno erogate al netto di quanto già eventualmente corrisposto dall’appaltatore cessante ai sensi dell’art. 16, punto 5, del CCNL stesso.
Nel condividere l’esigenza di fornire risposte qualificate all’evoluzione del mercato e del business in relazione .all’elevato livello di competitività ed alla crescente dinamicità dei contesti di riferimento, le Parti convengono di proseguire, entro il primo trimestre del 2021, con specifici incontri finalizzati a definire il rinnovo del CCNL della Mobilità/Area contrattuale Attività Ferroviarie del 16/12/2016 in coerenza con le previsioni dell’Accordo Interconfederale 9/3/2018 e nel pieno rispetto dei principi e delle finalità dello stesso.
Si è convenuto di proseguire il confronto per il rinnovo del CCNL della Mobilita area contrattuale delle Attività Ferroviarie del 16/12/2016, trattando i seguenti punti:
Smart working: A far data dalla conclusione dell’attuale fase emergenziale, ferme restando le previsioni dell’accordo del 20/4/2018 e le successive modalità applicative adottate, i lavoratori con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, indipendentemente dall’anzianità aziendale e dalla tipologia contrattuale e il cui ruolo e le relative mansioni non siano incompatibili con tale modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, potranno lavorare in smart working per un minimo di 6 ed un massimo di 11 giornate nel mese, anche frazionabili. Si conferma che il numero di giornate di smart working, la loro pianificazione é la frazionabilità faranno concordati tra il responsabile e il lavoratore.
L’adesione allo smart Working avverrà esclusivamente su base volontaria e avrà una durata di 24 mesi.

Agevolazioni per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro: A partire dal 2021, la somma complessiva annua pari a € 100,00 messa a disposizione di ciascun lavoratore occupato a tempo indeterminato, compresi i lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante, ai sensi dell’art. 22, punto 1, del Contratto aziendale di Gruppo FS Italiane del 16/12/2016, potrà essere destinata alla fruizione delle specifiche misure di welfare presenti nella piattaforma aziendale con finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza sociale e sanitaria, ai sensi di quanto previsto in materia dal D.P.R. n. 917/1986 (TUIR). In particolare, in aggiunta alle misure già previste, la suddetta somma potrà essere utilizzata per ulteriori voci di welfare quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, rimborso degli interessi su mutui e prestiti, del trasporto pubblico locale, voucher o buoni acquisto.

Una Tantum. Welfare: Stante l’impossibilità di attribuire il Premio di Risultato 2020 anche in ragione della mancata sottoscrizione di accordi per la definizione dello stesso così come illustrato in premessa, ai lavoratori occupati nell’anno 2020 nelle Società del Gruppo FS Italiane cui si applica il présente accordò e in forza alla data di sottoscrizione dello stesso nelle medesime Società sarà riconosciuto a titolo, di “Una Tantum Welfare“, a copertura del periodo 1/1/2020 – 31/12/2020, un importo complessivo pari a € 400,00 per tener conto del rapporto professionale con il quale i lavoratori interessati hanno contribuito, anche nel pieno dell’emergenza sanitaria, ad assicurare la continuità aziendale.
Ciascun lavoratore potrà utilizzare l’Una Tantum Welfare a partire dal mese di giugno 2021 destinando l’importo spettante ad una o più delle seguenti misure:
– servizi di welfare presenti sulla piattaforma aziendale con finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza sociale e sanitaria, ai sensi di quanto previsto in materia dagli artt. 51 e 100 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) ed in aggiunta alla somma annua di cui al punto 1 dell5 art 22 del Contratto aziendale di Gruppo, come integrato dalla precedente lett. B). In particolare, la suddetta somma potrà essere utilizzata per misure di welfare quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, rimborso spese scolastiche, servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, rimborso degli interessi su mutui e prestiti, del trasporto pubblico locale, voucher o buoni acquisto;
– Fondo Pensione Complementare Eurofer in aggiunta alla somma annua di cui al punto 2.3 dell’art. 22 del Contratto aziendale di Gruppo;
– acquisto dei pacchetti aggiuntivi con validità annuale dell’assistenza sanitaria integrativa di cui al punto 3 dell’art. 22 del Contratto aziendale di Gruppo.

inoltre è stato sottoscritto il “Protocollo di intesa per la qualità del lavoro negli appalti dei servizi ferroviari”. Con tale accordo si è voluto sostenere la necessità di assicurare la più qualificata partecipazione imprenditoriale nel rispetto delle leggi nazionali e comunitarie, valorizzando le scelte presenti nel codice dei contratti e nelle norme contrattuali che individuano modalità di assegnazione dei servizi basati su criteri di qualità e sostenibilità sociale ed ambientale.

INPS: prime istruzioni sull’esonero per le assunzioni di donne lavoratrici


23 febb 2021 Si forniscono indicazioni per la gestione degli adempimenti previdenziali relativi all’esonero per le assunzioni di donne lavoratrici effettuate nel biennio 2021-2022.


La legge di bilancio 2021 ha previsto che, per le assunzioni di donne lavoratrici effettuate nel biennio 2021-2022, in via sperimentale, l’esonero contributivo è riconosciuto nella misura del 100 per cento nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui”. Possono accedere al beneficio tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, compresi i datori di lavoro del settore agricolo. L’esonero contributivo non si applica, quindi. nei confronti delle pubbliche Amministrazioni (d.lgs. 165/2001). Nel novero degli enti che non possono fruire dell’esonero contributivo rientrano, infine, la Banca d’Italia, la Consob e, in linea generale, le c.d. Autorità Indipendenti, che sono qualificate come Amministrazioni pubbliche, nonché le Università non statali legalmente riconosciute qualificate enti pubblici non economici dalla giurisprudenza amministrativa e ordinaria.
L’esonero spetta per le assunzioni di donne lavoratrici svantaggiate, quali: donne con almeno cinquant’anni di età e “disoccupate da oltre dodici mesi”; “donne di qualsiasi età, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione europea prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”; donne di qualsiasi età che svolgono professioni o attività lavorative in settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere e “prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi”; donne di qualsiasi età, ovunque residenti e “prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi”.
L’incentivo spetta per: le assunzioni a tempo determinato; le assunzioni a tempo indeterminato; le trasformazioni a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato. L’incentivo spetta anche in caso di part-time e per i rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro.
Inoltre, il beneficio spetta altresì in riferimento ai rapporti di lavoro a scopo di somministrazione; a tal fine, l’incentivo può essere accordato all’agenzia di somministrazione sia per le assunzioni a tempo indeterminato che determinato.
In virtù della specialità della disciplina, invece, l’incentivo non spetta per i rapporti di lavoro intermittente.


L’agevolazione, valevole per le sole assunzioni/trasformazioni effettuate nel biennio 2021-2022, è pari, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, all’esonero dal versamento del 100 per cento dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite massimo di importo pari a 6.000 euro annui.
Nelle ipotesi di rapporti di lavoro a tempo parziale, il massimale dell’agevolazione deve essere proporzionalmente ridotto.
Nella determinazione delle contribuzioni oggetto dello sgravio è necessario fare riferimento alla contribuzione datoriale che può essere effettivamente esonerabile.
Il diritto alla fruizione dell’incentivo è subordinato alle seguenti condizioni generali:
– regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale, ai sensi della normativa in materia di DURC;
– assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro e rispetto degli altri obblighi di legge;
– rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
– applicazione dei principi generali in materia di incentivi all’occupazione.
Infine, ai fini del legittimo riconoscimento dell’agevolazione in trattazione, è necessario rispettare alcuni presupposti specificamente previsti dalla legge di bilancio 2021 (incremento occupazionale).

Una tantum a febbraio per i dipendenti dei Servizi Postali in Appalto



FEB 2021 Spetta, con la busta paga del mese di febbraio, il secondo importo una tantum al personale dipendente da imprese esercenti servizi postali in appalto


Ai lavoratori in forza al 14/7/2020 è erogato un importo “una tantum” per il terzo livello pari a € 200 lordi, riparametrato nella misura di cui alla tabella che segue, corrisposto pro-quota con riferimento a tante quote mensili quanti sono i mesi di servizio effettivo prestati nel periodo 1 gennaio 2017-31 luglio 2020.
La frazione di mese superiore a 15 giorni sarà considerata, a tutti gli effetti, come mese intero.
Detto importo sarà riproporzionato per i lavoratori a tempo parziale.
L’importo è  corrisposto, con le seguenti modalità:
– € 50,00 già erogati con la retribuzione del mese di agosto 2020;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di febbraio 2021;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di agosto 2021;
– € 50,00 con la retribuzione del mese di dicembre 2021.
L’importo sarà erogato ai lavoratori in forza alla data di erogazione di ciascuna tranche, in proporzione al numero di mesi svolti presso l’azienda .
L’importo è escluso dalla base di calcolo del t.f.r. ed è stato quantificato considerando in esso anche i riflessi sugli istituti di retribuzione diretta ed indiretta, di origine legale e contrattuale, ed è quindi comprensivo degli stessi.





















Liv.

Importi singola tranche

68,03
56,97
50,00
4° s. 47,54
45,08
40,98

Accordo Edili Artigiani Bolzano: misura dell’EVR a livello provinciale



Firmato il giorno 1/2/2021, tra LVH APA – CONFARTIGIANATO IMPRESE, CNA-SHV – UNIONE PROVINCIALE ARTIGIANI E PMI e ASGB BAU, FENEAL-UIL – SGK, FILCA-SGB CISL, FILLEA-GBHCGIL-AGB, l’accordo per l’attuazione dell’EVR nel settore dell’Artigianato Edile e P.m.i. della Provincia Autonoma di Bolzano


Le Parti, dopo un’attenta valutazione e comparazione tra medie triennali (2020/2019/2018 e 2019/2018/2017) riferite ai parametri fissati nell’accordo provinciale per l’Artigianato edile e P.M.I. della Provincia Autonoma di Bolzano dell’11/12/2013, convengono per l’anno 2021 il pagamento di un EVR nella misura pari al 3,00% dei minimi di paga base in vigore dall’1/4/2017 (CCNL Edilizia artigianato).
Pertanto a decorrere dall’1/1/2021 e fino al 31/12/2021, gli importi orari e mensili dell’EVR sono i seguenti:































Livello

EVR dall’1/1/2021 Importo orario in Euro

EVR dall’1/1/2021 Importo mensile in Euro

0,30 52,07
0,26 45,56
0,22 37,96
0,20 35,16
0,19 32,88
0,17 29,07
0,15 25,40


L’EVR è calcolato sui minimi della paga base oraria, ed erogato esclusivamente per le ore lavorate ordinarie e straordinarie, e non avrà incidenza sui singoli istituti retributivi previsti dal contratto vigente, ivi compreso il trattamento di fine rapporto.
Per gli impiegati mensilizzati l’erogazione dell’EVR avverrà a consuntivo mensilmente in 12 rate per i periodi di lavoro effettivamente prestato presso l’azienda. La frazione di mese inferiore a 15 giorni non va considerata a tal fine, mentre deve essere considerata come mese intero la frazione di mese superiore a quindici giorni.
Si conviene che l’EVR sia tassato con l’imposta sostitutiva al10 % in quanto trattasi di “premi di risultato di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base dei criteri definiti con il decreto di cui al comma 188” così come previsto dall’art. 1, commi 182-190 della legge 28/12/2015, n. 208 come modificato dall’art. 1 commi 160 e ss. della legge 232/2016.
Il presente accordo è valido fino al 31/12/2021. L’EVR sarà corrisposto a partire dall’1/1/2021 fino al 31/12/2021. A tal riguardo, le parti si impegnano ad incontrarsi nel mese di gennaio 2022 al fine di valutare:
– l’andamento dei parametri sopra menzionati
– l’aumento dei costi a seguito dei programmati aumenti salariali a livello nazionale
– la situazione salariale del comparto industriale per evitare discrepanze tra i due settori e favorire un dumping dei costi a scapito o beneficio di un settore.

Aggiornato manuale operativo FSBA per le imprese artigiane

In data odierna il Fondo di Bilateralità dell’Artigianato (FSBA) ha pubblicato la versione aggiornata del proprio manuale operativo consentendo per le nuove domande FSBA necessarie per il 2021, il mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato nelle precedenti domande FSBA del 2020.

Il manuale operativo per le prestazioni FSBA di cui al d.l. 104/2020, al d.l. 137/2020, al d.l. 157/2020 e alla Legge di Bilancio 178/2020, è stato aggiornato prevedendo quanto segue:

PRIME 9 SETTIMANE d.l. 104/2020 – d.l. 157/2020

Le domande già inserite sono prorogate fino al 31/12/2020, le risorse attribuite saranno gestite in considerazione dei seguenti periodi:
a. Decreto Cura Italia e Decreto Rilancio 23/02/2020 – 12/07/2020.
b. Decreto Agosto 13/07/2020 – 31/12/2020.
c. Decreto Ristori 16/11/2020 – 31/12/2020.
Con cadenza mensile, il Fondo autorizza il periodo rendicontato e procede alla relativa erogazione delle prestazioni, relativamente alle prime 9 settimane.
Al raggiungimento delle giornate disponibili per le prime 9 settimane dal 13/07 in poi (45 – 54 o 63 giorni, in base alla distribuzione dell’orario aziendale, ovvero, 5 – 6 o 7 giorni a settimana), il sistema riterrà le stesse complessivamente autorizzate (requisito per procedere con la richiesta delle ulteriori 9 settimane COVID19 con fatturato).
Per il periodo 13/07 – 31/12, possono essere inseriti nella domanda, lavoratori in forza al 9/11/2020.
Le aziende che non hanno presentato domande nel periodo 23/2/2020 – 12/7/2020, possono presentare una domanda COVID19, tenendo in considerazione che:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9/11/2020.
b. La durata massima della sospensione è di 9 settimane (45 – 54 o 63 giorni, in base alla distribuzione oraria aziendale, ovvero, azienda attiva 5, 6 o 7 giorni a settimana), nel periodo dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020.
c. Dev’essere redatto e allegato l’accordo sindacale.
d. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo, con eccezione delle domande le cui sospensioni sono iniziate nel mese di luglio, agosto o settembre, ottobre 2020.
e. È necessario fare richiesta del ticket INPS.
f. La data fine domanda, di default 31/12/2020, viene successivamente aggiornata automaticamente.

SECONDE 9 SETTIMANE d.l. 104/2020 – d.l. 157/2020

Relativamente alle domande di cui alle seconde 9 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID con fatturato, tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9/11/2020.
b. La durata della sospensione è di 9 settimane, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle prime 9 settimane.
c. Devono essere state autorizzate le prime 9 settimane previste dal 13 luglio in poi.
d. Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato per le prime 9 settimane (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
e. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo (ad eccezione delle domande con decorrenza luglio, agosto, settembre, ottobre 2020 e fino al 15/11/2020).
f. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
g. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo (ad eccezione delle domande con decorrenza luglio, agosto, settembre, ottobre 2020 e fino al 15/11/2020).
h. Accettazione di una delle seguenti autodichiarazioni:
– Che l’azienda, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, nel raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019:
i. Non ha avuto riduzione del fatturato.
ii. Ha avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
iii. Ha avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%.
iv. Ha avuto una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%

Al fine di semplificare le procedure di presentazione delle nuove domande, il Sistema consentirà di iniziare dalla duplicazione dell’ultima domanda già presentata, permettendo le necessarie variazioni/integrazioni. Ovvero, presentando una nuova domanda, quest’ultima riporterà automaticamente i dati inseriti nella precedente.



6 SETTIMANE d.l. 137/2020 e d.l. 149/2020 – d.l. 157/2020

Relativamente alle domande di cui alle 6 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID19 RISTORI, tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 9 novembre 2020.
b. La durata minima della sospensione è di una settimana, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle 18 settimane (d.l. 104/2020) e comunque dal 16/11/2020 al 31/12/2020.
c. La durata massima della sospensione è di 6 settimane, nel periodo decorrente dalla data di esaurimento delle 18 settimane (d.l. 104/2020) e comunque dal 16/11/2020 al 31/12/2020. N.B. Eventuali settimane utilizzate dal 16/11, relativamente alle 18 settimane (periodo 12/07 – 31/12), saranno decurtate dalle 6 settimane disponibili per il Decreto Ristori. N.B. – Al fine di consentire la presentazione di domande COVID (LEGGE 178), le domande COVID RISTORI a cavallo tra dicembre e gennaio vengono chiuse d’ufficio impostando la data fine al 31/12/2020. Le domande COVID RISTORI già presentate per la competenza di gennaio 2021, vengono convertite d’ufficio in domande COVID (LEGGE 178). A partire dalla competenza di gennaio non possono più essere presentate domande COVID RISTORI.
d. Devono essere state autorizzate le 18 settimane previste dal d.l. 104/2020 (tranne che per i datori appartenenti ai settori interessati dal DPCM del 24.10.2020, che dispone la chiusura o limitazione delle attività economiche).
e. Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato nelle precedenti domande (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
f. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo (ad eccezione della domanda con decorrenza dal 16/11/2020 e in dicembre 2020).
g. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
h. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo successivo (ad eccezione della domanda con decorrenza dal 16/11/2020 e in dicembre 2020).
i. Accettazione di una delle seguenti autodichiarazioni:
j. Che l’azienda, ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445, nel raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019:
i. Non ha avuto riduzione del fatturato.
ii. Ha avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
iii. Ha avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%.
iv. Ha avuto una riduzione del fatturato pari o superiore al 20%
OPPURE
– Che l’azienda, ai sensi del comma 3 dell’art. 12 del d.l. 137/2020 k. È esente dal versamento del contributo addizionale.

Al fine di semplificare le procedure di presentazione delle nuove domande, il Sistema consentirà di iniziare dalla duplicazione dell’ultima domanda già presentata, permettendo le necessarie variazioni/integrazioni. Ovvero, presentando una nuova domanda, quest’ultima riporterà automaticamente i dati inseriti nella precedente.



SETTIMANE legge di bilancio 178/2020

Relativamente alle domande di cui alle 12 settimane, i datori di lavoro possono presentare una nuova domanda causale COVID19 (LEGGE 178), tenendo in considerazione quanto segue:
a. Deve trattarsi di lavoratori in forza al 4 gennaio 2021.


b. La durata minima della sospensione è di una settimana.
c. La durata massima della sospensione è di 12 settimane, nel periodo 01/01/2021 – 30/06/2021.
d. Mantenimento dello stesso accordo sindacale allegato nelle precedenti domande (da allegare anche nella nuova domanda in fase di presentazione della stessa).
e. La rendicontazione delle assenze deve avvenire entro il 30 del mese successivo.
f. È necessario fare richiesta di nuovo ticket INPS.
g. Presentazione domanda entro il 30 del mese successivo.
h. Al fine di consentire la presentazione di domande COVID (LEGGE 178), le domande COVID RISTORI a cavallo tra dicembre e gennaio vengono chiuse d’ufficio impostando la data fine al 31/12/2020.
i. Le domande COVID RISTORI già presentate per la competenza di gennaio 2021, vengono convertite d’ufficio in domande COVID (LEGGE 178).
j. A partire dalla competenza di gennaio non possono più essere presentate domande COVID RISTORI.



Al fine di semplificare le procedure di presentazione delle nuove domande, il Sistema consentirà di iniziare dalla duplicazione dell’ultima domanda già presentata, permettendo le necessarie variazioni/integrazioni. Ovvero, presentando una nuova domanda, quest’ultima riporterà automaticamente i dati inseriti nella precedente.

Indennità COVID-19: gestione delle istruttorie relative agli eventuali riesami


Gli articoli 15 e 15-bis del DL 28 ottobre 2020, n. 137, cd. decreto Ristori, prevedono la concessione di una indennità onnicomprensiva in favore di alcune categorie di lavoratori.Per consentire un’istruttoria centralizzata mediante controlli automatici sui requisiti e sulle incompatibilità e incumulabilità normativamente previste, è stata realizzata una procedura i cui esiti sono consultabili nella sezione del sito INPS denominata “Covid-19: tutti i servizi”, servizio “Indennità 600/1000 euro”, alla voce “Esiti”, accedendo con proprie credenziali. A seguito del completamento della prima fase di gestione centralizzata delle domande, con il messaggio n. 734/2021, l’INPS fornisce le istruzioni per la gestione delle istruttorie relative agli eventuali riesami presentati dai richiedenti.


Gli articoli 15 e 15-bis del decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 prevedono, rispettivamente, la concessione di un’indennità onnicomprensiva-bis e un’indennità onnicomprensiva-ter, pari a 1.000 euro ciascuna, in favore delle seguenti categorie:
– lavoratori stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori in somministrazione dei settori del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali;
– lavoratori intermittenti;
– lavoratori autonomi occasionali;
– lavoratori incaricati alle vendite a domicilio;
– lavoratori dello spettacolo;
– lavoratori a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali.
Con le circolari n. 137 e n. 146/2020 sono state fornite le istruzioni amministrative relative alle suddette indennità.
Si precisa che, in attuazione della previsione di cui all’articolo 15, co. 1, del decreto Ristori, tutti i lavoratori appartenenti alle categorie sopra elencate, che hanno già fruito dell’indennità onnicomprensiva di cui all’articolo 9 del DL 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla L. 13 ottobre 2020, n. 126, non hanno dovuto presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità onnicomprensiva-bis di cui all’articolo 15 citato, ma la relativa indennità è stata erogata dall’INPS secondo le modalità già indicate dagli stessi e con cui è stato effettuato il pagamento dell’indennità onnicomprensiva di cui al predetto articolo 9. Inoltre, ai sensi dell’articolo 15-bis, co. 1, del decreto Ristori, tutti i lavoratori appartenenti alle categorie sopra elencate, che hanno già beneficiato della proroga di cui al co. 1 dell’articolo 15 del DL n. 137/2020, non hanno dovuto presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità onnicomprensiva-ter di cui all’articolo 15- bis citato, ma la relativa indennità è stata erogata dall’INPS secondo le modalità già indicate dagli stessi e con cui è stato effettuato il pagamento delle indennità precedenti.


Gestione richieste riesame delle domande respinte
Il termine, da considerarsi non perentorio, per proporre riesame è di 20 giorni, decorrenti dalla data di pubblicazione del messaggio in commento (ovvero dalla data di notifica della reiezione, se successiva), per consentire l’eventuale supplemento di istruttoria, trascorso il quale, qualora l’interessato non abbia prodotto utile documentazione, la domanda deve intendersi respinta.
L’utente può inviare la documentazione attraverso il link “Esiti” nella stessa sezione del sito INPS in cui è stata presentata la domanda “Indennità 600/1000 euro”, per il tramite dell’apposita funzionalità. Altra modalità di invio della documentazione alla Struttura territoriale di competenza è la casella di posta istituzionale dedicata, denominata riesamebonus600.nomesede@inps.it, istituita per ogni Struttura territoriale INPS.
Considerata la gestione amministrativa automatizzata e centralizzata della procedura di istruttoria delle domande, in allegato al messaggio in commento, è consultabile il dettaglio delle motivazioni di reiezione dell’indennità prevista e la documentazione richiesta al cittadino qualora intenda chiedere il riesame dell’esito di reiezione.


Indirizzi amministrativi sui riesami
Considerati i provvedimenti addottati dall’Istituto in materia di indennità onnicomprensiva-bis di cui all’articolo 15 del DL n. 137/2020, l’assicurato può proporre un’istanza di riesame, che permetta di verificare le risultanze dei controlli automatici e il rispetto dei requisiti di appartenenza a ciascuna categoria così come delineati nella circolare n. 137/2020. Con particolare riferimento alla verifica della titolarità di rapporto di lavoro dipendente per i lavoratori stagionali, somministrati e a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, nonché alla verifica della titolarità di contratto autonomo occasionale in essere per i lavoratori autonomi occasionali, a causa della formulazione della norma, il requisito dell’assenza di titolarità di un rapporto di lavoro deve essere verificato al 30 ottobre 2020 anziché al 29 ottobre 2020.
Inoltre, si precisa che, per l’erogazione dell’indennità in favore dei lavoratori dello spettacolo, non è prevista alcuna verifica in merito alla titolarità di un rapporto di lavoro, indipendentemente dalla sua natura.
In materia di indennità onnicomprensiva-ter di cui all’articolo 15-bis del decreto-legge n. 137/2020 e di rispetto dei relativi requisiti di appartenenza a ciascuna categoria, così come delineati nella circolare n. 146/2020, l’Inps ricorda con particolare riferimento alla verifica della titolarità di rapporto di lavoro dipendente per i lavoratori stagionali, somministrati e a tempo determinato dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, e per i lavoratori dello spettacolo, nonché alla verifica della titolarità di contratto autonomo occasionale in essere per i lavoratori autonomi occasionali, a causa della formulazione della norma, che il requisito dell’assenza di titolarità di un rapporto di lavoro deve essere verificato al 1° dicembre 2020 anziché al 30 novembre 2020.
Inoltre, si precisa che per i lavoratori dello spettacolo il rapporto di lavoro oggetto di verifica deve essere esclusivamente quello a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente, secondo quanto previsto dall’articolo 15-bis del DL n. 137/2020.


Precisazioni per lavoratori dello spettacolo
In relazione alle domande di indennità COVID-19 presentate per la categoria dei lavoratori dello spettacolo si forniscono le seguenti precisazioni in merito alla gestione dei relativi riesami:
– per le domande di indennità previste dai decreti-legge n. 18/2020, n. 34/2020 e n. 104/2020 veniva inizialmente verificata l’assenza di rapporto di lavoro dipendente, sia a tempo determinato che a tempo indeterminato. A seguito della precisazione fornita dall’articolo 15-bis del decreto-legge n. 137/2020, il requisito dell’assenza di rapporto di lavoro si riferisce esclusivamente ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, diversi dal contratto intermittente, senza corresponsione dell’indennità di disponibilità: tutte le altre tipologie lavorative sono compatibili con l’indennità;


– per le domande previste dal decreto-legge n. 34/2020 e dal decreto-legge n. 104/2020 la non titolarità di un rapporto di lavoro dipendente, come sopra specificata, a differenza di quanto indicato nella circolare n. 125/2020, a seguito di successive precisazioni fornite dal Ministero del Lavoro, viene verificata al 19 maggio 2020, in linea con quanto previsto dal comma 11 dell’articolo 84 del decreto-legge n. 34/2020.

Esonero per le aziende che non ricorrono all’integrazione salariale alternativo alla Decontribuzione Sud


L’esonero contributivo per le aziende che non richiedano i nuovi trattamenti di integrazione salariale, per il periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 marzo 2021 per i trattamenti di CIGO, ed il 30 giugno 2021 per i trattamenti di ASO e di CIGD, preclude l’applicazione della c.d. Decontribuzione Sud per tutto il periodo di fruizione della misura (Inps, circolare 19 febbraio 2021, n. 30)


In favore dei datori di lavoro del settore privato, con esclusione di quello agricolo, anche non imprenditori, che non richiedano trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga (art. 1, co. 300, L. n. 178/2020), è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico (art. 3, D.L. n. 104/2020), per un ulteriore periodo massimo di 8 settimane, fruibili entro il 31 marzo 2021. I nuovi trattamenti di integrazione salariale, dunque, spettanti ai datori di lavoro per una durata massima di 12 settimane, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 31 marzo 2021, per la CIGO, e nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2021, per i trattamenti di ASO e di CIGD, si pongono in regime di alternatività con l’esonero contributivo, quantomeno in riferimento alla medesima unità produttiva. Difatti, l’accesso a tali trattamenti di integrazione salariale comporta l’impossibilità, nella medesima unità produttiva, di accedere all’esonero. Al contrario, non è preclusa la possibilità di presentare domanda, in concomitanza o contestualmente alla richiesta dell’agevolazione contributiva in questione, per ammortizzatori sociali ordinari, con causali diverse da quella COVID-19. Ai fini poi del riconoscimento dell’esonero, i datori di lavoro devono aver fruito, almeno parzialmente, dei trattamenti di integrazione salariale con causale COVID-19 nei mesi di maggio e/o giugno 2020. Nello specifico, l’esonero può essere legittimamente fruito per le medesime matricole Inps per le quali, nelle suddette mensilità, siano state fruite, anche parzialmente, le specifiche tutele di integrazione salariale. Di contro, è irrilevante la circostanza che i lavoratori in forza nei mesi di effettiva fruizione dell’esonero non siano i medesimi lavoratori in forza durante la fruizione dei trattamenti di integrazione salariale nei mesi di maggio e/o giugno 2020. Ed ancora, in considerazione della circostanza che il diritto alla fruizione dell’esonero si cristallizza in capo al datore di lavoro che ha fruito dei trattamenti, nelle ipotesi di cessione di ramo di azienda, l’esonero può essere fruito dal solo datore di lavoro cedente e solo con riferimento ai lavoratori risultanti ancora alle sue dipendenze dopo la cessione. In caso di fusione, invece, sia per unione che per incorporazione, l’esonero può essere fruito dalla società risultante dal processo di unione/incorporazione, in virtù del fatto che l’azienda attua, con tale operazione, un percorso di unione. Infine, il beneficio contributivo può essere riconosciuto anche al datore di lavoro che rinunci alla spendita dell’ulteriore residuo di esonero ex art. 12, co. 14, del D.L. n. 137/2020, e non intenda avvalersi dei nuovi trattamenti di integrazione salariale.
L’ammontare dell’esonero è pari alla contribuzione datoriale piena, al lordo di eventuali agevolazioni contributive spettanti nelle mensilità in questione, non versata, per il numero delle ore di integrazione salariale fruite nei mesi di maggio e/o giugno 2020, considerando sia quelle fruite mediante conguaglio che quelle fruite mediante pagamento diretto. Altresì, la retribuzione persa nei mesi di maggio e/o giugno 2020, da utilizzare come base di calcolo per la misura dell’esonero, deve essere maggiorata dei ratei delle mensilità aggiuntive. L’importo dell’esonero così calcolato deve essere riparametrato e applicato su base mensile per un periodo massimo di 8 settimane e non può superare l’ammontare dei contributi dovuti per ogni singolo mese di fruizione dell’agevolazione. Tale importo può essere fruito, in ogni caso, fino al 31 marzo 2021. Nell’ipotesi in cui l’azienda interessata all’esonero abbia alle proprie dipendenze apprendisti, conseguentemente, occorre far riferimento alla aliquota propria per tale tipologia di lavoratori.
Non sono oggetto di esonero le seguenti contribuzioni:
– i premi e i contributi dovuti all’INAIL;
– il contributo, ove dovuto, al Fondo di Tesoreria (art. 1, co. 755, L. n. 296/2006);
– il contributo, ove dovuto, al FIS e ai Fondi di solidarietà bilaterale, anche alternativi (artt. 26, 27, 28 e 29, D.Lgs. n. 148/2015), nonché ai Fondi di solidarietà territoriali intersettoriali della Provincia autonoma di Trento e di Bolzano-Alto Adige (art. 40, D.Lgs. n. 148/2015), nonché al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale (D.M. n. 95269/2016);
– il contributo previsto, in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, o comunque destinabile, al finanziamento dei Fondi interprofessionali per la formazione continua (art. 25, co. 4, L. n. 845/1978);
– le contribuzioni che non hanno natura previdenziale e quelle concepite allo scopo di apportare elementi di solidarietà alle gestioni previdenziali di riferimento (Inps, circolare n. 40/2018).
Il diritto alla legittima fruizione dell’esonero contributivo è poi subordinato al possesso della regolarità contributiva (DURC), all’assenza di violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro, al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali, nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, sottoscritti dalle Organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (art. 1, co. 1175, L. n. 296/2006).
Altresì, anche ai fini della legittima fruizione dell’esonero, il datore di lavoro deve attenersi al divieto di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo oggettivo previsto fino al 31 marzo 2021, fatte salve le ipotesi di:
– personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, e riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto;
– licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività;
– licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso;
– accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.
Il divieto di licenziamento, dunque, opera non solo durante il periodo di fruizione dell’esonero, ma in ogni caso fino al 31 marzo 2021. Al riguardo, peraltro, la valutazione del rispetto di tale condizione va effettuata sull’intera matricola aziendale e la violazione del divieto comporta la revoca dell’esonero con efficacia retroattiva.
Configurandosi poi come aiuto di Stato, l’agevolazione è concessa nei limiti ed alle condizioni previste dalla Comunicazione della Commissione europea, recante un “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” (c.d. Temporary Framework):
– aiuti di importo non superiore a 1.800.000 euro per impresa, al lordo di qualsiasi imposta o altro onere;
– aiuti concessi a imprese non già in difficoltà al 31 dicembre 2019 (art. 2, punto 18, Regolamento UE n. 651/2014) ovvero concessi a microimprese o piccole imprese già in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché non soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non destinatarie di aiuti per il salvataggio o per la ristrutturazione;
– aiuti concessi entro il 31 dicembre 2021;
– soggetti non beneficiari di agevolazioni di cui è obbligatorio il recupero in esecuzione di una decisione della Commissione europea e che non sono stati restituiti (c.d. clausola Deggendorf).
L’esonero è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta e a condizione che per gli altri esoneri di cui si intenda fruire non sia espressamente previsto un divieto di cumulo con altri regimi. Ad esempio, l’esonero in trattazione non risulta cumulabile con l’incentivo strutturale all’occupazione giovanile (art. 1, co. 100, L. n. 205/2017). Quanto alla sequenza secondo cui debba operarsi la cumulabilità tra gli esoneri, ove consentita, la stessa deve avvenire in ragione delle norme approvate, in ordine temporale, sul presupposto che l’ultimo esonero introdotto nell’ordinamento si cumula con i precedenti sulla contribuzione residua “dovuta”.
In riferimento alle agevolazioni astrattamente applicabili che siano state introdotte contemporaneamente nell’ordinamento (a titolo esemplificativo, la c.d. Decontribuzione Sud per il 2021), l’applicazione dell’esonero contributivo per i datori di lavoro che rinuncino ai trattamenti di integrazione salariale, in virtù dell’entità dello stesso, preclude l’applicazione della agevolazione (ad esempio la c.d. Decontribuzione Sud) per tutto il periodo di fruizione della misura. Al termine della fruizione dell’esonero, il datore di lavoro interessato, che sia in possesso dei requisiti legittimanti, può accedere, per il periodo di spettanza, alla diversa agevolazione (ad esempio, la c.d. Decontribuzione Sud).


Prorogata l’iscrizione gratuita dei familiari al Fondo SANI.IN.VENETO

Prorogata la campagna di iscrizione gratuita dei familiari al Fondo Sani in Veneto per i lavoratori dipendenti delle imprese artigiane del Veneto legata all’emergenza COVID19

Il Fondo ha prorogata per tre mesi la copertura gratuita di #maicosìvicini per la pandemia.
Nei primi mesi del 2020, per fronteggiare le conseguenze del lockdown, SANI.IN.VENETO aveva dato a dipendenti e titolari d’azienda in difficoltà la possibilità di iscrivere gratuitamente i propri familiari alle tutele SANI IN FAMIGLIA e SANI IN AZIENDA.
Il Consiglio di Amministrazione del Fondo, riunitosi il 1° febbraio scorso, ha deciso che per tutte le attivazioni gratuite, che decorrevano dal 01/02/2020 al 31/01/2021, la copertura verrà estesa in automatico per altri 3 mesi, cioè fino al 30/04/2021.
Per chi avesse già provveduto a pagare la quota di rinnovo, la decorrenza dell’annualità verrà naturalmente posticipata di 3 mesi, ovvero valevole dal 01/05/2021