Bonus locazione immobili ad uso non abitativo: nuovo modello


15 Febb 2021 Tenuto conto dell’estensione fino al 30 aprile 2021 del credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda sono stati approvati il nuovo modello di comunicazione della cessione dei crediti e le relative istruzioni (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 12 febbraio 2021, n. 43058).

Il 1° luglio 2020 sono state definite le modalità di comunicazione delle cessioni dei crediti d’imposta per:
– botteghe e negozi, di cui al Decreto Cura Italia (art. 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18);
– canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda di cui al Decreto Rilancio (art. 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34).
La comunicazione dell’avvenuta cessione dei suddetti crediti d’imposta è inviata dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2021, direttamente dai soggetti cedenti che hanno maturato i crediti stessi, utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate, a pena d’inammissibilità.
La legge di bilancio 2021, ha ulteriormente esteso il presente credito, per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator, fino al 30 aprile 2021.
Tanto premesso, per consentire la comunicazione della cessione dei crediti di cui trattasi anche con riferimento ai mesi fino ad aprile 2021, con il provvedimento in oggetto sono stati approvati il nuovo modello di comunicazione e le relative istruzioni, in sostituzione del modello e delle istruzioni precedenti.

Notifica a mezzo pec copia cartella di pagamento in formato pdf

In caso di notifica a mezzo PEC, la copia su supporto informatico (in formato “.pdf”) della cartella di pagamento, in origine cartacea, non deve necessariamente essere sottoscritta con firma digitale (Corte di Cassazione – Ordinanza 03 febbraio 2021, n. 2366).

La controversia riguarda l’impugnazione, per vizio di notifica, di una cartella di pagamento consegnata dall’agente di riscossione tramite pec all’indirizzo di posta elettronica certificata del contribuente, in copia su supporto informatico (*.pdf) dell’originale cartaceo priva di firma digitale.
I giudici tributari hanno respinto il ricorso, ritenendo non rilevante la mancata apposizione della firma digitale sulla copia informatica dell’originale cartaceo della cartella di pagamento, valorizzando al contrario la circostanza che la PEC di notifica attestasse: la regolare ricevuta e consegna dell’atto all’indirizzo PEC del contribuente; la provenienza del messaggio elettronico e dei relativi contenuti in formato “.pdf” dall’Agente di Riscossione.

La Corte di Cassazione, su ricorso del contribuente, ha confermato la decisione dei giudici tributari.


Riguardo alla validità della notifica delle cartelle di pagamento, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che in caso di notifica a mezzo PEC, la copia su supporto informatico della cartella di pagamento, in origine cartacea, non deve necessariamente essere sottoscritta con firma digitale, in assenza di prescrizioni normative di segno diverso.
Inoltre, la natura sostanziale e non processuale della cartella di pagamento, non osta all’applicazione di istituti appartenenti al diritto processuale, soprattutto quando vi sia un espresso richiamo di questi nella disciplina tributaria.
In particolare, le disposizioni relative alla notificazione della cartella di pagamento (art. 26, co. 5, del DPR n. 602 del 1973) stabiliscono che la notifica può essere eseguita a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo del destinatario risultante dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC), applicando la disciplina in materia di notificazione dell’avviso dì accertamento (art. 60 del DPR n. 600 del 1973), che, a sua volta, rinvia alle norme sulle notificazioni nel processo civile.
Ne consegue, in caso di irritualità della notificazione della cartella di pagamento, in ragione della avvenuta trasmissione di un file con estensione “pdf” anziché “.p7m”, che trova applicazione l’istituto della sanatoria del vizio dell’atto per raggiungimento dello scopo previsto dal diritto processuale (art. 156 c.p.c.: la nullità non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato).
In altri termini, la tempestiva proposizione del ricorso del contribuente avverso la cartella di pagamento presuppone che ne abbia conosciuto il contenuto, producendo l’effetto di sanare “ex tunc” la nullità della relativa notificazione, per raggiungimento dello scopo dell’atto, pur non determinando il venire meno della decadenza, eventualmente verificatasi “medio tempore”, del potere sostanziale di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria.

Iva agevolata: via libera per le barelle ma nulla da fare per gli strumenti radiologici


Nel regime agevolato Iva, previsto dall’articolo 124 del Decreto Rilancio rientrano le barelle utilizzate per trasportare pazienti Covid in quanto considerate quali carrelli per emergenza. Escluse invece le apparecchiature radiologiche per esami diagnostici, in quanto non associate ad alcuna delle voci doganali ammesse all’agevolazione (Agenzia Entrate – risposte 11 febbraio 2021, nn. 99 e 100).

Il Decreto Rilancio ha previsto un elenco di beni necessari per il contenimento dell’emergenza Covid-19 ai quali si applica un regime Iva agevolato con aliquota del 5% e per le cessioni effettuate entro il 31 dicembre 2020 la totale esenzione dall’Iva.


Barelle


Con specifico riferimento alla voce carrelli per emergenza l’Agenzia delle Dogane ha associato il codice TARIC ex 8713 9000 (Carrozzelle ed altri veicoli per invalidi, anche con motore o altro meccanismo di propulsione) ed ex 9402 9000 (Mobili per la medicina,la chirurgia, l’odontoiatria o la veterinaria) e il documento “Nota ai direttori generali degli stati membri e alle amministrazioni fiscali e doganali del Regno unito” della Commissione Europea, tradotta dall’Agenzia delle dogane e monopoli (Rif. Ares(2020)1923616-03/04/2020),citato anche dall’Istante, specifica che la voce “Carrelli di emergenza” comprende, più specificatamente, le “Barelle con e senza rotelle per lo spostamento dei pazienti all’interno di ospedali e cliniche”.
Detto questo, possono rientrare del trattamento Iva agevolato anche le barelle biocontenitive, in quanto rientranti tra i “Carrelli per l’emergenza, perché trattasi di attrezzature idonee al trasporto dei pazienti affetti da Coronavirus, utili ad evitare possibili rischi infettivi durante gli spostamenti intra ed extraospedalieri.


Strumenti radiologici


Non sono invece inclusi tra la “strumentazione per diagnostica per COVID-19” gli strumenti radiologici e pertanto non possono usufruire del regime Iva agevolato.


Legge di bilancio 2021: chiarimenti sulle modifiche alla “Nuova Sabatini”


Indicazioni e chiarimenti in merito alle modalità di applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 1, commi 95-96, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, recante modifiche alla misura “Nuova Sabatini” (Ministero dello Sviluppo Economico – Circolare 10 febbraio 2021, n. 434).

L’articolo 1, comma 95, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, ha modificato la disciplina relativa alla misura agevolativa di cui all’articolo 2 del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e successive modifiche e integrazioni (cosiddetta “Nuova Sabatini”), prevedendo che l’erogazione del contributo sia effettuata dal Ministero in un’unica soluzione per tutte le domande presentate dalle imprese alle banche e agli intermediari finanziari a partire dal 1° gennaio 2021 (data di entrata in vigore della citata legge 30 dicembre 2020, n. 178), fermo restando il rispetto dei limiti dell’effettiva disponibilità di cassa.
In particolare, per effetto della novella normativa, il comma 4 del citato articolo 2 del decreto-legge n. 69 del 2013, così recita: “L’erogazione del predetto contributo è effettuata, sulla base delle dichiarazioni prodotte dalle imprese in merito alla realizzazione dell’investimento, in un’unica soluzione, secondo le modalità determinate con il medesimo decreto.”.
L’articolo 1, comma 96, della citata legge 30 dicembre 2020, n. 178, dispone, inoltre, che, per le finalità di cui al precedente comma 95, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 8, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, è integrata di 370 milioni di euro per l’anno 2021.
Rimane, altresì, confermata l’erogazione del contributo in un’unica soluzione anche per le domande presentate dalle imprese alle banche e agli intermediari finanziari a decorrere:
– dal 1° maggio 2019 e fino al 16 luglio 2020, qualora presentino un finanziamento deliberato di importo non superiore a 100 mila euro, come già disposto dall’articolo 20, comma 1, lettera b), del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giugno 2019, n. 58;
– dal 17 luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020, qualora presentino un finanziamento deliberato di importo non superiore a 200 mila euro, come già disposto dell’articolo 39, comma 1, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120.
Con riferimento alle domande trasmesse dalle imprese alle banche e agli intermediari finanziari in data antecedente al 1° gennaio 2021, che non presentano i citati requisiti di cui all’articolo 20, comma 1, lettera b), del decreto-legge del 30 aprile 2019, n. 34, o quelli di cui all’articolo 39, comma 1, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, il contributo continua ad essere erogato in quote annuali, secondo il piano temporale, riportato nel provvedimento di concessione, che si esaurisce entro il sesto anno dalla data di ultimazione dell’investimento, in funzione anche delle risorse di bilancio annualmente disponibili in base alle autorizzazioni di spesa disposte sulla misura.


Contributi a fondo perduto: “Cura Italia” e “Ristori” non sono incompatibili


Il contribuente può accedere alle agevolazioni previste dal “DL Ristori” in favore di coloro che hanno subito perdite economiche a causa del perdurare degli effetti negativi della pandemia, pur avendo già beneficiato del contributo introdotto dal “DL Cura Italia” (Agenzia Entrate – risposta 11 febbraio 2021, n. 104).

Il DL Cura Italia ha introdotto le prime misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. In particolare ha previsto una indennità per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro ai liberi professionisti titolari di partita IVA attiva alla data del 23 febbraio 2020 e ai lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.


Con il successivo DL Ristori il legislatore ha introdotto un ulteriore contributo a fondo perduto sempre allo scopo di compensare i gravi effetti economici e finanziari subìti da determinate categorie di operatori economici in conseguenza della pandemia da COVID-19. Il DL Ristori rappresenta un’ulteriore beneficio di natura monetaria previsto dal legislatore in conseguenza del perdurare della situazione di difficoltà in favore dei soggetti maggiormente colpiti dall’emergenza daCOVID-19, spettante al ricorrere dei nuovi requisiti previsti e non prevede alcun divieto di cumulo.


Pertanto, relativamente al caso di specie, il professionista può beneficiare del contributo del DL Ristori pur avendo già beneficiato di quello previsto dal DL Cura Italia.


Bonus negozi: credito d’imposta non pregiudicato dall’attività secondaria


L’eventuale svolgimento di attività commerciale in maniera non prevalente rispetto a quella istituzionale, non pregiudica la fruizione del credito d’imposta di cui al comma 3- bis dell’art. 28, D.L. n. 34/2020, nel momento in cui, dai dati di bilancio emerge che specificatamente dalle attività di commercio al dettaglio siano derivati nel periodo d’imposta 2019 ricavi superiori a 5 milioni di euro (Agenzia Entrate – risposta 11 febbraio 2021, n. 102).

Il Decreto Rilancio al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha previsto ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019, un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.


Per quanto concerne l’ambito soggettivo di applicazione dell’agevolazione, sono individuati come beneficiari del “credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda” i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019.


In sede di conversione del Decreto Rilancio, è stato ulteriormente riconosciuto il credito d’imposta, rispettivamente nella misura del 20% e del 10%, alle imprese esercenti attività di commercio al dettaglio, con ricavi o compensi superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta 2019.


Detto questo, relativamente al caso di specie, l’eventuale svolgimento di attività commerciale in maniera non prevalente rispetto a quella istituzionale, non pregiudica la fruizione del credito d’imposta, nel momento in cui, dai dati di bilancio emerge che specificatamente dalle attività di commercio al dettaglio siano derivati nel periodo d’imposta 2019 ricavi superiori a 5 milioni di euro.


Pertanto la società può beneficiare dell’agevolazione nella misura del 20% dell’importo mensile del canone relativo ai mesi di marzo, aprile, maggio e giugno del 2020, versato nel periodo d’imposta 2020 per la locazione dei locali in cui vengono svolte in via esclusiva attività di commercio al dettaglio.


Resta fermo che la società istante non potrà usufruire del credito d’imposta con riferimento ai canoni versati per la locazione e la subconcessione degli immobili in cui sono svolte esclusivamente attività diverse da quelle di commercio al dettaglio.

Meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di comunicazione


Il Fisco ha fornito i primi chiarimenti in tema di meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di comunicazione (decreto legislativo del 30 luglio 2020, n. 100 – recepimento Direttiva “DAC 6”) (AGENZIA DELLE ENTRATE – Circolare 10 febbraio 2021, n. 2)

Di recente, sono stati avviati a livello internazionale specifici progetti, nell’ambito dello scambio automatico di informazioni, volti a stabilire obblighi di comunicazione dei cosiddetti “meccanismi transfrontalieri”, ossia schemi di pianificazione fiscale aggressiva, che comprendono anche meccanismi finalizzati a compromettere il funzionamento dello scambio automatico di informazioni sui conti finanziari (Common Reporting Standard – CRS) o l’identificazione delle persone fisiche titolari effettive di asset e redditi schermati da strutture opache.
Ulteriore finalità perseguita da tali progetti è quella della “deterrenza”, poiché l’obbligo di comunicazione, nonché le conseguenze derivanti dalla violazione dello stesso, scoraggia i partecipanti dall’elaborare, proporre ed attuare schemi, accordi o progetti soggetti a tale obbligo.
Nell’ambito di queste iniziative, occorre evidenziare quelle realizzate in seno all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), sia nell’ambito del progetto OCSE/G20 “Base Erosion and Profit Shifting” (BEPS), sia nell’ambito dello scambio automatico di informazioni a livello di Global Forum on Transparency and Exchange of information.
Ci si riferisce in particolare:
– all’azione 12 del progetto “Base Erosion and Profit Shifting” (BEPS) denominata “Mandatory Disclosure Rules” – (di seguito “Report MDRs azione 12”);
– alle “Model Mandatory Disclosure Rules for CRS Avoidance Arrangements and Opaque Offshore Structures” (di seguito “Report MDRs”).
In particolare il “Report MDRs azione 12” contiene raccomandazioni per gli Stati volte all’introduzione di regimi di comunicazione obbligatoria da parte degli operatori (intermediari e contribuenti), e relativo scambio tra le rispettive autorità fiscali, di informazioni sui meccanismi di pianificazione fiscale aggressiva, con particolare riguardo alle imposte oggetto del progetto BEPS. Tra le finalità di dette misure vi è quella di permettere alle Amministrazioni fiscali di disporre di informazioni tempestive, complete e pertinenti sui possibili rischi fiscali connessi alle strategie che i contribuenti intendono adottare.
Del pari, il Report MDRs disegna un analogo sistema di raccolta e scambio di informazioni relativamente a schemi idonei a rendere inefficace il funzionamento del CRS o volti a fornire ai titolari effettivi “schermi” attraverso strutture non trasparenti.
Le suddette raccomandazioni OCSE sono state recepite in ambito europeo con la Direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018 (Direttiva DAC 6), recante la modifica della Direttiva 2011/16/UE per quanto concerne lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica.
Peraltro, la citata Direttiva suggerisce che gli Stati Membri possano avvalersi del Report MDRs per l’interpretazione della medesima. Nel dare attuazione alle parti della presente direttiva che disciplinano i meccanismi di elusione del CRS e i meccanismi che coinvolgono persone giuridiche o istituti giuridici o ogni altra struttura analoga, gli Stati membri potrebbero avvalersi dei lavori dell’OCSE e, più specificamente, dei suoi modelli di norme sulla comunicazione obbligatoria di informazioni per far fronte ai meccanismi di elusione del CRS e alle strutture offshore opache, e dei relativi commenti, quale fonte illustrativa o interpretativa, al fine di assicurare un’applicazione coerente in tutti gli Stati membri, nella misura in cui tali testi sono allineati alle disposizioni del diritto dell’Unione.
La Direttiva DAC 6, in particolare, introduce l’obbligo per gli Stati Membri di scambiare in maniera automatica le informazioni sui meccanismi transfrontalieri soggetti a notifica da parte degli intermediari e dei contribuenti che attuano il meccanismo. In pratica, tale scambio viene effettuato mediante la messa a disposizione delle informazioni in un registro centrale sicuro al quale hanno accesso tutti gli Stati membri.
Secondo la Direttiva, lo scambio automatico di informazioni ha luogo entro un mese a decorrere dalla fine del trimestre in cui le informazioni sono state comunicate all’Amministrazione. Il primo scambio automatico, per effetto dell’opzione esercitata dall’Italia ai sensi della Direttiva 2020/876/UE del Consiglio, per affrontare l’urgente necessità di rinvio dei suddetti termini, a causa della pandemia di Covid-19, è effettuato entro il 30 aprile 2021 e riguarda le informazioni relative ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica comunicati nel primo trimestre 2021, nonché quelli attuati tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2020 e comunicati entro il 30 gennaio 2021 e quelli la cui prima fase è stata attuata tra la data di entrata in vigore e la data di applicazione della Direttiva, cioè i meccanismi transfrontalieri attuati a decorrere dal 25 giugno 2018.
Nell’ordinamento è stata data attuazione alla Direttiva DAC 6 con il decreto legislativo del 30 luglio 2020, n. 100, cui ha fatto seguito il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 17 novembre 2020.
La fissazione delle modalità tecniche per la comunicazione delle informazioni sui meccanismi transfrontalieri da parte di intermediari e contribuenti è disciplinata dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate prot. n. 364425 del 26 novembre 2020.
Con la circolare in oggetto, si forniscono i primi chiarimenti in merito all’applicazione delle norme per la comunicazione delle informazioni relative ai meccanismi transfrontalieri soggetti all’obbligo di notifica, con particolare riguardo all’ambito di applicazione soggettivo e oggettivo delle disposizioni e dei criteri che rendono un meccanismo transfrontaliero soggetto all’obbligo di comunicazione da parte degli intermediari o dei contribuenti.
La presente circolare tiene conto dei contributi pervenuti in termini di proposte di modifiche e integrazioni a seguito della pubblica consultazione avviata in data 28 dicembre 2020 e conclusasi in data 15 gennaio 2021. Dai predetti contributi sono stati enucleati i principi indispensabili per elaborare la presente circolare, recante i primi chiarimenti in merito alla interpretazione delle disposizioni rilevanti. Con successivi documenti di prassi saranno forniti chiarimenti a quesiti specifici contenuti nei predetti contributi.
Si precisa che le esemplificazioni contenute nella presente circolare hanno a oggetto le modalità e le condizioni sottese agli obblighi di comunicazione, mentre l’appuramento di eventuali violazioni e le relative contestazioni dovranno fondarsi sull’analisi dei fatti e circostanze del singolo caso. Del pari, tali esemplificazioni non debbono essere intese in alcun modo come punto di riferimento per l’interpretazione delle rilevanti discipline impositive cui eventualmente viene fatto riferimento.
È necessario inoltre ricordare, in questo contesto, che la mancata reazione dell’Amministrazione finanziaria a fronte della comunicazione del meccanismo transfrontaliero da parte dell’intermediario o del contribuente non comporta l’accettazione della validità o del trattamento fiscale dello stesso. Coerentemente, si ritiene che la comunicazione di un meccanismo rilevante da parte di un intermediario o contribuente non costituisce di per sé ammissione di condotta elusiva o evasiva.

Volture catastali: nuova procedura informatica “Voltura 2.0 – Telematica”

L’Agenzia delle Entrate ha approvato nuove modalità per la predisposizione e la presentazione delle domande di volture catastali tramite la procedura informatica “Voltura 2.0 – Telematica” (Provvedimento 10 febbraio 2021, n. 40468)

Dal 10 febbraio 2021, le domande di volture catastali, contenenti immobili la cui competenza territoriale sia relativa a Uffici Provinciali – Territorio già adeguati al nuovo Sistema Integrato Territorio (SIT), presentate, attraverso il canale telematico, dagli iscritti a categorie professionali abilitate, dovranno essere predisposte tramite la nuova procedura informatica “Voltura 2.0 – Telematica”. Il software per la predisposizione e la presentazione delle domande è reso disponibile nell’ambiente informatico “Scrivania del Territorio” ed il suo uso è riservato agli iscritti alle categorie professionali abilitate alla presentazione telematica degli atti di aggiornamento catastale.


Le informazioni relative alla nuova piattaforma, le istruzioni necessarie per l’installazione e l’utilizzo del nuovo software per la compilazione e la trasmissione telematica delle domande di volture, nonché l’elenco aggiornato degli Uffici per cui è stata rilasciata la nuova piattaforma informatica SIT, sono riportate nella sezione dedicata all’aggiornamento dei dati catastali/voltura catastale del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.


Fino alla data di definitiva estensione a tutti gli Uffici Provinciali – Territorio dell’Agenzia delle nuove procedure informatiche, realizzate con architettura SIT, resta fermo l’utilizzo del software “Voltura 1.1”.


Le principali novità introdotte con il software “Voltura 2.0 – Telematica” sono descritte nell’allegato tecnico al provvedimento n. 40468/2021.


Il nuovo strumento semplifica le operazioni di dichiarazione e aggiornamento dei dati, grazie all’accesso controllato e all’utilizzo coerente delle pertinenti informazioni, contenute nelle banche dati dell’Agenzia delle Entrate.
L’ambiente informatico, in particolare, consente la predisposizione assistita e la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate degli atti di aggiornamento del catasto, utilizzando servizi interattivi che consentono l’interrogazione, in tempo reale, delle informazioni presenti nei database catastali e ipotecari, nonché in Anagrafe Tributaria, utili per la predisposizione del documento di aggiornamento, il controllo dei dati inseriti in fase di compilazione e la sua trasmissione telematica.
La finalità è quella di favorire il corretto aggiornamento delle banche dati catastali, tramite l’inserimento di informazioni attendibili, coerenti e verificate, nonché di promuovere la compliance.


Rispetto al software “Voltura 1.1”, il nuovo applicativo consente di compilare solo le volture con “Informazione ditta” corrispondente a “in sostituzione di”. Tale scelta è motivata dalla necessità di garantire, tramite il controllo sui soggetti “contro”, il corretto susseguirsi delle variazioni di intestazione catastale, garantendo la continuità storica delle mutazioni.
Utilizzando la modalità “in sostituzione di”, il sistema verifica sempre che:
– la somma delle quote e dei diritti degli intestatari “a favore”, rispettivamente, sia uguale, o corrispondente alla somma delle quote e dei diritti dei soggetti “contro”; in caso di esito negativo, viene segnalato l’errore ed è necessario effettuare la relativa correzione;
– la somma delle quote dei soggetti “a favore” non superi l’intero della piena proprietà.


Un analogo controllo è effettuato in caso si trasferisca un diritto e/o una quota parziali, rispetto a quanto posseduto in banca dati dal soggetto dante causa. La quadratura dei diritti è verificata sulla base dei seguenti criteri:
– piena proprietà = usufrutto + nuda proprietà;
– piena proprietà = enfiteusi + diritto del concedente;
– piena proprietà = proprietà per l’area + proprietà superficiaria;
– proprietà per l’area = nuda proprietà per l’area + usufrutto su proprietà per l’area;
– proprietà superficiaria = nuda proprietà superficiaria + usufrutto su proprietà superficiaria.


Alle tipologie di domande già presenti in “Voltura 1.1”, Afflusso, Pre-allineamento, Recupero da voltura automatica, si aggiunge Annotamento. Quest’ultima tipologia è utilizzabile quando l’effetto della domanda non è quello di trasferire la titolarità di un immobile da un soggetto a un altro, ma solo di perfezionare l’intestazione già presente nella banca dati catastale, in atti a seguito di regolare domanda di volture. In tal caso, la procedura prevede il pagamento della sola imposta di bollo.

Covid-19: Puglia in zona gialla


Il Ministero della Salute, con l’ordinanza del 09 febbraio 2021 ha disposto, con decorrenza 11 febbraio 2021, il passaggio della regione in Puglia in zona gialla.

In base alle Ordinanze del Ministro della salute del 29 gennaio 2021 e del 09 febbraio 2021 e con lo scadere della vigenza dell’ordinanza del 22 gennaio 2021, sono attualmente ricomprese:


– nell’area gialla: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Puglia, Sardegna, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto;


– nell’area arancione: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia, Umbria;


– nell’area rossa: nessuna Regione.

Patent box e deduzione forfettaria IRAP dall’IRES


Forniti chiarimenti sulle variazioni in diminuzione riferibili alle quote di reddito agevolabile spettanti a seguito di accordo di ruling da patent box, per gli anni di imposta 2015 e 2016 e sul criterio di imputazione della riduzione della deduzione forfettaria IRAP dall’IRES in caso di presentazione di dichiarazione integrativa IRAP “a favore” (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 10 febbraio 2021, n. 9/E).

Le variazioni in diminuzione riferibili alle quote di reddito agevolabile spettanti a seguito di accordo di ruling da patent box, per gli anni di imposta 2015 e 2016, possano essere indicate nelle dichiarazioni integrative, ai fini IRPEF/IRES e IRAP, relative al periodo d’imposta 2016, sempreché non sia stata presentata istanza di rimborso ai sensi dell’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Le variazioni in diminuzione sconteranno le aliquote IRPEF/IRES e IRAP vigenti per l’anno d’imposta 2016 (Circolare del 7 aprile 2016, n. 11).
Per ciò che concerne gli effetti derivanti dalla fruizione del beneficio da patent box sull’ammontare della deduzione forfettaria dell’IRAP ai fini dell’IRES, l’articolo 6, comma 1, del decreto legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, (di seguito anche “DL 185/2008”) stabilisce che “A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2008, è ammesso in deduzione ai sensi dell’articolo 99 del testo unico delle imposte sui redditi (…) un importo pari al 10 per cento dell’imposta regionale sulle attività produttive determinata ai sensi degli articoli 5, 5-bis, 6, 7 e 8 del decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446, forfettariamente riferita all’imposta dovuta sulla quota imponibile degli interessi passivi e oneri assimilati al netto degli interessi attivi e proventi assimilati”.
Nel caso di presentazione di dichiarazione integrativa IRAP a favore a seguito della sottoscrizione di un accordo di ruling da patent box, si determina in capo al contribuente l’obbligo di ridurre la deduzione forfettaria dell’IRAP ai fini dell’IRES, di cui ha eventualmente beneficiato ai sensi del citato articolo 6.
Il legislatore ha assunto il cd principio di cassa quale criterio cardine per determinare la quota di IRAP deducibile dalla base imponibile IRES. Tale conclusione è stata confermata dall’Amministrazione finanziaria in diversi documenti di prassi. Nello specifico, l’Agenzia delle entrate, nella circolare 16/E/2009 (e nello stesso senso si è espressa anche nella circolare 8/E/2013), ha affermato che “Con gli stessi criteri si potrà tener conto anche dell’IRAP versata nell’anno interessato dalla rideterminazione della base imponibile a fronte di versamenti effettuati a seguito di ravvedimento operoso, ovvero di iscrizione a ruolo di imposte dovute per effetto della riliquidazione della dichiarazione o di attività di accertamento.”
Al riguardo l’Agenzia è del parere che il principio di cassa richiamato dalle disposizioni legislative in materia di deduzione forfettaria dell’IRAP ai fini dell’IRES debba essere applicato anche nel caso in cui l’IRAP dovuta per un determinato anno di imposta venga poi rettificata “a favore”.
Ritiene corretto, in particolare, imputare la riduzione della citata deduzione forfettaria nel periodo d’imposta in cui il credito IRAP emerso in sede di dichiarazione integrativa “a favore” diviene utilizzabile.